Fabrizio De André Osservatore Romano
Cultura e Spettacolo
10 Gennaio Gen 2019 1924 10 gennaio 2019

Anche l'Osservatore Romano ricorda Fabrizio De André

Il quotidiano del Vaticano ricorda l'intervista concessa dal cantautore un anno prima di morire e gli dedica un commosso epitaffio: «Ha tentato, riuscendoci, di schierarsi dalla parte degli emarginati e dei perdenti».

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Anticlericale, certo, a volte perfino blasfemo nei suoi testi, ma anche profondamente cristiano, nel senso di conoscitore e ammiratore del messaggio di Gesù. Non stupisce, così, che a vent'anni dalla sua morte, dedichino parole commosse a Fabrizio De André anche alcuni media vaticani e della Chiesa in Italia. Famiglia Cristiana, nella sua edizione online, ha riproposto un pezzo in cui ricorda l'album pubblicato nel 1970, La buona novella, dedicato ai vangeli apocrifi e dove la figura di Maria in particolare viene tratteggiata in alcune canzoni che entrano di diritto nella storia cantautoriale italiana, come L'infanzia di Maria, Ave Maria, Maria nella bottega del falegname, Tre madri.

Ma a celebrare il cantautore genovese è soprattutto l'Osservatore Romano, organo ufficiale della Santa Sede, con una intera pagina nell'edizione del dieci gennaio che parte proprio dalle parole di Fabrizio De André, contenute in un'intervista che era stata concessa al giornale del Vaticano un anno prima di morire. «Non ho il dono della fede ma nella mia vita non posso prescindere da Cristo» aveva detto. Parte da qui il ricordo del giornale: «Non aveva "il dono della fede" (parole sue) ma possedeva certamente — lo ha detto di lui anche il poeta Mario Luzi — una visione religiosa della vita. "Quale sarà la mano che illumina le stelle" ha scritto nella canzone Ho visto Nina volare ("un’estatica contemplazione del mistero della creazione, in quella solitudine che ti mette a contatto con l’Assoluto"), pubblicata in quel suo ultimo disco (Anime salve, 1996) che si conclude con il brano Smisurata preghiera: "Ricorda, Signore, questi servi disobbedienti alle leggi del branco". De André ha saputo scrivere poesie e vestirle di musica. Ha tentato, riuscendoci, di schierare i suoi versi dalla parte degli emarginati, dei poveri, dei perdenti agli occhi del mondo».

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