Antonio Pennacchi Il Delitto Di Agora
Cultura e Spettacolo
25 Dicembre Dic 2018 1100 25 dicembre 2018

Il ritorno di Antonio Pennacchi al giallo

A 20 anni da Una nuvola rossa, arriva Il delitto di Agora. Il tema è sempre lo stesso: l'uccisione dei fidanzati a Cori nel 1997. Lo scrittore premio Strega racconta cosa l'ha spinto a riaprire il caso. 

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Antonio Pennacchi torna sulla scena del crimine. Vent'anni dopo Una nuvola rossa, pubblicato nel 1998, lo scrittore premio Strega nel 2010 con Canale Mussolini, esce con Il delitto di Agora. Una sorta di ripubblicazione del primo romanzo che è stato, come spiega il risvolto di copertina, «corretto, ripreso e riscritto con nuovi sviluppi e un inedito, sorprendente finale». Il fatto di cronaca di cui Pennacchi torna a occuparsi è il delitto di Cori: nel marzo del 1997 due fidanzati di 17 e 23 anni furono massacrati a coltellate, 124 lei e 60 lui. «Il romanzo è liberamente ispirato a un delitto che avvenne nei Monti Lepini», spiega lo scrittore a Lettera43.it. «Il paese di Agora è immaginario ma, sì, la storia è quella...».

Antonio Pennacchi torna a occuparsi de il delitto di Cori a 20 anni di distanza.

DOMANDA. Lei nel libro premette di non essere un giallista. «Non avevo nessunissima intenzione di impicciarmi in questa storia», disse. E invece l'ha scritta due volte. Perché?
RISPOSTA. Perché la prima volta non ero convinto del finale. L’esito del procedimento giudiziale su quel delitto non mi aveva convinto, ho continuato a pensare e ripensare, e finalmente dopo 20 anni mi si sono riaccese le lampadine.

Quindi secondo lei il colpevole non è Marco Canale?
Ho studiato di nuovo le carte e sono arrivato alla conclusione che colui che nel delitto vero è stato ritenuto colpevole è in realtà innocente. È stato condannato a 30 anni, ma è innocente.

Vuole far riaprire il caso?
Io ho scritto un libro. Gli altri facessero quello che gli pare.

È tornato al giallo per distrarsi dalla politica dopo la querelle col vicepremier Matteo Salvini?
No, non è stata una scelta di distrazione. Non è che sono un giallista seriale, con un investigatore chiamato a scoprire chi è il buono e chi è il cattivo e con la giustizia che alla fine trionfa. Qua la giustizia non trionfa per niente. Comunque, anche in questo libro ho continuato a occuparmi di tutti i miei temi abituali: le bonifiche, soprattutto. E le migrazioni.

Un po' come Le Iene del Circeo...
C'è sempre il rapporto con la storia, specie con la storia antica, che non passa mai. E poi tornano il mito e la giustizia. Sono temi ancora attuali. Poi la politica dei partiti facesse quello che le pare.

Ne Il delitto di Agora si parla di malagiustizia, di isterismo giustizialista, della ricerca affannosa di un capro espiatorio. Cose che hanno molto a che fare anche con certe temperie italiane attuali.
Quando ho scritto questo libro non pensavo né a Salvini, né alle sue corna. Pensavo a questa storia, ho raccontato questa storia. Ma come al solito, come in tutte le mie storie, se uno vuole i referenti politici li trova.

Una nuvola rossa finiva con un'avvertenza dell’editore: «Questo autore è un cialtrone. Solo al momento di andare in macchina ci siamo accorti che qualcosa non quadrava nelle sue citazioni». Ma la verità è conoscibile o no?
Il fatto che la complessità del reale sia inconoscibile non può esimere l’uomo dal cercare di capirla. Menzogna e verità certamente non si equivalgano. Per questo non bisogna mentire, non bisogna omettere e bisogna cercare di capire.

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