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Cultura e Spettacolo
1 Dicembre Dic 2018 1100 01 dicembre 2018

Enrico Beruschi e la comicità Anni 80 a Roma InConTra

Il comico consacrato da Drive In appartiene a una scuola di artisti cresciuta con il polso del pubblico, abituata a percepirne le reazioni. Una capacità che ora si è persa. 

  • Marco Dipaola
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Quella faccia un po’ così, mascella sghemba e volitiva che gli consentiva di dire «…e allloooora…» in modo inconfondibile e indimenticabile, è rimasta la stessa. Certo, il tempo ha reso la barba bianca e diradato i già pochi capelli, ma la verve, e la mimica facciale buffa e irriverente di Enrico Beruschi, icona della risata Anni 70 e 80, è invece inalterata. E pare la stessa anche la voglia di far ridere, coinvolgendo e stuzzicando il pubblico, come accaduto a Roma InConTra. A partire dalla presentazione, quando Enrico Cisnetto svela, si fa per dire, i 77 anni del comico milanese e lui sbigottito replica: «Quanti anni ho? Oh cavoli, me l’ero dimenticato!».

Nulla di preparato, ovviamente, ma frutto solo della capacità di improvvisare, dote purtroppo in via d’estinzione che consente di tirar fuori una battuta dal nulla, dall’imprevisto, dal nonsense. Una sorta di riparo dai copioni scritti e rigidi, dai monologhi tutto d’un fiato, dalle forzature ridondanti e dalle battute sempre uguali. Insomma, una rarità. Invece, Beruschi sull’improvvisazione ha costruito una carriera, trasformandosi dal ragioniere serio e temuto, prima in banca e poi alla Galbusera – dove addirittura aveva assunto i gradi di vicedirettore – al ragioniere ingenuo, prima protagonista del cabaret e poi succube di una moglie rompiscatole, interpretata nel Drive In dall’attrice torinese Margherita Fumero. Erano gli anni a cavallo tra i 70 e gli 80, quelli di un’avanguardia comica nata nella patria milanese del cabaret, il Derby, fucina di artisti che avrebbero segnato la storia dell’umorismo degli anni a venire: da Diego Abatantuono a Teo Teocoli, da Massimo Boldi a Enzo Iachetti, fino a Cochi e Renato compagni di classe alle scuole medie del giovane Beruschi.

Beruschi con Enrico Cisnetto.

LA CONSACRAZIONE CON DRIVE IN

Una scuola di artisti cresciuta con il polso del pubblico, abituata a percepirne le reazioni e a orientare lo show di conseguenza, amata tutt’oggi, anche e soprattutto tra i giovani. Le trasmissioni tivù di quegli anni sono diventati autentici cult. Basti pensare a Non stop, il primo rivoluzionario programma senza un vero presentatore, che lanciò tra gli altri La Smorfia di Massimo Troisi, I Giancattivi, Carlo Verdone, I Gatti di Vicolo Miracoli e lo stesso Beruschi. Che poi fu consacrato da Drive In, show simbolo di quell’era, in cui i tormentoni del calabrese bocconiano Vastano, quelli di Vito Catozzo, l’indimenticabile guardia giurata interpretata da Giorgio Faletti, e la verve frizzante del giovane Ezio Greggio erano accompagnati dalle grazie, neppure tanto celate, di Carmen Russo, Lory Del Santo e delle ragazze fast food. Eppure Beruschi, dopo lo straordinario successo di quegli anni, sembrava essere caduto nell’oblio mediatico, lontano dai grandi riflettori televisivi, rimanendo però sempre vicino al suo pubblico, in spettacoli dedicati alla lirica, la sua grande passione, e al ricordo di Giovannino Guareschi, lo scrittore italiano più tradotto al mondo, padre, fra l’altro, di Don Camillo e Peppone.

Enrico Beruschi, 77 anni a Roma InConTra.

Ma come spesso capita, un po’ per nostalgia un po’ per assenza di valide alternative del presente, il bello – anche se ne caso specifico converrebbe dire “simpatico” – del passato viene ripreso e rivalutato. Come accaduto agli Anni 80 e alla loro comicità, quella dei film un scollacciati con Lino Banfi e Alvaro Vitali a cui oggi si riconosce una vitalità creativa e un’indole ad andare fuori dagli schemi che adesso pare smarrita. Pura operazione nostalgia, si potrebbe obiettare, oppure sacrosanto riconoscimento per una generazione di comici che si era fatta le ossa nei locali di provincia, sprovvista di social network e agenti “piazzatutti”, di talent show e altre scorciatoie e che, non a caso, non è sparita dopo il primo giro di giostra. «E alllooora?», direbbe Beruschi con la sua smorfia, per sua stessa ammissione frutto della bocca storta. E allora meglio un buon sorriso che viene da ieri rispetto a una finta risata della comicità che si confonde con la politica (e viceversa), di oggi. E se il ragionier Enrico stesso, nonostante ripetute provocazioni di Cisnetto, non riesce proprio a fare il nome di un comico attuale che lo faccia almeno sorridere, un motivo ci sarà...

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