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Cultura e Spettacolo
3 Novembre Nov 2018 1530 03 novembre 2018

I consigli di Zerbi e Maionchi per chi vuole realizzare i propri sogni

Amici da oltre 20 anni, hanno scritto insieme un libro sull'importanza di sbagliare per raggiungere i propri obiettivi. A L43 raccontano perché: «Ci piaceva l'idea di poter essere utili a qualcuno».

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Vincere non è importante, è l'unica cosa che conta. Lo diceva Giampiero Boniperti ed è diventato motto della Juventus, il club con più scudetti in Italia, e nel tempo ce ne siamo convinti un po' tutti. Vincere è l'unica cosa che conta, essere i numeri uno, perché il secondo è il primo degli sconfitti e poi giù a scalare. E invece non è così. Ci si può costruire una vita ricca di soddisfazioni ed essere felici anche se non si è dei numeri uno. Rudy Zerbi, giudice di Tú sí que vales, e Mara Maionchi, impegnata con i live di X Factor il giovedì alle 21:15, con il format di Billboard Italia in onda su Sky Uno e prossimamente al tavolo di Italia's Got Talent, l'hanno fatto. Hanno ottenuto successo nel loro mestiere pur ritenendosi loro stessi dei “somari”, e hanno deciso di raccontare le loro storie in un libro dal titolo Se non sbagli non sai che ti perdi. 13 consigli per chi non vuole smettere di sognare (Longanesi, 190 pagine, 16 euro). «Per anni ho rifiutato proposte per scrivere libri», racconta Rudy Zerbi a Lettera43.it, «perché non mi interessava fare qualcosa di autoreferenziale, poi ci hanno chiesto un libro non su di noi ma per gli altri e con Mara, con cui condividiamo 20 anni di amicizia e carriere simili, ci piaceva l'idea di poter essere utili a qualcuno».

«Lui è molto più giovane di me», aggiunge Mara Maionchi, «ha studiato più di me e ha fatto l'università, io avevo meno voglia di studiare, ho fatto medie e superiori e poi ho smesso, volevo solo lavorare. Però siamo finiti tutti e due nella discografia, poi tutti e due nello spettacolo. Questa cosa ci ha fatto ridere e abbiamo deciso di scrivere questo libro». A fare da sfondo a tutto il libro e ai consigli che vi si trovano è la teoria del somaro: «Nel mondo i fenomeni sono pochissimi», spiega Zerbi, «1 su 1000 come canta Gianni Morandi, fosse addirittura 1 su 1 milione. Tutti gli altri, noi, che non siamo fenomeni, dobbiamo rimboccarci le maniche e lavorare duro, come i somari. Somari di razza, magari, ma per realizzare un sogno bisogna lavorare e darsi da fare, a meno che tu non sia uno dei pochi eletti. Che poi lavorano duro anche loro, Cristiano Ronaldo mica si allena meno, anzi». Anche perché, come spiega Mara Maionchi, «i cavalli di razza se fanno fatica possono ottenere risultati migliori, ma se non la fanno non vanno da nessuna parte. Il duro lavoro batte il talento se il talento non lavora duro. Il lavoro pianifica le idee, fa correggere gli errori. Lavorare tanto ti fa trovare anche qualcosa che non avevi pensato di trovare. Aiuta a capire meglio se stessi».

CREDERE NEI PROPRI SOGNI, MA ACCETTARE ANCHE STRADE ALTERNATIVE

Si parla di sogni, nel libro, di come seguirli e tentare di realizzarli, ma anche di come a volte le strade cambino mentre le percorriamo: «Trasformerei la parola sogno in combinazione, in occasione», racconta Mara Maionchi ricordando la sua carriera, «ho fatto di tutto, da spedizioni internazionali alla vendita di anticriptogamici. In queste situazioni ho messo sempre passione, mi interessava sapere quello che facevo. È importante dare, perché poi alla fine ti ritorna, anche se non pensi che sia la tua via. Sono entrata in discografia con un annuncio sul Corriere della sera, ho cambiato lavoro ed etichette. Bisogna cercare, se non ti crei l'occasione è difficile». La fortuna, insomma, bisogna crearsela: «L'essere per esempio al posto giusto nel momento giusto comporta comunque una ricerca», spiega Zerbi, «se stai a casa a lamentarti la fortuna non arriverà mai, la devi indurre e lei ti aiuterà».

Mara Maionchi e Rudy Zerbi (foto Luca Del Pia).

Lui è diventato prima un discografico di successo e poi un uomo di televisione, ma è cresciuto in una famiglia di albergatori che volevano per lui quello stesso futuro. Ha cominciato pulendo posaceneri: «La gavetta è fondamentale. Facendo l'esempio dei cantanti, sono stato un po' come quelli che iniziano a suonare per strada, poi vanno nei pub, nei locali più grandi e finiscono negli stadi. Io negli stadi non ci sono mai arrivato né mai ci arriverò, ma fare quel tipo di lavori mi ha insegnato il significato del lavoro stesso e quanto sia importante il rispetto per il denaro che si guadagna lavorando a fatica, soprattutto se hai dei figli, e io ne ho quattro». E pensare che voleva fare il cantante: «Tutti abbiamo un sogno, alcuni lo realizzano e altri no. Io sono riuscito comunque a restare nel mondo che avevo scelto e ai giovani voglio dire di pensare anche a questo. Se ami il cinema non è detto che tu abbia il talento per essere Leonardo Di Caprio, ma magari potresti lavorare nel cinema facendo altro».

Dobbiamo puntare a fare le cose bene ma a volte gli errori servono per arrivare proprio a questo. Anche correggere il proprio carattere, con la volontà, con lo studio, con la ricerca, è una cosa utile che si può fare cercando di capirsi

Mara Maionchi

Credere nei propri sogni, dunque, ma capire anche quali sono le proprie attitudini e accettare che la propria strada possa essere diversa da quella che si era immaginata, perché essere somaro non significa essere mulo: «Bisogna mettersi in discussione ed essere realisti, imparare a conoscere te stesso, i propri limiti, le proprie potenzialità». E scoprire che si può stare nell'ambito che si ama anche senza essere un frontman. Sbagliare, poi, e imparare dai propri errori: «Spesso si dà la colpa dei propri errori agli altri», dice Mara Maionchi, «un intervento esterno può certamente influire in una nostra mossa sbagliata, ma se stai attento puoi difenderti meglio, imparare dagli errori è intelligente. Dobbiamo puntare a fare le cose bene ma a volte gli errori servono per arrivare proprio a questo. Anche correggere il proprio carattere, con la volontà, con lo studio, con la ricerca, è una cosa utile che si può fare cercando di capirsi».

ZERBI: «UN TALENT NON ELIMINA LA GAVETTA»

Il mondo di oggi, così ricco di opportunità per mettersi in mostra, è tremendamente vicino all'adempimento della profezia dei 15 minuti di celebrità di Andy Warhol. Youtube, internet, i talent, sono una carta importante da giocarsi: «Io non credo possano mandare il messaggio che si possa saltare la gavetta», sostiene Zerbi, «penso siano invece una potenziale grande lente di ingrandimento, che può mettere in luce in modo maggiorato i tuoi pregi ma anche i tuoi difetti. Se non hai un fondamento di sostanza e di talento possono vederti in pochi giorni anche milioni di persone ma poi la cosa finisce lì». Mara Maionchi cita alcuni esempi concreti: «C'è chi ha avuto successo fuori dai talent, come Noemi, Giusy Ferreri, i Maneskin, Nigiotti che sta avendo la sua chance, chi invece non ce l'ha fatta. Oppure c'è chi per un po' è sparito come Michele Bravi ma poi dopo due anni di duro lavoro ha trovato la sua strada, o c'è Ruggero Pasquarelli, uscito da X Factor 4, in Italia è rimasto sostanzialmente sconosciuto ma è diventato una star da milioni di follower in America Latina dopo aver preso parte a Violetta. La velocità del talent a volte può frenare un po' la preparazione immediata del ragazzo. Lavorando sulle cover devi essere molto attento a dargliene di simili a quello che potrebbe poi fare. Non sempre è facile capirlo».

Rudy Zerbi e Mara Maionchi (foto Luca Del Pia).

ACCETTARE I FALLIMENTI PER RIALZARSI E RIPARTIRE

Per riuscire ad arrivare e realizzarsi bisogna imparare ad accettare il fallimento. Rudy Zerbi l'ha fatto, quando a 40 anni fu licenziato da presidente della Sony per una serie di cambiamenti nella struttura della società: «Mi ritrovai all'improvviso senza un lavoro, con tre figli, conscio che non mi sarei più potuto permettere il mio tenore di vita. Fu traumatico ma fu come quando da bambino cadi e ti sbucci le ginocchia, poi si forma una crosta e la pelle diventa più dura, più resistente. Oggi so che non farò per sempre tivù perché non ne ho la statura, ma questo non mi spaventa perché ho già imparato a rialzarmi dopo una caduta». Saper accettare l'errore, riconoscerlo, trarne lezione, rialzarsi dopo un fallimento, sono gli stessi concetti ribaditi da Mara Maionchi, che durante le audition di X Factor ha cercato di impartire la lezione a una ragazza che accoglieva tra le lacrime il suo no: «Fa più danni un sì sbagliato di un no giusto», diceva e dice ancora Mara, «quel no può essere solo un voto su quello che sei adesso, ma se vai a casa e ci ripensi, cerchi la strada più giusta, amplifichi la tua conoscenza, quel no può diventare un sì. Quando ho detto no a Biagio Antonacci l'ho fatto perché non era ancora pronto, ma poi guarda il successo che ha avuto. Un sì sbagliato, invece, può portare una grande delusione».

A 77 anni, dopo 40 anni nella discografia e 10 di televisione, Mara non ha ancora perso la voglia di scoprire qualcosa di nuovo. La sua curiosità l'ha portata a fare Mara Impara, il format ideato da Billboard Italia in onda su Sky Uno dal 29 ottobre al 2 novembre, in cui incontra alcuni esponenti della nuova scena musicale italiana: Achille Lauro, Cosmo, Myss Keta, Nitro e Takagi & Ketra. «È stato un fatto di curiosità più che di umiltà. Questi ragazzi hanno avuto successo uscendo da un modo diverso di proporsi rispetto a quello in cui ho lavorato io. Mi sono divertita molto e ho capito che, pur usando un mezzo diverso per farsi conoscere, hanno fatto successo nell'unico modo possibile: col lavoro». Per il duro lavoro batte il talento, se il talento non lavora duro.

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