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MAX FACTOR
30 Novembre Nov 2018 0918 30 novembre 2018

Le pagelle della sesta serata di X Factor Live

L'eliminazione della talentuosa Sherol è scandalosa. Gassman passa perché vendibile. Anastasio brilla di luce propria. Martina? Una bluffetta. I voti. 

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Era nell'aria, e ciò che è nell'aria non mente: Fedez annuncia l'addio a X Factor dopo quante, cinque edizioni? Sostiene di volersi dedicare di più alla musica, quanto ad ammettere che quella espressa finora non era un granché, un riempitivo nel ribaltamento di priorità: la moglie, influencer e invasiva, la paternità, gli affari, tanti e articolati, la partnership sofferta con l'altro paparino, J-Ax, il ruolo di giudice al talent: sempre meno convinto, sempre più spento, distratto.

Si notava, e nell'aria covava un distacco che è fisiologico e, tutto sommato, è anche saggio: ogni cosa ha la sua stagione, insistere per un altro pacco di soldi, di visibilità, sarebbe stato controproducente. Ma il problema di rinnovamento di X Factor è più grande di Fedez, il rapper di Buccinasco è solo parte di un problema generale, tale da investire tutte le componenti fisse del programma.

UN CAST STANCO E DA RINNOVARE

Il conduttore, Alessandro Cattelan, sembra anche lui uno che a volte ha in testa tutt'altro, dei restanti giudici Lodo Guenzi non può obiettivamente andare oltre la soluzione-tampone, Manuel Agnelli è spremuto, Mara Maionchi ormai rappresenta se stessa in modo sempre meno convincente, per chi la segue e per lei medesima. Dovrà cambiare molto, se non tutto, X Factor 13, e sarà interessante capire come e per quali strade. Intanto, la 12esima edizione si avvicina in modo bruciante al suo epilogo: ancora tre puntate e una manciata di aspiranti campioni.

ANASTASIO CAMPIONE DI VENDITE

Se le vendite degli inediti, presentati la scorsa settimana e di nuovo accennati giovedì sera, vogliono dire qualcosa, e la vogliono, allora è già possibile azzardare una previsione di massima: a fare il botto è anche il più valido in assoluto, il post-rapper Anastasio, che in una settimana ha venduto circa 14 mila copie del suo La fine del mondo; buono, anche se molto staccato, l'esito di Martina, che ha superato le 8 mila copie vendute del suo Cherofobia; terza, già molto staccata, la piccola Luna, con Los Angeles a quota 4 mila appena superata; seguono gli etnici eterei Bowland, che superano le 3.800 copie di Don't stop me, il bello e non tenebroso Leo Gasmann, che ne ha convinti in 2.400 a salire sulle sue Piume, poi l'ultima eliminata, Renza Castelli, che con poco più di 1.300 pezzi venduti di Cielo Inglese precede di poche decine Sherol, con l'elaborata ma datata Non ti avevo ma ti ho perso. Fanalino di coda Naomi, la soul singer tra le voci migliori di questa edizione, che non va oltre le 750 copie di Like The Rain.

LA SCANDALOSA ELIMINAZIONE DI SHEROL

Tra il primo e l'ultima c'è un abisso di 13 mila copie. Difatti, guarda un po' come finisce la puntata più scandaalosa di tutte. Scandaloso il ballottaggio, con la scandalosa eliminazione di Sherol, talento naturale ma figlia di nessuno, che non ha potuto studiare, si è arrangiata e poi ha trovato un giudice pessimo. Scandalose le raccomandazioni perenni di Leo, uno che piace alle ragazzine, cioè le fa comprare, di questa Martina che è una bluffetta costruita sulle visualizzazioni, dei Bowland, gruppetto interessante, sì, ma col grande merito di avere già una struttura mediatica, di essere spendibile sul mercato del pop etnico. Come dice Gordon Gekko: «È tutta una questione di soldi, il resto è conversazione».

AGNELLI E MAIONCHI, TRA ARROGANZA E STEREOTIPO

ALESSANDRO CATTELAN: 5/6. Dopo due anni il titolare di Max Factor ha capito perché non convince: è come lo vestono.

MARA MAIONCHI: 4. Potere da senatrice della discografia, e difatti blinda lo scialbo Leo. Ma rendiamoci conto che ormai la prendono amabilmente per i fondelli, e lei si è accomodata nel ruolo della nonna svitata che ogni tanto spara volgarità (guarda il video).

MANUEL AGNELLI: 4. Severus Python, Renato Zero, a tratti Ozzy Osbourne, molto Morticia Addams. Ma nessuno di questi arriva a toccare le sue vette di piccineria: la rockstar di Abbiategrasso è capace di giudizi di pura meschinità, espressi con arroganza patetica; non sapendo valorizzare i suoi (perdere Sherol è da coglioni), sminuisce quelli degli altri.

FEDEZ: 7+. Ha l'eloquio questurino di chi, arrivato al soldo, non si scrolla ancora la polvere dell'hinterland, cattiva, mortificante; è un cinico al quale la sicurezza economica non basterà mai, con tutto il peggio che ne discende, e che lui per primo sa; eppure è meglio di così, di come appare. I suoi giudizi sono sempre i più ponderati, anche quando stronca. Sa essere gentile e generoso. Con Naomi ha trovato assegnazioni coraggiose, sorprendenti, ovviamente non capite.

LODO GUENZI: 6+. Ormai ci ha preso gusto, non frena la lodorrea, è scatenato il nostro Lodo de' Lodis, il giudice tanto buonino e vagamente, ma proprio un sospetto, demenziale.

Passa anche Martina Attili che il 29 novembre ha cantato Hyperballad di Bjork.

BOWLAND: 6+ Seven Nation Army (White Stripes). Uno si pone il problema del Lodo situazionista. E pensa: ma su, il po-popopopopooo-po a questi qua è coglionaggine secca. Poi si accorge che il po-popopopopooo-po nasconde gli occhi neri e quel sapor mediorientale, e allora scappa di dargli ragione (o di rincoglionirsi, è uguale).

LEO GASSMAN: 6 La Terra Degli Uomini (Jovanotti). Con la crocchia pare Mengoni. Senza, un giovane vecchio. Ora, non si può dire che canti male; è che, sai la storia di quello che «è dotato, ma non si applica»? Ecco, lui il contrario. Un bello sgobbone.

MARTINA: 3 Hyperballad (Bjork). Agnelli assegna cose per far vedere quant'è stiloso. Il risultato, è “come ascoltare legno”. Questa ragazzina che fa la bizarre, «Se è strano è Martina». Ed è già sega, per dire noia. È odioso questo tirarsela così precoce; e in questa sesta puntata dei Live fa così schifo, la presunta originale (ma chi se crede da esse? Scanzi?), che riesce a farlo dire, con le dovute maniere, perfino a Lodo de' Lodis. Brava, arriverai in finale, magari vincerai, ma sei una Bluffetta.

Il rapper Anastasio è il vero protagonista della 12esima edizione di X Factor.

NAOMI: 8 Look At Me (Chris Brown feat. Lil Wayne). Fedez si gioca tutto e lei non lo delude: bra-vis-si-ma! E lo è quasi sempre, su. Ma che davero davero la volevano mandare a casa? Solo una preghiera: piantatela di conciarla come una banana o la Carrà: è accanimento estetico, è roba da chiamare Giulia Bongiorno.

LUNA: 6 ½ Monster (Rihanna/Eminem). Seh, brava anche lei, ma fa, le fanno fare sempre la solita pappa. Il “flow”, quelle cazzate lì. Che facciamo, Agnelli? La luna ha una sola faccia?

ANASTASIO: 9 Starway to Heaven (Led Zeppelin). Perfino sul totem. Perfino su Stairway to Heaven. Non si travolge, la stravolge. Con arrogante semplicità, potenziata dall'umiltà. Questo sta creando una forma d'arte nuova o forse antichissima. Ha già stravinto, non vediamo l'ora dell'album.

SHEROL: 8 Turing Tables (Adele). La sua è la storia patetica di questa edizione: paga il suo impaccio davanti alle telecamere, ma è giusto premiare l'aria fritta e segare i rari, potenziali grandi interpreti? È a questo che serve un X Factor? Detto che 'sta fagiolona di Adele in tutte le salse ha rotto le palle (cos'è, ha una royalty ad hoc coi talent?), la ragazza era (è) un prodigio naturale: rovinata da un giudice artisticamente idiota. Lei ha sempre fatto più di quello che poteva. E adesso dice: «Spero di cantare ancora». No, non è giusto.

Il duo è stato ospite del sesto Live di X Factor.

JONAS BLUE & LIAM PAYNE...PESSIMI

GIORGIA: 7. E l'ha scoperta lui, l'ha scoperta. Pippo. Nel 1995. Da allora tenta di rendersi simpatica, inutilmente. Almeno lei ce l'ha la voce bella, calda, controllata. Mica come Laura Pausini, che è insopportabile e basta (guarda il video della sua esibizione).

JONAS BLUE & LIAM PAYNE: 1--. Obbligatorio momento jingle della telefonia. Che Polaroid e polaroid, questo è un selfie della peggiore non-musica. Siete pessimi, non tiratevela così, meritate di essere tirati. Giù dalla rupe Tarpea.

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