Recensione Millennium Quello Che Non Uccide Cinema Trailer
Cultura e Spettacolo
4 Novembre Nov 2018 1600 04 novembre 2018

Trailer e recensione di "Millennium - Quello che non uccide"

Torna la saga con Lisbeth Salander. Che stavolta è meno eroina femminista e più combattente. Tra scene d'azione e spazio alla spettacolarità. Le cose da sapere sul film.

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Lisbeth Salander, l'ormai iconica hacker creata dallo scrittore Stieg Larsson, ritorna sul grande schermo questa volta con il volto e il corpo di Claire Foy, la "regale" protagonista di The Crown e intensa interprete di Janet Armstrong in First Man - Il Primo Uomo, ora star di Millennium - Quello che non uccide.

RISCHIO POTENZIALE DI UNA GUERRA GLOBALE

La storia è quella del romanzo firmato da David Lagercrantz, alla guida della saga dopo la morte del suo autore. Lisbeth, in questo capitolo della storia, viene assunta dallo scienziato Frans Balder con lo scopo di recuperare un programma in grado di far crollare la sicurezza internazionale e potenzialmente dare il via a una guerra globale. L'hacker entra quindi nel mirino dell'organizzazione criminale chiamata Spiders, a sua volta alla ricerca del potente strumento. La strada della Salander non può poi che incrociarsi con quella della sua vecchia conoscenza Mikael Blomkvist (Sverrir Gudnason), e a sorpresa della sorella Camilla (Sylvia Hoeks), creduta morta, alla ricerca di vendetta.

Il film è orientato alla spettacolarità e purtroppo mette inevitabilmente in secondo piano l'interiorità che aveva contraddistinto in passato la creatura di Larsson

La saga di Millennium è ormai da più di un decennio al centro dell’attenzione dei produttori cinematografici e alla regia si sono susseguiti Niels Arden Oplev, Daniel Alfredson e David Fincher per la versione statunitense, rivelatasi un mezzo insuccesso. A occuparsi di ridare nuova linfa alla storia è questa volta Fede Alvarez che sfrutta l'immagine di un'eroina matura e sempre più segnata dalla vita per delineare un personaggio maggiormente orientato verso l'azione rispetto al passato e privo di quella profondità intellettuale che l’aveva resa un simbolo del femminismo. Il personaggio assume in Quello che non uccide quasi delle caratteristiche da vigilante, trasformandosi in un'eroina alle prese con pericolose missioni che la mettono a prova fisicamente e psicologicamente e questo cambiamento più orientato alla spettacolarità mette purtroppo inevitabilmente in secondo piano l'interiorità che aveva contraddistinto in passato la creatura di Larsson.

L'EROINA NON LOTTA PIÙ CONTRO LA SOCIETÀ MASCHILISTA

L'introduzione del personaggio di Camilla, non solo visivamente in opposizione con l'hacker, enfatizza questa scelta stilistica e riduce la villain a una presenza priva di sfumature, destino riservato anche a Blomkvist e a Erika Berger, ruolo affidato a Vicki Krieps, che nel film appare ringiovanita e alle prese con una relazione extraconiugale. Le sequenze d'azione riescono comunque a risultare coinvolgenti, in particolare grazie alla performance della camaleontica Claire Foy, mentre l'approccio visivo si allontana radicalmente dai colori e dallo stile di Fincher, confezionando così un action movie in cui risulta piuttosto difficile riconoscere, tra combattimenti e inseguimenti in macchina, il personaggio che lottava contro una società maschilista e le cicatrici lasciate nell'anima dalle violenze subite.

UN'OPERA A METÀ, FORSE POCO CORAGGIOSA

Millennium - Quello che non uccide perde l'occasione di proporre un'eroina tridimensionale e realistica nelle sue debolezze, preferendo una versione dal maggior impatto visivo e in grado di intrattenere il pubblico, non per forza conoscitore e fan della saga di Larsson. Alvarez firma così un'opera riuscita a metà, forse poco coraggiosa, ma confezionata con attenzione.

Lisbeth Salander in azione.

MILLENNIUM - QUELLO CHE NON UCCIDE IN PILLOLE

TI PIACERÀ SE. Ami i film d’azione con una protagonista femminile determinata e a tratti spietata.

DEVI EVITARLO SE. Sei legato all’immagine di una Lisbeth Salander maggiormente introspettiva e meno unidimensionale.

CON CHI VEDERLO. Con i fan della saga Millennium per riflettere sul nuovo approccio.

PERCHÉ VEDERLO. Claire Foy si conferma come un’attrice di grande talento, in grado di portare in vita personaggi femminili memorabili.

LA SCENA MEMORABILE. Le spettacolari sequenze di inseguimento tra le strade innevate.

LA FRASE CULT. «Perché hai aiutato tutti tranne me?».

Regia: Fede Alvarez; genere: azione (Usa, 2018); attori: Claire Foy, Sverrir Gudnason, Sylvia Hoeks, Stephen Merchant, Vicky Krieps, Andreja Pejic.

1. INTERPRETE PERFETTA: CHE SGUARDI IN THE CROWN

Alvarez ha rivelato di essere un grande fan della serie The Crown, in cui Claire Foy interpreta Elisabetta II, e di essere rimasto colpito dal modo in cui l'attrice riesce a raccontare una storia emozionante solamente con il proprio sguardo. Convincere la star ad accettare il ruolo non è stato poi particolarmente difficile: la nuova interprete di Lisbeth ha letto per la prima volta i romanzi che compongono la saga Millennium circa 12 anni fa, innamorandosi dei personaggi e della storia scritta da Larsson.

2. RISPETTO PER LE ORIGINI: SCELTO UN ATTORE SVEDESE

Per il ruolo di Mikael Blomkvist la produzione ha cercato un attore di origine svedese, individuando in Sverrir Gudnason, reduce dal successo di Borg-McEnroe, la scelta perfetta per la parte dell'intrepido giornalista, alleato e amico di Lisbeth Salander. All'inizio della storia raccontata nel film il reporter non ha contatti con l'hacker da circa tre anni e sta vivendo una fase negativa della sua vita e del proprio lavoro, essendo scivolato nel tunnel dell'alcol e avendo ceduto alle logiche commerciali per quanto riguarda la sua rivista. Gudnason, secondo Alvarez, ha avuto subito il giusto feeling con Claire Foy ed è riuscito a portare sul grande schermo la capacità di Blomkvist di accettare la protagonista senza fare domande o giudicarla.

3. SQUADRA CHE VINCE NON SI CAMBIA: I FEDELISSIMI DEL REGISTA

Il regista Fede Alvarez ha deciso di affidarsi nuovamente ai suoi collaboratori di fiducia: il direttore della fotografia Pedro Luque Briozzo, il compositore Roque Banos e il costumista Carlos Rosario. Il filmmaker ha infatti dichiarato: «L'unico modo per fare questo lavoro è collaborare con altre persone per creare una visione unica e per farlo è necessario affidarsi a chi conosci dal punto di vista del gusto e dello stile. All'inizio concedo molta libertà e poi posso dare indicazioni o indirizzarli verso un approccio preciso. Scegliere le persone giuste ti permette, come regista, di dover controllare meno elementi».

4. TATUAGGIO ICONICO: COSA C'È DIETRO QUELLO DEL DRAGO

Lisbeth Salander è inevitabilmente legata all'immagine dei suoi tatuaggi e Claire Foy è intervenuta per dare la propria opinione sul design di quello del drago. L'attrice voleva che il disegno della creatura fosse composto da un'ala posizionata sulla spalla, in modo che desse l'illusione del movimento, e solo in un secondo momento è nata l'idea di avere delle fiamme che uscivano dalla bocca del drago tatuate fino alla base del collo.

5. RUOLO IMPEGNATIVO: CONFRONTI SPESSO FISICI

Le sequenze d'azione hanno richiesto molto impegno da parte di Claire Foy: Alvarez le ha chiesto di interpretare in prima persona molti passaggi dei combattimenti e le coreografie ideate per il personaggio sono state quindi costruite pensando all'intelligenza di Lisbeth Salander, elemento che le permette di superare i propri avversari, anche i più forti fisicamente, pur dando vita a brutali confronti fisici.

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