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Cultura e Spettacolo
22 Dicembre Dic 2018 1000 22 dicembre 2018

Lo spirito del Natale nei fumetti

Dall'indimenticabile Uncle Scrooge-Paperone ispirato al personaggio di Dickens ai protagonisti della Bonelli. Così il 25 dicembre è stato raccontato nelle tavole. 

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Racconto a un tempo gotico, picaresco, religioso e di critica sociale, il Canto di Natale di Charles Dickens secondo molti storici ebbe anche un ruolo importante nel far tornare il 25 dicembre una festa importante in un mondo anglosassone dove invece la polemica puritana e calvinista aveva a lungo teso a screditarla come manifestazione papista e pagana. In realtà, da Babbo Natale all’albero addobbato, buona parte delle icone del Christmas britannico furono in realtà portate negli Usa da immigrati tedeschi nel corso dell’800, anche se oggi vengono spesso percepite come un esempio di americanizzazione di fronte a tradizioni più nostrane come la Befana o il Presepe.

DA EBENEZER SCROOGE A UNCLE SCROOGE

Ma dalle pagine del Canto di Natale arriva anche il personaggio di Ebenezer Scrooge che a sua volta ha ispirato uno dei più famosi personaggi a fumetti di tutti i tempi: quell’Uncle Scrooge che in italiano è diventato Paperon de’ Paperoni. Non a caso Zio Paperone, creato dal genio di Carl Barks, fa il suo esordio in una storia natalizia: Christmas on Bear Mountain, titolo ispirato al poema sinfonico Una notte sul Monte Calvo (Night on Bald Mountain) di Modest Mussorgsky a cui Walt Disney aveva dedicato uno degli episodi di Fantasia. La prima pubblicazione è datata dicembre 1947 sul numero 178 di Four Color Comics. In italiano, tradotto ne Il Natale di Paperino sul Monte Orso, il racconto appare su Topolino in formato giornale dal 14 febbraio al 27 marzo 1948, per poi essere ripubblicato sull’attuale Topolino in formato libretto nei numeri 455 del 1964 e 2716 del 2007.

L'originale di Christmas on Bear Mountain firmato da Carl Barks.

COSÌ PAPERONE DA COMPARSA DIVENNE STAR

«Eccomi qua, nella mia comoda dimora, aspettando che passi il Natale! Bah! Che stupida festa, in cui tutti si vogliono bene! Ma per me è diverso! Tutti mi odiano e io odio tutti! E tutti a comprare regali... Pare che si divertano! Non mi sono mai divertito, io!». Sono le battute con cui il super-avaro multimiliardario entra in scena per la prima volta. Per farsi finalmente una risata invita i nipoti squattrinati a passare il Natale in uno chalet isolato ma pieno di ogni ben di Dio, già progettando di far loro paura travestito da orso. Ma a complicare la trama ci si mette un plantigrado in carne e ossa. Il lieto fine, naturalmente, è assicurato. Tra il vecchio misantropo e i suoi congiunti nasce una solidarietà che suscitò la simpatia dei lettori, e convinse Barks a trasformare una comparsa in un personaggio principale. Un vero miracolo di Natale, che portò successivamente Paperone e nipoti a confrontarsi in remake della fortunata vicenda.

Una striscia di Christmas on Bear Mountain.

L'OMAGGIO DELLA LETTERATURA

Nel 1968, i 20 anni di Paperone furono festeggiati dalla Mondadori con Vita e Dollari di Paperon de’ Paperoni, un Oscar per la prefazione di Dino Buzzati che fece conoscere per la prima volta ai lettori italiani il nome di Barks, oltre a costituire il primo caso di pubblicazione di un fumetto in una collana riservata a letteratura e saggistica. Nel volume sono dedicate al Natale due delle sette storie. La prima, Zio Paperone e la scavatrice (titolo originale Letter to Santa: prima edizione nel novembre 1949, prima versione italiana nel dicembre 1950), vede Paperone e Paperino litigare su chi riesce a fare il miglior regalo a Qui, Quo e Qua, fino all'intervento di Babbo Natale in persona. La seconda, Zio Paperone e il Ventino Fatale, (A Christmas for Shacktown: prima edizione originale e prima edizione italiana nel 1952) parla di una raccolta fondi per comprare un regalo ai bambini di un quartiere povero, intrecciandosi con la storia di una moneta di troppo che fa sprofondare il deposito di Paperone per il troppo peso. Ovviamente della Disney si ricorda anche la trasposizione del Canto di Natale di Dickens.

L'Oscar Mondadori dedicato a Zio Paperone.

Ma non c’è solo la Disney. In Bonelli, la più grande “scuderia” originale del fumetto italiano, si trova per esempio il classico Natale calibro 45 uscito per Zagor nel dicembre 1969. La vicenda è ambientata nel piccolo borgo di Lonely Town dove quattro cantanti travestiti da Babbo Natale ingaggiati dal padrone della banca locale si rivelano essere in realtà rapinatori. Come quasi tutta la produzione di Zagor, anche questa storia è anacronistica: in realtà, all’epoca dell’ambientazione il costume di Babbo Natale non era stato ancora inventato. Ma poco importa: la storia, conclusa in mezzo album, è un eccellente esempio di quel misto tra tensione e ironia che caratterizza lo Spirito con la Scure.

Zagor alle prese con rapinatori travestiti da Babbo Natale.

Se Zagor ha il primato delle storie natalizie targate Bonelli, il record spetta però a Martin Mystère, anche perché al Natale è associata una quantità di temi e personaggi tipici di quelli abitualmente affrontati dal Detective dell’Impossibile. Risale al novembre 1988 la storia, poi finita nell’albo Santa Claus 9000, che vede Babbo Natale all’origine di un ricatto informatico ai danni di tutti i computer della Terra. Tra dicembre 1989 e il gennaio 1990 c’è Una storia di Natale: scompare uno scienziato e un misterioso neonato inizia a scrivere la sua storia al computer. Nel dicembre 1990 esce Tragico Natale che ruota attorno alla ricerca dell’Arca dell’Alleanza, sul modello di Indiana Jones. Del settembre 1995 è Il segreto di San Nicola. E del dicembre 2009 Magico Natale: un ragazzo marina la scuola per incontrarsi a Central Park con un bizzarro gruppo di senza tetto che in realtà sono insegnanti di una segreta scuola di magia.

Un racconto di Natale di Martin Mystere.

In teoria, l’Indagatore dell’Incubo per eccellenza, Dylan Dog, non dovrebbe avere a che fare con la festa dell’amore e della famiglia. Ma quale maggior incubo si può immaginare se non quello di un Natale che si trasforma nel suo rovescio? Feste di sangue (dicembre 1993) dipinge una Londra infestata da senzatetto che una maledizione ha trasformato in mostri sanguinari, mentre in Chi ha ucciso Babbo Natale? (2002) è addirittura un gigantesco Santa Claus a seminare la morte.

Anche Dylan Dog alle prese con un Natale da incubo.

Una favola natalizia è anche Nathan Never presenta Klonz (1993), mentre Mister No affronta curiosamente nel giugno 1997 il giallo natalizio newyorkese di L’inganno. Legs Weaver vive nel 2000 un surreale Racconto di Natale e Julia affronta nel dicembre 2002 tre Babbi Natale armati di pistola in Rosso Natale. Brendon a sua volta affronta nel febbraio 2004 una truce storia natalizia con un pupazzo di neve assassino in Regali dall’inferno e nel dicembre 2006 anche l’ammazzavampiri Dampyr deve regolare un Natale inquietante in Harlequin.

Una storia di Natale di Diabolik.

Per la serie dei Natali inquietanti, si possono pure ricordare una Una storia di Natale di Diabolik e un Natale col vampiro di Alan Ford. Ma pure le Strumtruppen in fondo non scherzano, con la vignetta dell’artiglieria che fa a pezzi la stalla di Betlemme. E inquietante sembra anche la storia Lupo Alberto sull’ergastolano evaso che piomba all’improvviso nella fattoria McKenzie nel bel mezzo della cena della vigilia, gettando lo scompiglio tra i presenti. Alla fine si scopre che vuole solo trascorrere il Natale con i due figli che non ha mai conosciuto. E così, anche qui, alla fine lo spirito del Natale vince.

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