Attila Scala Governo Sovranisti
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8 Dicembre Dic 2018 1645 08 dicembre 2018

Alla Prima della Scala i sovranisti marcano visita

A Milano è mancata buona parte della compagine governativa. Il vento irrequieto del cambiamento avrà sussurrato a tutti di mantenere un profilo basso. O forse volevano evitare l’ovazione tributata a Mattarella.

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L’apertura della stagione del Teatro alla Scala, egemonica tradizione che impreziosisce Sant’Ambrogio, la festa dei milanesi, quest’anno doveva essere l’espressione più alta del sovranismo nazionale. Incubatrice da sempre, praticamente per vocazione, Milano era chiamata ad alzare il sipario culturalmente più atteso non solo su Attila, il dramma lirico in un prologo e tre atti di Giuseppe Verdi (libretto di Temistocle Solera e Francesco Maria Piave) con la direzione del maestro Riccardo Chailly e la regia di Davide Livermore, ma anche su tutta una nuova corte di panciaaterristi provenienti da Roma buzzicona sintonizzata sul sentire comune. Nella realtà, la fiducia alla Camera sulla manovra e il Consiglio dei ministri di venerdì sera, piazzato alle 20 (bisogna pur far vedere che si lavora per noi fino a tardi, si sa), hanno fornito la giustificazione a buona parte della compagine governativa per marcar visita.

PRESENTI POCHI ESPONENTI DEL GOVERNO

Assenti giustificati, dunque. Quasi tutti. Tra questi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il mega presidente del Consiglio (no, non è un refuso) Luigi Di Maio, il super presidente del Consiglio (no, non è un refuso) Matteo Salvini, il trio Penelope al governo, impegnato com’è a disfare di notte la tela del deficit/Pil ordita durante il giorno intanto che il ministro dell’Economia Giovanni Tria, il nostro Laerte, aspettando che gli terminino quel suo lenzuolo funebre, se ne stava seduto alla Scala a sentire il basso Ildar Abdrazakov nelle vesti di Attila e la soprano Saioa Hernández in quelle di Odabella. Il vento irrequieto del cambiamento avrà sussurrato a tutti di mantenere un profilo basso, che la Scala tutto è tranne che un luogo nel quale farsi vedere in epoca di populismo un tanto al chilo, che la smarginatura che tutto ingloba - dalla diretta Facebook con l’apertura delle buste provenienti dalla Procura alla foto di un piatto di pasta che manco Saikebon - non dovesse comunque oltrepassare certi limiti della decenza del popolo, che Abdrazakov e Hernández sono due musici stranieri e vengono a rubarci le arie. Chissà. La foto con la Scala sormontata dall’ammonimento «Io non ci sarò» dev’essere tuttora nelle bozze di qualche social media manager delusissimo. Una falsa partenza per la prima Prima sovranista della Terza Repubblica, non c’è altro modo di dirlo.

Da sinIl presidente della Repubblica Sergio Mattarella con la moglie Laura.

ATTILA SEMBRAVA UN'OPERA TAGLIATA SU MISURA DEI GIALLOVERDI

Eppure l’opera scelta non sembrava di quelle che potessero dar grattacapi ai gialloverde. Anzi, al contrario. Tratta dalla tragedia Attila, König der Hunnen di Zacharias Werner, un dramma ispirato dal nazionalismo germanico, è ambientata a metà del V secolo e durante il prologo la scena è in Aquileia e nelle Lagune Adriatiche, mentre durante i tre atti ci si sposta a Roma. Da sempre considerata un invito rivolto alle platee risorgimentali all’insurrezione contro l’oppressione straniera, culmina con (ATTENZIONE: SPOILER) l’uccisone di Attila, uno e troika, e si presta perfettamente a una certa propaganda. Soprattutto visto che si era alla vigilia della manifestazione romana voluta da Salvini. Se si aggiunge poi il fatto che questa rappresentazione scaligera è stata la più trasparente di sempre, con lo streaming in decine di schermi per tutta la città e la diretta tivù che hanno permesso anche a chi non era tra i quasi 1900 spettatori di godersi lo spettacolo, ecco che il claim «Apriremo la Scala come una scatoletta di caviale» era praticamente scritto. Invece è tutto saltato. Forse al governo hanno doti da precong e sapevano di trovarsi in difficoltà davanti all’ovazione tributata da un’intera città al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. O magari temevano che qualcuno dimenticasse di silenziare il cellulare e che la suoneria col Va, pensiero verdiano potesse partire a tutto volume.

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