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Cultura e Spettacolo
6 Novembre Nov 2018 1738 06 novembre 2018

A La Sapienza la prima cattedra di Dialogo interreligioso

L'Ateneo ospita il corso organizzato con il sostegno economico del Bahrain. Un gesto anche politico contro la deriva razzista del nostro Paese. E che ricorda la pax deorum romana.

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Catalogare alla voce «scuola», come hanno fatto molti giornali nelle ultime ore, l’istituzione della cattedra di Dialogo interreligioso e coesistenza pacifica istituita presso l’Università La Sapienza con il sostegno economico del Bahrain e inaugurata il 5 novembre in Aula Magna alla presenza del ministro dell’Educazione del regno mediorientale Majid al-Noemi e di numerosi esponenti religiosi di fede ebraica, copta, hindu, buddista è ampiamente riduttivo e per molti versi sconfortante.

LA CONOSCENZA COME ANTIDOTO ALL'ESTREMISMO

Oltre a essere il primo esempio accademico di dialogo interreligioso in Italia e nel bacino del Mediterraneo, la King Hamad Chair for inter-religious dialogue and peaceful co-existence, affidata alla titolarità e alla cura del professor Alessandro Saggioro, studioso di rilievo internazionale delle radici comuni delle confessioni religiose e in particolare delle religioni monoteiste, rappresenta infatti un gesto politico estremamente rilevante soprattutto in questo momento e in particolare in Italia, percorsa da afflati razzisti e da una malcelata, anzi palese, volontà di divisione. Se, come ha osservato il re del Bahrain Hamad bin Isa al-Khalifa nel suo speech, «l’ignoranza è nemica della pace e pertanto è nostro dovere imparare, condividere e vivere insieme», facendo particolare riferimento alla «nostra comunità hindu, libera di professare la propria fede in un tempio decorato di oltre 200 anni di storia e alla nostra piccola, preziosa comunità ebraica, che prega nell’unica sinagoga in tutta la penisola araba svolgendo anche un ruolo attivo ad alto livello politico (alla fine del decennio scorso l’ambasciatore del Bahrain a Washington era un diplomatico di fede ebraica, ndr)», il rettore della Sapienza, Eugenio Gaudio, ha tenuto a sottolineare come l’istituzione della nuova cattedra abbia lo scopo di «coinvolgere le nuove generazioni in una politica di conoscenza e di relazione fra culture e religioni, come antidoto a estremismi e radicalismi».

LA PAX DEORUM ROMANA

Era quanto professava anche il padre della Storia delle religioni, Friedrich Max Muller, alla metà dell’800: «Chi conosce una sola religione non ne conosce nessuna». Gli estremismi dei 150 anni successivi tenderebbero a sconfessarlo non fosse, come noto e come ribadito anche dal sovrano del Bahrain nel suo discorso, che «la religione è troppe volte sfruttata come mezzo per professare odio e dissenso» e, aggiungeremmo, come movente di sopraffazione economica. Che il Bahrain abbia scelto Roma e in particolare La Sapienza per istituire la cattedra (l’operazione, portata a compimento dal presidente della Fondazione Roma Sapienza, professor Antonello Biagini, ha richiesto non di meno qualche anno di trattativa e il superamento di qualche resistenza, perlopiù interna com’è sempre in questi casi) è stato spiegato ancora una volta dai sostenitori: la tradizione ormai quasi millenaria della Sapienza, fondata nel 1303, «nella storica capitale italiana, culla europea delle religioni», e la compresenza, nella città di Roma, della più antica comunità ebraica fuori dalla Terra Santa e della più grande moschea oltre che, com’è ovvio, del Vaticano. Un richiamo alla pax deorum romana, con quel genitivo che, in senso oggettivo, richiama una olimpica e immota «pace degli dei», ma con valore soggettivo la «pace data agli uomini fra gli dei», che è il senso più profondo della politica di Stato imperiale e anche, 2000 anni dopo, di questo inedito accordo.

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