Adrian Serie Animata Celentano
Cultura e Spettacolo
20 Gennaio Gen 2019 1500 20 gennaio 2019

Celentano si reinventa Adrian

Una serie animata disegnata da Milo Manara con cui il Molleggiato si celebra. Dimostrando di aver capito la lezione della cultura pop americana: attraversare tutti i generi e i media per diventare immortale.

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Adriano Celentano a 81 anni non molleggia più ma per il resto è sempre lui. Atipica figura di profeta-artista che, a differenza di certi colleghi, non cerca adepti: li presume. Quando canta «cerco l'estate tutto l'anno», è chiaro che l'io cantante si identifica nell'io cantato, che il mondo è un luogo a misura di Celentano, non c'è mai quel disperdersi nel vissuto di chi ascolta, tipico ad esempio di Lucio Battisti, c'è il processo inverso, è il pubblico a doversi identificare nelle percezioni, le convinzioni e le convenzioni di Celentano, uomo solo al comando dove “solo” s'intende per avverbio: non come aggettivo.

All'esordio come oggi che non rimbalza più dopo 60 anni suonati di carriera. “Molleggiato” del resto è già appellativo remoto, dell'epoca dei juke-box e dell'ingenuità consumistica nella quale un ragazzo sveglio poteva importare il rock and roll edulcorato, fatto più di movenze che di contenuti, deprivato dalla sua carica pericolosa e sovversiva, e, travolto dal successo, fondare una società dello spettacolo a sua dimensione e chiamarla Clan, per dire un circolo chiuso, con le sue regole, col suo Cristo e intorno gli apostoli, ogni tanto cacciati dalla tavola. Subito osannato da milioni di adoratori ma già solo, blindato in se stesso come adesso, dice chi lo intercetta a Galbiate, la sua fortezza Bastiani da cui lo si vede uscire solo per andare a messa. Uno che non molleggia più ma è rimasto a suo modo dentro la bolla dell'epos e della memoria, con i suoi stivaletti d'altri tempi, l'approccio sul mistico strafottente, le frequentazioni discografiche con l'altra sovrana dell'epoca, Mina.

ADRIAN, PROGETTO AMBIZIOSO DISEGNATO DA MANARA

Anche Adrian, il cartone animato in nove episodi in prima serata su Canale5, a partire dalla doppia puntata di lunedì e martedì 21 e 22 gennaio, si annuncia come una celebrazione circolare. Già dal nome, che così tronco vorrebbe forse suonare cosmopolita e invece conserva un sapore balcanico, da esotismo di confine. Invadente fin dalla vigilia: circola per i social una polemica sul volume degli spot a livelli da lobotomia. Ma quando il profeta si manifesta, non lo fa sempre con un rombo di tuono?

È una vera graphic novel in movimento, realizzata da Milo Manara su musiche di Nicola Piovani, con la partecipazione di Michelle Hunziker e di Lillo e Greg

Adrian, prodotto ovviamente dalla società ClanCelentano, è un'operazione si vocifera da 28 milioni di euro, impegnativa al punto che la macchina produttiva ha cominciato a lavorarci fin dal 2015: rinvii, ritardi, trattative estenuanti (si sa che i Celentanos sui soldi sono più duri di Gordon Gekko), le ultime bizze del protagonista, che ancora a poche ore dall'inizio minacciava di far saltare tutto, per arrivare a una vera graphic novel in movimento, realizzata da Milo Manara su musiche di Nicola Piovani, con la partecipazione del vecchio sodale Teo Teocoli, con Michelle Hunziker, Ambra, Nino Frassica, Lillo e Greg, oltre, naturalmente, alle canzoni del protagonista. Il tutto all'interno del teatro Camploy di Verona, con pubblico pagante e tanto di escursioni all'esterno: Celentano ha preteso una dimensione artistico-sociale, come sempre, per quella che si annuncia a tutti gli effetti come una summa dell'Adrian-pensiero e qui entra il discorso dei significati, della matrice politica: «Non ci saranno monologhi», ha precisato Claudia Mori, lasciando intendere che questa volta le tirate, la visione apocalittica e salvifica saranno affidate direttamente all'avatar tra fantastico e reale. Ad Adrian, l'ego-ego di Adriano.

Adrian, la serie animata di Adriano Celentano su Canale 5.

Per dire cosa? Per ribadire, molto probabilmente, il falso dilemma di uno che in 60 anni di carriera, di silenzi verbosi, di sermoni sul qualunquista andante, ha attraversato tutte le posizioni sociologiche se non ideologiche: giovane insofferente (ribelle sarebbe troppo) dell'ordine costituito negli esordi a fine Anni 50, ecologista nostalgico da via Gluck a metà dei Sessanta, conservatore antisindacalista all'inizio dei Settanta di piombo («chi non lavora non fa l'amore»), ambientalista anarcoide tra alberi di 30 piani, indignato dalla Svalutescion morale, cattolico conservatore ma con punte di dissenso, quindi berlusconiano, antiberlusconiano, anarchico conservatore, fino inevitabile approdo sul populista-grillino che però gli va stretto: lui non è Beppe Grillo, che deve costruirsi un elettorato, lui è Adrian(o) e sono gli adepti ad andare a lui.

CELENTANO COME UN EROE DEI FUMETTI

Celentano uomo per tutte le stagioni? Non esattamente: uomo che ha attraversato tutte le stagioni, con la disinvoltura di un artista-industriale ma pure con la coerenza di chi affida le proprie certezze a pubbliche lettere enfatiche e un po' paranoiche, scritte in maiuscolo, ai giornali. Con la faciloneria di chi spreme banalità difficili da contestare, «non è la violenza che mette a posto le cose», appiattisce ogni questione col caro vecchio buon senso e se ne vanta in spregio alla cultura alta, laureata: «Io sono il re degli ignoranti».

Celentano sarà anche il re degli ignoranti ma è pure uno che conosce bene la lezione americana sulla serialità della cultura pop

Il buono da una parte, il male dall'altra, il mondo spaccato in due come una mela, i valori eterni, anche se, all'occorrenza, le carte si possono rimescolare. Ma non è questo il senso dell'operazione Adrian, non sta qui la sua importanza. Piuttosto, Celentano, arrivato ben oltre l'età dei molleggi e delle saggezze, può permettersi una invenzione scenica sorprendente – e gliene va dato atto. Raffigurarsi come un cartone animato, come un eroe dei fumetti ha in sé una sorta di presunzione anche tenera ma non per questo meno perentoria, meno assoluta. E meno naif di quanto potrebbe sembrare: Celentano sarà anche il re degli ignoranti ma è pure uno che conosce bene la lezione americana sulla serialità della cultura pop, una produzione su larga scala partita negli Anni 30 e giunta fino a noi riuscendo a riplasmare la sensibilità ludica occidentale.

LA CELEBRAZIONE DELLA CULTURA POP MAINSTREAM MADE IN USA

L'Adrian made in Italy, ma coi tratti raffinatissimi di Manara, non è così distante dal Dick Tracy che parte nel 1931 con la matita di Chester Gould e continua in eterno, trasformandosi anche in eroe di celluloide nel 1990 con la faccia di Al Pacino e la controparte femminile di Madonna. È Topolino, è Capitan America, è la narrazione seriale di se stesso. Allo stesso modo, è una narrazione intermediale, che non a caso prevede la proiezione della graphic novel in un teatro, trasmessa dalla televisione e con le canzoni originali del protagonista: praticamente tutti i generi e i media sono attraversati, ancora una volta secondo la lezione americana (manca il cinema, ma figuriamoci se non ne verrà tratto uno speciale retrospettivo ad hoc per le sale).

Adrian, la serie animata di Adriano Celentano su Canale 5.

Siamo nella cultura pop mainstream? Certamente. L'intellettuale snob potrà citare i francofortesi infastiditi, Horkheimer e Adorno, «lo spettatore non deve lavorare di testa propria; il prodotto gli prescrive ogni reazione»? Certamente. Ma quella della proposta culturale che non preveda la soggezione del pubblico, che lo emancipi e lo spinga a volare con le proprie ali, è, a dirla tutta, una favola bella che s'infrange contro il senso stesso di spettacolo: qualcosa che l'artista elabora e che il pubblico fruisce, libero di trarne i giudizi estetici e le conclusioni etiche che crede. Resta che il cartone Adrian lo crea e lo impersona un artista che ha cominciato nel 1957 e che, con tutti i suoi limiti da «cretino di talento», come lo vedeva Giorgio Bocca, o da «probabilmente idiota», secondo David Bowie, può proporsi in una dimensione che per chiunque altro sarebbe ridicola, mentre per lui è, resta profetica.

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