album-migliori-2018 MUDHONEY
Cultura e Spettacolo
1 Gennaio Gen 2019 1455 01 gennaio 2019

I dischi di "nicchia" del 2018 da non perdere

Dai Mudhoney a Cedric Burnside e i Therapy? fino agli italiani Federico Fiumani e Francesco Di Bella. I consigli per l'ascolto di Lettera43.it. 

  • ...

L'indigestione di X Factor prima, l'ammucchiata di Sanremo Giovani appena smaltita, e già è alle viste l'orgia nazionalpopolare del Festival; eppure, volendo, c'è dell'altro – e che altro! - da scovare, da ascoltare: e così, questa è una più che sintetica guida ad alcuni dischi usciti nelle ultime settimane, album che sarebbe un peccato mancare. Insieme a qualche anticipazione per cominciare il 2019 in un modo più intrigante a prescindere dalle classifiche, dai clic, dai like e dalle stramaledette visualizzazioni che sempre più spesso premiano ciò che non meriterebbe altro che oblio: sono gli influencer della musica, i paraculi dell'autotune, dischi sottovuoto spinto dai quali possiamo difenderci con proposte che, in questo mondo sempre più alla rovescia, certamente non finiranno in radio, non verranno sparati al telegiornale, non faranno scoppiare i social, ma non per questo (anzi) non meritano lo sforzo di una piccola, eccitante caccia al tesoro: benvenuti nella nicchia.

1. BENTON COUNTY RELIC, CEDRIC BURNSIDE

Come non aprire con Cedric Burnside, figlio e soprattutto nipote di cotanta arte. Il nonno era R. L. Burnside, del quale il nipote riprende in questo ottimo Benton County Relic una Death Bell Blues ancora più cupa perché il Mississippi blues e soul blues di questo autore, batterista e chitarrista sono senza fronzoli, non lasciano scampo. Due giorni per registrare uno dei dischi dell'anno: nessuna discussione su questo.

2. THE DIFFERENCE BETWEEN ME AND YOU, BLACK JOE LEWIS

Proseguendo sullo stesso crinale, degno di nota è il ritorno di Black Joe Lewis che con The difference between me and you mantiene il proposito, dichiarato, di firmare un disco «più profondo e riflessivo che in passato». All'apparenza meno arrembante, in effetti più concentrato, Lewis entra nella carne del garage blues, del funky, del soul con cui rileggere in modo sempre critico una attualità che continua a non piacergli per niente.

3. WE'RE YOUR FRIEND, MAN, THE BEVIS FROND

Ma il disco che forse si farà ricordare maggiormente in questo 2018, almeno da un pubblico di palato fino, è quello di The Bevis Frond; Nick Saloman è uno degli ultimi eroi della chitarra rock e qui letteralmente si scatena con un epico album, We're your friend, man, che mette insieme 20 brani a volte lunghissimi (l'epilogo è da 13 minuti!) senza mai un attimo di stanchezza: da Hendrix ai Love, toccando tutti i generi dall'alt rock al punk al pop in mille accezioni al folk psichedelico (Donovan, Cat Stevens...). Un trionfo.

4. CLEAVE, THERAPY?

Ottimo, seppure non così abbondante, anche il nuovo album dei Therapy?, Cleave, dove i nordirlandesi veterani dell'alt metal, noise, punk e hardcore (in una miscela personalissima) sfoderano vibrazioni qua e là degne del capolavoro del 1994, Troublegum: stagionati certamente, rammolliti neanche per sogno.

5. DIGITAL GARBAGE, MUDHONEY

E, già che ci siamo, come non rendere l'onore delle armi anche ai progenitori del grunge, i Mudhoney, che nell'egregio Digital Garbage stipano 11 fucilate spesso debitrici degli Stooges, chiuse dai 90 secondi meravigliosamente in pessima fedeltà di Oh Yeah.

6. 4 AM, BRYAN'S MAGIC TEARS

Un altro album che merita ogni attenzione (e invece resterà misconosciuto) è 4 AM dei Bryan's Magic Tears: il lato più malsano di certo alt rock americano Anni 90 (quanta nostalgia, per chi all'epoca oscillava intorno alle 20, 30 primavere), e invece sono francesi; capaci di un dinamismo sorprendente con cui prendono i cliché del genere e li piegano a soluzioni fresche e sempre ispirate.

7. HEAVEN AND HEART, KAMASI WASHINGTON

Infine, per gli amanti dell'alt jazz, o indie-jazz, crossover jazz, nu-jazz o inventate un po' le etichette che vi pare, sarà imperdibile questo monumentale, in tutto e per tutto, Kamasi Washington che con Heaven and Heart firma l'ennesimo, pachidermico (capo)lavoro: tre dischi (il terzo è mimetizzato nella fodera del cd), per tre corposissime ore di un viaggio in cui il sassofonista losangelino lambisce ogni territorio e ogni mostro sacro frullando lounge, caraibi, Miles Davis, Coltrane e Herbie Hancock, virtuosismi, brezze da colonna sonora, facendo inorridire i puristi ma eccitando gli ascoltatori più aperti e curiosi.

8. 'O DIAVOLO, FRANCESCO DI BELLA

Un po' di spazio, doveroso, anche per alcune proposte nostrane. Come quella di Francesco Di Bella, alla terza prova solita dopo la piccola grande epopea coi 24 Grana. 'O Diavolo è un compendio squisito di canzoni raffinatissime tra ballata folk e un po' di progressive con spezie elettroniche molto misurate. Il tutto in quella lingua meravigliosa, impagabile che è il napoletano. 'O Diavolo è realmente lavoro da scoprire, per non lasciarlo più.

9. L'ABISSO, FEDERICO FIUMANI

Notevole anche il ritorno di Federico Fiumani, che ne L'Abisso discende, per riproporli a chi ascolta in bilico su una lama di rasoio, vortici esistenziali e anagrafici con poesia cruda e mai consolatoria; sulla scia dei Diaframma, certo, ma con una cifra in più di consapevolezza di un disagio che però non si arrende, e non si compiange.

ASPETTANDO IL 2019...

10. FOOL, JOE JACKSON

La prospettiva del 2019 vede, tanto per cominciare, un altro graditissimo ritorno, quello di Joe Jackson, che il 18 gennaio esce con Fool, sèguito, speriamo all'altezza, dello strepitoso Fast Forward di ormai quattro anni fa.

11. FORMA MENTIS, UMBERTO MARIA GIARDINI

Strepitosa, poi, la nuova fatica di Umberto Maria Giardini, che in febbraio esce con Forma Mentis: l'ex alter ego Moltheni ricompare sulla scia di un rock-grunge tra Melvins e Soundgarden, con 11 composizioni ispiratissime, improntate a una freschissima maturità. Disco spettacolare, sul quale il vostro cronista vi invita a investire senza riserve.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso