Red Bricks Foundation Intervista Elminati
Cultura e Spettacolo
2 Novembre Nov 2018 1502 02 novembre 2018

I Red Bricks Foundation raccontano l'eliminazione da X Factor 2018

A tu per tu con il leader della band Lorenzo Sutto dopo l'uscita dal programma: «Esperienza fantastica, adesso abbiamo cinque volte il seguito di prima. Con Lodo vorremmo lavorare ancora».

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Lorenzo Sutto faceva il modello a Londra ma sognava i palchi, un futuro da rockstar. Passava sempre lungo la stessa strada, un edificio di mattoni rossi, gli stessi della ricostruzione inglese, gli stessi che vedevano i ventenni di cinquant'anni fa e vedendoli pensavano che non volevano sedersi nei posti già apparecchiati per loro, volevano scappare dal destino precotto, dai palazzi coi mattoni rossi pronti ad inghiottirli e la fuga migliore era verso uno strumento, era in una rockband. E divennero gli Who, gli Stones, i Beatles, i Kinks e cento altri. Oggi Lorenzo canta nella sua band, che ha chiamato proprio così, quei mattoni rossi evocativi e tetri. Perché i mattoni rossi ti restano dentro, velenosi e nutrienti, e anche loro, i Red Bricks Foundation sperano di restare dentro. Per adesso sono usciti da X Factor, ma il loro cammino deve ancora partire, comincia adesso: questo non è un capolinea, è solo la prima fermata, ed è già passata (leggi le pagelle della seconda serata dei Live).

DOMANDA. La prima domanda è uguale per tutti: quanto è traumatico uscire da X Factor?
RISPOSTA. Cosa? No, no assolutamente per niente, zero, è stata una esperienza fantastica e adesso abbiamo cinque volte il seguito di prima.

Non credete d'aver patito il paragone coi Maneskin, la fisicità del cantante, queste cose qui?
Non ce ne frega niente, non abbiamo niente in comune coi Maneskin salvo l'amicizia, ci conosciamo da tempo, ci vogliamo bene. La fisicità? Va beh, ma allora non canti più: tutti, praticamente, hanno sfruttato il fisico, fa parte del rock, no?

Sì ma tu sei troppo magro Lorenzo: mangia!
Ma io mangio, mangio tanto, è che brucio subito, sono fatto così.

Beato te. Può avervi penalizzato il brano scelto da Lodo? A molti, anche a chi vi parla, è sembrata una scelta demenziale...
No, no, anzi è stata una scelta fighissima, l'abbiamo fatta nostra. Uno dei valori aggiunti di X Factor è proprio questo portarti fuori dal seminato, questo costringerti a misurarti, a diventare versatile. Noi l'abbiamo capito e pensiamo di essere più forti oggi.

Con Asia avevate feeling, lei vi amava. Con Lodo poca strada, ma come è andata?
Appunto avendo legato con Asia, che è fantastica, temevamo il cambio: «Chissà se ingraniamo anche con lui...». Invece ci siamo trovati subito molto bene con Lodo, non era scontato. Al punto che vorremmo continuare a lavorare insieme.

Cosa prendete ad X Factor, e cosa gli lasciate?
Lasciamo la nostra insicurezza, lasciamo gli sforzi di chi vuole catalogarci; problema loro. prendiamo un bel ricordo rock, aver superato il timore di palchi enormi, di contesti enormi. Oltre all'esperienza umana, davvero stupenda, con tutti, ma proprio tutti.

Cambieranno i vostri programmi a questo punto?
Cambiare no: sapevamo dove vogliamo andare, e, se mai, oggi lo sappiamo di più perché abbiamo imparato qualcosa. Più di qualcosa.

Ecco, dove volete arrivare? Agnelli enfatizzava volto la matrice rock and roll, ma l'impressione era diversa, di un gruppo ancora da mettere a fuoco e comunque non dentro quel genere.
Perché noi non siamo una rock and roll band; neppure una british rock band. Qui siamo usciti col punk, ma non è tutto qui, facciamo anche cose italiane. Perché chiuderci in un cassetto?

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