Stefania Grassi Ellis Robert De Niro

Stefania Grassi porta Danilo Mezzetti in tribunale per il plagio di Ellis

Il giudice di Roma rinvia a giudizio per truffa l'ex caratterista amico di De Niro. E l'attore sarà citato per la responsabilità civile e la richiesta di un risarcimento.

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Ci sono voluti tre anni, ma alla fine ci sarà un processo. Stefania Rossella Grassi è riuscita a portare in tribunale Danilo Mezzetti, in arte Mattei, l'ex caratterista, amico intimo di Robert De Niro e suo agente in Italia, accusato di truffa per aver promesso alla sceneggiatrice italiana di fare da intermediario con l'attore perché interpretasse il ruolo di protagonista ne L'Uomo in Frac, progetto cinematografico della giovane autrice italiana. Nonostante uno scambio di email durato mesi con De Niro (o un indirizzo che sembrava ricondurre a lui) e i suoi agenti, e nonostante i primi abboccamenti, il progetto di Grassi fu alla fine scartato. Qualche mese dopo, però, uscì Ellis, un corto diretto dall'artista JR, scritto dallo sceneggiatore Eric Roth, interpretato da De Niro, simile in modo impressionante alla sceneggiatura de L'Uomo in Frac, di cui riportava interi monologhi praticamente identici. Più che sufficiente per un'accusa di plagio, una richiesta di risarcimento, una citazione per truffa e furto di proprietà intellettuale.

LA CITAZIONE IN GIUDIZIO PER MEZZETTI

C'è un decreto di citazione a giudizio con cui il pubblico ministero Maria Gabriella Fazi dichiara concluse le indagini preliminari e invita Mezzetti a comparire davanti al tribunale ordinario di Roma il 5 marzo 2019, per la prima udienza del processo, convocata per le 9 del mattino nell'aula 21, perché «dopo aver convinto Grassi di essere amico dell'attore statunitense Robert De Niro, con il falso pretesto di doversi recare a New York per avviare una trattativa con Robert De Niro e pervenire a un contratto con quest'ultimo per la realizzazione di un film tratto dall'opera L'Uomo in Frac (anche conosciuta come Mister volare-Oltre la musica e Vecchio Frac storia di un clochard), di proprietà di Grassi Stefania, induceva in errore questa in relazione alla buona riuscita dell'affare e la convinceva a comprare in suo favore un biglietto andata-ritorno per un trasporto aereo da Milano a New York e a versare in proprio favore la somma complessiva di euro 4.300,00, producendo così un danno patrimoniale a quella con proprio profitto ingiusto».

Stefania Grassi e l'attore premio Oscar Robert De Niro.

LE ACCUSE DELL'AVVOCATO DI DE NIRO A GRASSI

Il caso fu portato alla luce dell'opinione pubblica proprio da Lettera43.it, e successivamente ripreso da organi di stampa internazionali come il Guardian, quando l'avvocato di De Niro qualificò come «assurde» e «calunniose» le accuse di Grassi: «L'idea che il due volte premio Oscar Robert De Niro abbia potuto fornire al premio Oscar Eric Roth la sceneggiatura di una sconosciuta autrice italiana in modo che il signor Roth potesse usarla per scrivere Ellis, il corto su Ellis Island e i primi immigranti, non solo è assurda, è calunniosa». Non per i giudici evidentemente, perché a seguito della segnalazione di Grassi e del suo avvocato Antonio Petrongolo, Ellis, che nel frattempo era stato proiettato pubblicamente in diversi festival e incontri, diventando una sorta di manifesto democratico anti Trump in piena campagna elettorale per le elezioni presidenziali, è sparito prima da Youtube, poi da Netflix e dai canali della Tribeca, casa di produzione fondata da De Niro (ma il trailer è ancora disponibile sul sito ufficiale del film). La stessa Tribeca che ora, con De Niro, Roth e JR, è citata in giudizio per la responsabilità civile e potrebbe essere condannata a un cospicuo risarcimento danni nei confronti dell'autrice.

IL PREMIO OSCAR NEGA DI AVER RICEVUTO LO SCRIPT

De Niro, attraverso i suoi legali, ha sempre negato di aver ricevuto quello script, ma Stefania Grassi ha sofferto per anni, è stata male psicologicamente e fisicamente, è stata contattata da Gioia Scola, attrice amica di Mezzetti, per proporre un accordo economico affinché ritirasse le denunce, è stata minacciata a sua volta di querela per diffamazione con un'email inviata dal legale di De Niro, Thomas Harvey, al suo avvocato difensore dell'epoca, Simone Bodio, ma non ha mai mollato. Si è rialzata e ha ripreso a lavorare, e dopo aver accusato di plagio anche Sarah Jessica Parker per il film Best days of my life, a suo dire ancora una volta copiato da L'Uomo in Frac, ha trovato lavoro alla Sun Film Group S.p.A, come addetta casting e sceneggiatrice. E ora, dopo aver ottenuto il riconoscimento della paternità della sua opera, comincia a credere davvero di potersi prendere una rivincita. «L’8 gennaio di quest’anno, il mio legale, l’avvocato Antonio Petrongolo mi comunica la notizia del rinvio a giudizio di Danilo Mezzetti. Il Tribunale Penale di Roma mi riconosce la proprietà, l’originalità e l’unicità della mia opera, L’uomo in Frac», ha raccontato a Lettera43.it. «In un solo istante, la croce che disegnò sul mio petto Mr. Robert De Niro si è dissolta. Una croce di gesso bianco, uguale a quelle che venivano poste sul petto degli immigrati Italiani alle porte di Ellis Island. Si è dissolta nel giusto, in una battaglia come quella di Davide contro Golia e grazie alla giustizia Italiana. Noi italiani abbiamo dignità e non siamo in vendita. Ho sentito la carezza di mia madre? Sì, in ogni attimo di questi quattro anni di precarietà, malattia e dolore, ho sentito la carezza di mia madre».

La dedica di Robert De Niro a Stefania Grassi (dalla pagina Fb di Stefania Grassi).

NON SI ESCLUDE UNA RESPONSABILITÀ PENALE

Adesso l'attenzione è rivolta al processo che partirà il 5 marzo e al verdetto. E una citazione per responsabilità civile è in arrivo anche per Robert De Niro, la co-fondatrice e amministratrice delegata di Tribeca Jane Rosenthal, l'avvocato Peter Grant, Eric Roth e JR. «Mezzetti o non Mezzetti le email sono arrivate a Tribeca e De Niro», ha commentato l'avvocato Antonio Petrongolo, rappresentante di Stefania Grassi, «e gli intenti della mia assistita erano chiarissimi. Ecco perché ci costituiremo parte civile e chiederemo l'estensione della responsabilità in capo a queste persone per il risarcimento del danno arrecato dallo scorretto utilizzo dell'opera». Una citazione che, peraltro, non esclude il coinvolgimento degli stessi soggetti a livello penale: «Se dovessero sussistere in corso di dibattimento delle questioni penali che possano essere estensibili anche agli stessi chiamati, ci saranno poi le relative conseguenze, ma questo lo può decidere solo il tribunale, a cui noi ci affidiamo nella speranza che possa comprendere come le cose sono andate veramente».

IN DIFESA DEL PATRIMONIO ARTISTICO ITALIANO

Soddisfatto per l'evoluzione della vicenda anche l'avvocato Tommaso Scutari, in arte John J. Greenflowers, co-autore de L'Uomo in Frac: «In qualità di scrittore e sceneggiatore intervenuto per la revisione e lo sviluppo di taluni passaggi della sceneggiatura intitolata L’uomo in frac (ma anche in qualità di legale a suo tempo incaricato dalla collega per la presentazione Oltreoceano, e non solo, dell’opera letteraria, ndr), non posso che confidare nella giustizia e nelle professionalità evidentemente coinvolte per l’accertamento dei fatti accaduti», ha detto, «auspico che quanto accaduto alla collega Stefania Rossella Grassi, e di riflesso al sottoscritto come co-autore, serva altresì ad aprire un serio dibattito e confronto con gli enti competenti per garantire agli scrittori italiani maggiore tutela, trattandosi, senza ombra di dubbio, di attivare quelle sinergie idonee a proteggere sia il patrimonio culturale degli scrittori che vivono delle parole che seminano, sia di difendere il patrimonio artistico e culturale su cui l’Italia ha da sempre fondato la sua fortuna e fama nel mondo letterario e cinematografico».

16 Gennaio Gen 2019 1648 16 gennaio 2019
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