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LA MODA CHE CAMBIA
30 Dicembre Dic 2018 0900 30 dicembre 2018

Non solo retrogrado, lo spot Conad è anche dolorosamente sessista

Il video firmato da Salvatores è espressione di un anti-europeismo evidente, ma è anche una summa di tutti i peggiori luoghi comuni dell'italianità. Compreso il disprezzo sociale nei confronti delle donne. 

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Nella messe di spot superficiali e stereotipati di cui è infarcita la nostra televisione – perfetta espressione della debole cultura e della scarsa propensione al rischio dei medi livelli aziendali a cui vengono affidati solitamente il marketing e la comunicazione dei brand – lo spot Conad che si affaccia con costanza in queste nostre serate di festa rappresenta invero un risultato inatteso, nel suo genere un unicum. Fino a oggi e, a nostra memoria, da molti anni a questa parte, nessuno era riuscito ad accorpare in pochi secondi una visione così antica e retrograda del Paese, un anti-europeismo così evidente, così tanti luoghi comuni e, sottotraccia ma ben percepibile, così tanto disprezzo sociale nei confronti delle donne. Che questo spot sia diretto da Gabriele Salvatores ci stupisce meno di quanto si possa credere: dopotutto i suoi film sono un’ode costante all’amicizia e alla solidarietà maschile, sentimenti bellissimi per carità, non fosse che le donne vi svolgono sempre un ruolo ancillare.

UNA MADRE SIMILE A FILUMENA MARTURANO PRIMA DELLE NOZZE

Per i pochissimi di voi che non avessero visto il filmato, cosa temo impossibile a meno di non cambiare canale appena si scorge la prima inquadratura, eccone il riassunto: nei giorni di festa, mentre si trova nella casa di famiglia addobbata a festa, un ragazzo dall’aria sveglia e dall’italiano perfetto riceve una telefonata che gli comunica di essere stato assunto con una carica ignota, ma evidentemente gradita, all’estero, e di dover partire subito, all’istante, perdendo cioè cenone e festeggiamenti. Muto sgomento della graziosa fidanzata, altissimi lai e lamenti da parte della più inconsulta rappresentazione della madre, anche italiana cioè iper-accudente e protettiva, che ci saremmo aspettati di vedere in un contesto contemporaneo. La madre dello spot Conad è una povera crista dimessa come Filumena Marturano prima delle nozze, che si esprime in vernacolo, che infila caciocavalli nella valigia del figlio direttamente fra le camicie, furtiva e disperata come la lupa di Verga e, come lei, socialmente marginale.

IN UN MONDO GLOBALE BASTA CON LA STORIA DELLA FUGA DI CERVELLI

Avremmo potuto tollerare questa rozza simbologia dell’amore materno e del radicamento alla propria terra se la chiusa del filmato non fosse stata affidata al padre che, esprimendosi come il figlio in ottimo italiano, gli consegna una carta prepagata del supermercato «perché tu possa comprarti i prodotti della nostra terra». Segue una discutibile chiosa sui «nostri ragazzi che vanno all’estero» come se, invece di trovarvi opportunità e magari ottime carriere, partissero per una guerra. Vorremmo però tralasciare anche questo aspetto della disastrosa campagna Conad per concentrarci invece sulla trattazione dei due ruoli femminili che vi compaiono. Della prima sappiamo nulla, ma lo intuiamo dalla sua reazione speechless, priva di parole, come se un fidanzato a cui viene offerta una chance all’estero non fosse una bella notizia, di cui rallegrarsi e da festeggiare (no, basta, in un mondo globale, la storia della fuga dei cervelli ci ha stancati: i cervelli migliori vanno dove trovano il luogo ideale per svilupparsi, e lo cambiano anche spesso. Capita, purtroppo sempre meno, che questo luogo si trovi in Italia, ma ci pare che anche Cristoforo Colombo non trovò sostegni per le proprie imprese in patria e che pure Leonardo da Vinci a un certo punto ritenne opportuno trasferirsi in Francia).

LA PARITÀ DI GENERE È ANCORA UN MIRAGGIO

Della seconda figura, la madre, sappiamo invece troppo, e quanto sappiamo ci umilia profondamente: che modello femminile è, per milioni di telespettatori, una povera sconfitta come quella, soprattutto rispetto a un marito che, di fronte alle sue reazioni viscerali, ai caciocavalli e ai borbottii dialettali, sfodera regale una carta, simbolo di potere d’acquisto e di potere maschile tout court? Quando non vi farà più impressione immaginare una situazione rovesciata, cioè una madre provvista di credit card e un padre che va in ansia e mette in pratica azioni ridicole (e anche un po’ puzzone, possiamo dirlo?), avremo finalmente raggiunto un livello di parità di genere accettabile, e potremo anche sviluppare quella comunicazione divertente e dissacrante che in molti Paesi è la regola, a partire dall’Inghilterra e da Israele, mentre in Italia è ferma ormai da troppo tempo ai giochetti di parole dell’Esselunga. E alla visione retrograda del mondo targata Conad.

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