Riccardo Pozzoli chiara ferragni
Cultura e Spettacolo
30 Dicembre Dic 2018 1200 30 dicembre 2018

A tu per tu con Riccardo Pozzoli

Dagli inizi in Bocconi al successo di The Blonde Salad. Fino all'agenzia Social Talents. Passioni, sogni, progetti dell'uomo che creò il fenomeno Ferragni. 

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C’è un luogo in cui Riccardo Pozzoli ama rifugiarsi. Un luogo dove parole come “Influencer” e “startup” perdono ogni significato. Una sorta di nascondiglio nel cuore del parco del Ticino, un piccolo ristobar a conduzione familiare, dove tutto finisce in secondo piano: i follower su Instagram, le chiamate perse, le riunioni e gli estenuanti lavori di ristrutturazione del nuovo bilocale comprato con la moglie Gabrielle a Milano. «La cucina è casalinga, l’ambiente è semplice e bevi il caffè alzando i piedi, mentre la titolare spazza per terra. È come stare fuori dal mondo», dice a Lettera43.it.

Pozzoli, 31 anni, è un imprenditore. Ha fondato cinque startup, di altre due è socio e consulente, è stata la mente economica di The Blonde Salad il blog dell’ex socia in affari Chiara Ferragni. Inoltre in questi giorni ha preso il via Social Talents, l’agenzia Condé Nast degli influencer di nuova generazione di cui è direttore creativo. Nel suo lavoro insomma, la connessione è tutto, tra sessioni di business networking, social media, conference calling e cellulare sempre a portata di mano. Pozzoli però è cresciuto nelle campagne del Varesotto, amava fare il bagno nel fiume e ha trascorso le estati dell'infanzia e dell'adolescenza sull’isola del Giglio. Vacanze di cui porta con sé il ricordo della pesca dell’occhiata a bolentino in gozzo con gli amici, quando aveva 13 anni. Proprio per questo, ogni volta che può, torna nei luoghi dov’è cresciuto e dov’è anche nata la sua prima passione, quella delle due ruote, ereditata dal padre che oggi ha una piccola officina per auto d’epoca: «Sono salito in sella a sei anni: la mia prima moto era una Malagutti Grizzly, quella per i bambini».

UNA REFLEX, UN BLOG E UNA BUONA IDEA

Le sue prime volte se le ricorda tutte, o quasi. Ognuna per lui ha un’importanza fondamentale: «Se dici a te stesso che sei arrivato, smetti di fare. Ecco perché voglio avere ancora tantissime prime volte». Anche a costo di sbagliare. Il suo primo social media, inteso come tentativo di crearne uno, si chiamava Ymgup (Young Men Grow Up). Un progetto simile a Linkedin rivolto agli studenti di Economia. Pozzoli era appena 18enne. «Non avevo le capacità di gestirlo, fu un fallimento, ma di grande successo», ammette. «Da quegli errori imparai molto, specie quando poi con Chiara, quattro anni dopo, entrambi studenti alla Bocconi, lanciammo The Blonde Salad».

Era il 2009, allora uno smartphone non era sufficiente a scattare fotografie di qualità. La loro intuizione fu proprio questa: con una reflex, un blog e una buona idea si poteva fare la differenza. «Oggi basta qualche filtro su Instagram e un migliaio di follower per sentirsi influencer, ecco perché questo mestiere è percepito come qualcosa di poco spessore».

Riccardo Pozzoli con Chiara Ferragni a New York nel 2016.

DA CONDÉ NAST AI LIBRI, FINO AL MONDO VEGANO

Mestiere, sissignori. L’influencer è una figura altamente richiesta sul mercato, ma per Pozzoli serve una svolta. O magari azzerare tutto: «Occorrono qualità e sostanza ed è quello che cercheremo di portare avanti con Condé Nast. Abbiamo scelto persone con esperienze vere alle spalle e che quindi sono in grado di raccontarla, una storia: da Federica, che fa pugilato e che ha aperto una società per sensibilizzare sul tema della violenza sulle donne a Fabio, grande appassionato di artigianalità. O Alberto, che con il padre ha un’azienda di ristrutturazione per moto d’epoca». Non fa il professore mentre parla, tutt’altro: sa mettere a proprio agio l'interlocutore sin dalla stretta di mano, che avviene in un caffè a Milano, zona Chinatown: «Mangiamo qualcosa?». Si presenta con un vassoio pieno di biscotti al burro e pepite di cioccolato, panini al latte con il prosciutto e caffè americano. Non sale in cattedra: in fondo, essere direttore artistico di un’agenzia di influencer è una prima volta per lui, come lo è stato pubblicare a inizio anno il libro Non è un lavoro per vecchi, a cui ne seguirà un secondo sulla disintossicazione dai media in uscita ad aprile. In questa direzione, probabilmente, va il suo prossimo progetto nel settore vegan food: «Qualcosa che avrà a che fare con la ristorazione. Il mondo vegano è florido, credo valga la pena investirci qualcosa. Starò a Los Angeles a lungo, per dare una mano, probabilmente servirò anche ai tavoli. Così, finalmente, sarò in grado di spiegare ai miei genitori che lavoro faccio».

IL TRASLOCO IN CALIFORNIA CON LA MOGLIE GABRIELLE

Non è un posto scelto per caso, la California. È lì, Oltreoceano, che ha deciso di vivere con sua moglie, Gabrielle Caunesil, modella francese. «C’è il fermento di cui ho bisogno», spiega, «da lì partono tutti i trend dell’e-commerce, del movimento su ruota, della comunicazione e del food, ma puoi anche staccare la spina quando torni a casa, al contrario di New York, che ti succhia l’anima».Ha solo 31 anni Pozzoli, eppure ha già vissuto, studiato e lavorato nelle tre principali metropoli d’America: Los Angeles, New York e Chicago, dove ha studiato per un po’ prima di laurearsi in Bocconi. «Da Cuggiono a Chicago, la battuta vien facile, lo so. E in effetti un po’ viene da sorridere, considerato che il paese dove sono nato conta 6 mila anime». Da piccolo viveva in una cascina di campagna in mezzo agli animali stile Mulino Bianco con i genitori, ora separati ma ancora in buoni rapporti: la mamma ha un paio di negozi di abbigliamento, il padre è stato dirigente nel mercato delle automobili.

Riccardo Pozzoli e la moglie Gabrielle (Instagram).

Dalla provincia di Milano la famiglia Pozzoli si è poi trasferita nel Varesotto. Pozzoli ha frequentato il liceo scientifico a Busto Arsizio, dov’è nata l’altra sua grande passione: quella per la batteria «nata per caso». «Studiavo da una mia compagna di classe e scoprii che suo fratello prendeva lezioni», ricorda. «La provai e fu subito colpo di fulmine». Al punto da partecipare (e vincere) diversi contest internazionali con la band durante le superiori. «D’altronde Varese e dintorni hanno sempre avuto un’anima punk rock». E al momento dell’acquisto della sua prima casa, a Milano, non ha avuto alcun dubbio: doveva avere un ampio spazio per la batteria ma anche per l’auto e la moto. «Era un po’ la casa dei miei sogni, un loft da 300 mq in zona Isola, con soffitti alti sei metri. Quando Gabrielle ci ha messo piede per la prima volta, abituata com’era ai piccoli appartamenti parigini, ha detto: "Qui dentro si noterebbe qualunque cosa, anche una penna appoggiata sul tavolo"».

LA PASSIONE PER GLI SPORT

Musicista mancato dunque, una venerazione per Steve McQueen («modello di stile») ma anche sportivo mancato. Perché Pozzoli, forse, sarebbe potuto diventare un nuotatore con i fiocchi. Durante il liceo alle 7 del mattino era già in vasca. Alle 8 a scuola. Poi altre due ore in piscina. Rimaneva solo il tempo per mangiare e per i compiti. «Dopo un po’ ho mollato, dando priorità allo studio», ricorda. «Il prezzo era troppo alto. Però mi sarebbe piaciuto fare lo sportivo di professione». Surf, snowboard, palestra. Curioso che oggi pratichi solo sport individuali. Perché è tutto l’opposto di quel che accade sul lavoro, dove il suo punto di forza, confermato anche da decine di recensioni su Linkedin di chi ha lavorato con lui, è il teamworking: «Amo il gioco di squadra. Non è vero che in Bocconi non passavo gli appunti, tutt’altro: per fare gruppo spesso ho rinunciato anche a guadagni importanti».

Già, qual è il giro di affari di Riccardo Pozzoli? La sua ex fidanzata Chiara Ferragni ha un fatturato di 10 milioni di euro l’anno, e in fondo un po’ è anche merito suo: «Ma per me è diverso. Lei è una celebrity, ha gli sponsor, inoltre Chiara Ferragni Collection, che abbiamo fondato insieme, è una linea di calzature. Io non ho entrate fisse. In quanto founder, e quindi manager, metto il capitale per avviare le startup e ogni guadagno lo reinvesto. Incasso quando rivendo, ma non sono certo un milionario. A Condè Nast sono un consulente e poi ho entrate dalle aziende e dai marchi con cui collaboro». Alfa Romeo, Dockers, Armani, Brooks Brothers, Omega: l’elenco è lungo. «Con i primi 10 mila euro comprai un’auto d’epoca inglese degli Anni 70 ma la diedi via dopo pochi mesi. Aveva un impianto freni ingestibile e io non sono un collezionista: amo guidare». Con la liquidazione di The Blonde Salad invece, è lui stesso ad ammetterlo, ha investito nel mattone, comprando tre o quattro appartamenti, uno dei quali è proprio il nuovo pied-à-terre di Milano, a Chinatown, per sé e Gabrielle.

LE NOZZE IN GRAN SEGRETO A MALIBU

I due si sono sposati a Malibu, in gran segreto, all’inizio dell’anno. E qui l'imprenditore si fa più serio. Perché come ha già ribadito in più interviste, ai genitori la mossa non è che sia piaciuta più di tanto: «Abbiamo fatto tutto di nascosto, non lo sapeva nessuno, mamma e papà compresi. Dovrò bissare la cerimonia in loro presenza o finisce male». Proprio l’amata isola del Giglio potrebbe essere la location ideale, dove ritroverebbe gli amici di sempre, quelli con cui andava a pesca per occhiate, assieme alla sua famiglia allargata. «Per fortuna andiamo tutti d’accordo, io in particolare adoro sia il compagno di mia madre che quella di mio padre. E poi anche il mio fratellastro, con cui sono molto protettivo», racconta. Un secondo viaggio di nozze? Non nell’immediato: «Serve denaro liquido, e come detto, incasso solo quando vendo». Anche se la prossima meta è già stata individuata: Patagonia. Da girare in moto, o in auto poco importa. Sarebbe un’altra prima volta. «E non certo l’ultima».

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