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9 Novembre Nov 2018 0924 09 novembre 2018

Le pagelle della terza serata di X Factor 2018 Live

I giudici continuano ad attaccare Lodo Guenzi, ma che senso ha boicottarlo? In gara brillano Anastasio e Renza Castelli. Fedez ospite da dimenticare. I voti di Massimo Del Papa. 

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X Factor è fiera vorace e strana, che crea conseguenze, che può divorare ma a volte dà più di quanto riceve. A Mara Maionchi ha dato una terza giovinezza. A Manuel Agnelli una notorietà lucrosa che mai si sarebbe sognato. A Fedez una credibilità che come rapper non può avere. E anche ad Asia Argento aveva ridato una certa credibilità, ovviamente subito dilapidata perché il soggetto è al di fuori di ogni controllo. Poi, certo, la lonza X Factor può anche massacrarti, può affondarti come è successo a Levante e come sta succedendo a Lodo Guenzi, ma questi sono i limiti personali di chi vuole un ruolo in un programma che non sa reggere.

​X Factor è anche segno dei tempi che non sono bei tempi, prendiamo questa Sherol, che ci fa a un talent? Ci fa che aveva cominciato a studiare musica, poi costretta a lasciar perdere ha continuato da autodidatta. E adesso sta qua, appesa al talent, allevata da Agnelli che pratica tutt'altri campi musicali, giudicata da rapper fantozzeschi, placcati oro ma fantozzeschi, da cantanti goliardici che non pigliano una nota. Fosse nata 40, 50 anni fa, la prendevano sotto ala musicisti, parolieri adeguati e faceva la carriera di Mina. Invece sarà già un miracolo uscire vivi da qui, senza però la garanzia di un futuro, al di là del premio che poi va a finire nei mille rivoli della sovrastruttura, manager, promotori, etichette, bandiere, varia umanità.

CARI GIUDICI, CHE SENSO HA BOICOTTARE LODO GUENZI?

Intanto la gara va avanti, i live macinano conferme e sconfitte e siamo al punto in cui dispiace perdere ogni volta qualcuno, perché mai come quest'anno ci sono davvero dei bei talenti in prospettiva e la gara si fa appassionante e dolorosa; tanto più che possiamo dire o illuderci che da quelle parti qualcuno ci legga, se è vero che hanno cominciato, di punto in bianco, ad assegnare, cum grano salis, musica umana e anche sovrumana, per dire quei classici, quei saggi irripetibili sui quali avevamo tanto spinto, e dei quali una come Patty Pravo può dire che non si cantano, si incarnano, si fanno propri «ed è difficile perché ci vuole una sensibilità, un qualcosa che va oltre la tecnica, che o ce l'hai o non ce l'hai». E, buon Dio, che cos'altro sarebbe un X Factor? Al cronista resta da annotare l'ostracismo, implacabile, verso il malcapitato Lodo Guenzi, uno che sarà come sarà ma la evanescente Levante non era meglio eppure tutti la tolleravano. A questo invece non ne passano una, la lucidissima Asia Argento, ipse dixit, va da Chiambretti a dire: mi fa pena, la Maionchi cafonescamente lo insulta (guarda il video), gli altri lo accettano come un calcolo renale, il solo Fedez tenta una avance di circostanza. Ma vi sarete consultati prima di inserirlo! E comunque, piaccia o non piaccia, è stato preso e un conto siamo noi che da critici lo critichiamo, ma se sei dentro lo spettacolo, se è un tuo collega, o lo ammazzi o lo lasci vivere: che senso ha boicottarlo apertamente sotto gli occhi di 1 milione e mezzo di telespettatori? Non è, in certo modo, anche questo razzismo, nell'orgia di segnali inclusivi tipica di XF?

Manuel Agnelli, Lodo Guenzi, Mara Maionchi e Fedez.

ALESSANDRO CATTELAN: 5/6. Cicca clamorosamente Naomi chiamandola “Noemi”, per il resto riempie qualche pausa ma più che altro si limita a leggere il regolamento, ossia il gobbo: d'accordo, non può far di più, ma, così utilizzato, sfugge il senso di una conduzione.

MARA MAIONCHI: 4/5. A volte sembra non abbia mai fatto la discografica, la talent scout, tanto puramente descrittive sono le sue valutazioni, oppure svagate, e anche facili, fino al qualunquista andante dietro il turpiloquio. Sbaglia alcune scelte in modo sconcertante e, di fatto, ammazza, come temuto, Emanuelone. Il colpo d'ala arriva su Anastasio, ma chissà quanto meditato e chissà invece quanto trovato.

MANUEL AGNELLI: 5. Perché Agnelli va dal chirurgo estetico di Patty Pravo? Perché ormai parla come Patty Pravo? Ma, soprattutto: perché va dal chirurgo estetico? E che senso ha pretendere da un atipico di talento come Anastasio che si normalizzi alla gara? Che siamo, a scuola col grembiulino, nì?

FEDEZ: 5+. Uno che, da (supposto) musicista, parla di un brano «in sette ottave» già smorza ogni dicibile, è sconcertante; sconclusionato, inoltre, in qualche passaggio - siccome lo convincono di più i Casino Palace, al ballottaggio promuove Bertelli... - rinsavisce nelle assegnazioni, anche se Aretha versione vicoli di Napoli è demenziale.

LODO GUENZI: 5+. Spezziamogli una lancia, non sulla schiena: qualche assegnazione coraggiosa, più sensata del solito. Non regge il personaggio, ma ce la mette tutta e senza atteggiamenti alla Mou.

L'esibizione di Naomi.

NAOMI RIVIECCIO: 6 ½​. Think (Aretha Franklin). Si comincia a ragionare, cioè a capire se l'aspettativa vale il talento: ora siamo all'eccelso, e, se la paragoniamo all'originale, ovviamente nessun discorso ha senso; presa di per sé, brilla salendo agli acuti, mentre sui medi, nel fraseggio quasi scompare. Sconta anche una riduzione partenopea delirante, nella quale si getta con sconsiderata passione giovanile e sovranista.

BOWLAND: 4. Senza un perché (Nada). Lodo affida una arma a doppio taglio, ma indicativa: in italiano escono i limiti, e grossi limiti, della cantante che - ma quale supersexy, Manuel - miagola un po' da cani; stavolta la sofisticata tessitura strumentale, della quale su Twitter dicono «suona tutto il Nabucco con un barattolo di Citrosodina e un biglietto della metro», non può compiere il miracolo, anche se lì in studio, in piena ebetitudine, giurano che sì.

LUNA MELIS: 6 ½. Blue Jeans (Lana del Rey). Agnelli la cava dai generi prediletti, ma anche sul pop pseudoalternativo (produce l'ormai inflazionato Dan Auerbach dei Black Keys) tende a inseguire le inflessioni rap. Ora, a X Factor o si “crucifige” o, più spesso, si osanna (vedi Bowland), anche ad minchiam, e dunque la esaltano, di default. Ma conviene essere apoti: bah, la stanno cleopatrizzando...(guarda il video).

EMANUELE BERTELLI: 5. Congratulation (Post Malone feat. Quavo). Ma dagli E non andar più via di Lucio Dalla, non 'ste porcate. Che neanche sai cosa sono, nonna Mara, devi leggerle, ed è pessima figura. Lui, poro fiolòn, fa cosa può, cioè niente di che. Come rovinare uno possibilmente bravo: pessima nonna, che vizia il fiolòn, e lo brucia (esce al ballottaggio coi Casino).

SHEROL: 5/6. La voce del silenzio (Mina). Vediamo come esce da un match a distanza con la campionessa mondiale di tutti i tempi, su un megaclassico. Qui non basta la tecnica, il dono d'Iddio, qui ci vogliono anima, sangue, senso. Mina resta inavvicinabile: questo è soul bianco all'italiana, lei lo fa nero, non sa dove andare, si commuove (ma chi ascolta no), cede a diverse incertezze, la meraviglia sale ai toni acuti spiegati, ma non basta. Chiaro, Sherol non si discute, ma il punto è quanto si diceva in apertura: una così non la ficchi in un talent, la sciupi e basta. Ma dove altro, Dio delle città e dell'immensità, se la scuola della discografia è sparita, andata per sempre?

Anastasio.

LEO GASSMAN: 6+. Hold back the river (James Bay). Nonna Mara gli dà la solita roba anonima, ma almeno, come si dice, nelle sue corde, letteralmente: basta non strafare. Lui giammai strafà, fa sempre bene il compitino, però gli manca sempre qualcosa. E non sai mai se essere indulgente o severo.

SEVESO CASINO PALACE: 4/5. Take on me (A-ha). Sentire in versione pseudorock, fracassona, questo zucchero filato Anni 80 lascia amaro appiccicoso nelle orecchie: che è, 'sta roba, che sono questi? La fanciullina canta come un bue, gli altri pestano, bumbumbum, ma siccome qui uno straccio di band che suona il rock, o meglio finge desolatamente, bisogna pur tenercela, sopravvivono al ballottaggio col fiolò Emanuelone. Tristezza, imbarazzo.

RENZA CASTELLI: 8. Mi sono innamorato di te (Luigi Tenco). Fedez ne magnifica le doti, abbiamo capito, è presissimo dal suo ghiaccio bollente; così le serve un diamante su vassoio d'argento. Ma i diamanti tagliano a morte. Lei invece lo sfoggia, acquista luce: quei chiaroscuri, quel fiume carsico del canto che carezza l'emozione: anche qualche leziosità non ci sta male. Proprio brava. Se continua così anche noi, come Fedez, c'innamoriamo di questo ghiaccio bollente.

MARTINA ATTILI: 6/7. Material Girl (Madonna). Tè, bellina, sei 'na gran paracula: svagata, pazzerella, 16enne. Invece sai benissimo dove vuoi arrivare: e ci arrivi, sempre, comunque, anche cogli urletti. E sai cantare, eh. E la Madonnina pattina e canta, scivola e sta su, canta e pattina...

ANASTASIO: 8 ½. Mio fratello è figlio unico (Rino Gaetano). Questa è la assegnazione più intrigante della puntata, perché come fai a rileggere, a riscrivere Rino Gaetano? Ma questo ragazzo, dalla faccia simpatica, intelligente, che inventa parole che pesano nella levità più impensabile, ha più del genio che del talento, seguendo la distinzione di Carmelo Bene. E vogliamo dire che nella sua voce stasera Rino si risveglia e si compiace, e quando sente, di lassù, che «mio fratello ha le ossa di vetro ma cinico non ci diventa», sorride triste come faceva lui, manda giù la sua benedizione? (leggi anche: chi è Anastasio).

FEDEZ: ½. Le colpe dei padri ricadono sui figli: lo dice l'Antico Testamento, e, prima ancora, lo diceva Solone. Fedez, anzi “il Fedez”, come direbbe il filosofo Fusaro, non inventa niente, però conferma con brutale evidenza. Difficile escogitare una noncanzone più tremenda, roba da telefono azzurro. Ma Prima di ogni cosa c'è il fatturato e allora accattatevillo, cumbà! (col Rolèx).

SOFI TUKKER: 6-. Chissà se faranno vendere più iPhone8, di cui sono la sigla mercantile, comunque se il futuro della dance è questo Bat Shit, allora ha un cuore antico almeno 40 anni. Solo che le Sister Sledge o Donna Summer erano più originali, più belle, e senza rosaparrucca che è pure roba antidiluviana.

SIMONE FERRARI: 5. E vogliamo dire qui anche del nuovo direttore artistico, le cui scenografie riescono a volte spericolate, distraenti. E va bene che sono funzionali alla costruzione, alla evoluzione del concorrente da anonimo a personaggio, ma insomma sul kitsch qualcosa si potrebbe risparmiare.

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