Giorno Della Memoria 2017 Storia Aldo Finzi

Giorno della memoria: la storia di Aldo Finzi

Compositore milanese, nel 1937 vinse un concorso alla Scala ma fu escluso perché ebreo. Da allora lavorò sotto pseudonimo. Ma grazie al nipote, le sue musiche ora sono tornate alla luce. 

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«La musica è invincibile, sovrasta anche l’odio, l’oblio e la morte». A parlare è Aldo Massimo Finzi, avvocato milanese e nipote di Aldo Finzi, celebre compositore di origine ebraica a cui, negli Anni 30, causa leggi razziali fasciste, venne precluso di eseguire le proprie musiche. Appartenente a un’antica famiglia ebrea originaria di Mantova, Aldo Finzi nacque a Milano nel 1897. Compiuti gli studi classici al liceo Parini, si laureò in Giurisprudenza all’Università di Pavia, mentre, nel contempo, si diplomò, da privatista, in composizione, presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma. Fu l’inizio di una carriera in ascesa che lo portò a produrre una gran quantità di liriche, musiche da camera, sinfonie, opere comiche e drammatiche. Nel catalogo Ricordi del 1931, fra le sue tante composizioni, si trovano Il chiostro (per voci femminili e orchestra), i poemi sinfonici Cirano di Bergerac e Inni alla notte, una Sonata per violino e piano e un Quartetto per archi. Opere giudicate estremamente positivamente dalla critica del tempo e che, all’epoca, vennero eseguite nei più prestigiosi teatri d’Italia, per mano di importanti direttori d’orchestra, come, per esempio, Vittorio Gui.

Nel 1937 Aldo Finzi vinse un concorso della Scala per compositori ma venne escluso in quanto ebreo.

IL CONCORSO DELLA SCALA E L'ESCLUSIONE PERCHÉ EBREO

Un successo quello di Finzi che, nel 1937, si interruppe però bruscamente. «Nel 1937, venne bandito dalla Scala un concorso per un’opera nuova, che si sarebbe eseguita nella stagione successiva», racconta a Lettera43.it Aldo Massimo Finzi, «mio nonno vi partecipò con la Serenata al vento. Fra i membri della commissione giudicatrice c’era Pick Mangiagalli, che, confidenzialmente, gli disse che aveva vinto il concorso. Ma l’annuncio ufficiale, atteso per la primavera del 1938, non arrivò mai. Un cambio di rotta dato da un veto governativo, che anticipava l’imminenza della campagna razziale in Italia».

LE RICADUTE SULLA PRODUZIONE MUSICALE

La delusione fu grande, ma il maestro non smise di comporre. «Mio nonno viveva di musica: la censura e l’esclusione furono per lui un colpo duro da digerire», continua Finzi. «Vedersi togliere, senza un motivo valido, quel traguardo tanto agognato, fu per lui terribile: come se il mondo gli fosse caduto addosso. La sua vena creativa però non si inaridì né, tanto meno, si esaurì, ma sarebbe falso dire che questo profondo sconforto non influì sulla sua produzione musicale: lo si intuisce dai suoi stessi pezzi». Fino a quegli anni, le sue composizioni furono estremamente gioiose. Dal 1938 in poi, i temi si incupirono. Nel 1942, compose Shylock, opera drammatica, ispirata da Il mercante di Venezia di William Shakespeare, su libretto di Rossato (l'autore voleva incentrare l'azione sulla denunzia che Shylock fa delle persecuzioni di cui è vittima il suo popolo). Soltanto il primo atto venne musicato. «Nel ‘38, ottenne anche un incarico in un istituto musicale di Chicago, ma non volle andarci», ricorda ora il nipote del maestro. «Alcuni critici hanno sostenuto che avrebbe potuto fare fortuna componendo colonne sonore di grandissimo successo, un po’ come John Williams. Chi lo sa. Certo è che, per vivere, si accontentò di lavorare anonimamente o sotto pseudonimo: sua è la traduzione ritmica delle Beatitudini di César Franck in italiano, traduzione che corre sotto altro nome».

Quartetto, una delle opere composte da Aldo Finzi.

LA PREPOTENZA E LA CORRUTTIBILITÀ DELLE SS

Precauzione che non gli impedì, nel 1944, di dover affrontare la prepotenza delle SS: «Poco prima della metà degli Anni 40, il nonno si rifugiò a Torino», continua Finzi. «Una denuncia fece sì che le SS si recassero nell’alloggio dove era nascosto mio padre, per cercare il nonno che, in quel momento, non era però in casa. Per evitare la cattura di mio padre, mio nonno si consegnò spontaneamente alle SS, che, fortunatamente, scoprì essere facilmente corruttibili: quel giorno, si portarono via tutto, pure la fede nuziale della nonna. Ebbe coraggio, anche se credo che ognuno di noi, per salvare la vita al proprio figlio, avrebbe agito in quel modo. Fu da quell’episodio che nacque il desiderio di ringraziare il Signore, dando vita al Salmo per coro e orchestra. Quest’opera, assieme allo Shylock, è considerata uno dei più bei pezzi del nonno».

Aldo Finzi nacque a Milano nel 1897.

LA RISCOPERTA DELLE MUSICHE DI ALDO FINZI

​Aldo Finzi morì il 7 febbraio 1945: sepolto sotto falso nome, la moglie dovette attendere il Dopoguerra e l'abrogazione delle leggi razziali prima di potere redigere un documento che le permettesse di riportare i resti mortali del marito al famedio del Cimitero monumentale di Milano. È solo da qualche decennio, però, che l’importanza artistica della sua figura musicale è stata finalmente riportata, definitivamente, alla luce. «Non ho avuto la fortuna di conoscere mio nonno», spiega Finzi, «ma la sua memoria ha sempre aleggiato in casa nostra, tant’è che, a scuola, dovendo argomentare il tema Parla di un tuo familiare, scrissi proprio di lui. D’altra parte, in famiglia, c’era pure un po’ di reticenza a rispolverare la storia del nonno e ad affrontare certi argomenti e certo passato. Ma quando il noto direttore d’orchestra Gian Paolo Sanzogno e una docente del conservatorio Verdi di Milano, Simonetta Heger, giudicarono bellissime le composizioni del nonno, decisi che le sue opere dovevano essere riscoperte. Fu anche grazie a loro che, in 30 anni, sono riuscito a far sì che le sue musiche tornassero a risuonare nel mondo».

Lo spartito di Aldo Finzi di Cirano di Bergerac.

UNA RIVINCITA SU CHI TENTÒ DI SOFFOCARE LA SUA FIGURA

Il primo dicembre 2012, per la prima volta, viene eseguita al Teatro Gaetano Donizzetti di Bergamo, l’opera La serenata al vento. Due anni fa, a dicembre, il primo concerto alla Carnegie Hall di New York, seguito da quello dello scorso novembre, al quale partecipò come guest star anche Plácido Domingo. «Dopo la prima mondiale a Bergamo, ricevetti una telefonata dal tecnico del suono di Ricordi», racconta Finzi, «che mi confidò come i duetti d’amore de La serenata eguagliassero, in bellezza, le più famose opere pucciniane. I concerti negli Stati Uniti hanno raccolto grandi standing ovation. Ma non è tutto. L’anno scorso, la rivista America Oggi ha riportato in copertina la foto di mio nonno con la didascalia Lo Strauss italiano, mentre, quest’anno, la stagione della Verdi è stata inaugurata proprio con un suo poema sinfonico. Le sue composizioni, ormai, viaggiano dall’Europa al continente americano, fino all’Asia: una bella rivincita a scapito chi nel ’38 ha voluto soffocare, da un punto di vista umano e artistico, la sua figura, condannandola al dimenticatoio».

UNA LEZIONE CONTRO L'AUTORITARISMO E LA VIOLENZA DI RITORNO

Oggi, l’associazione Accademia Finzi, che ha sede presso il teatro Il Maggiore di Verbania, si impegna, sotto l’egida della società Ace e dell’agenzia Wec, a far conoscere la figura e la musica del grande compositore negli istituti musicali d’Italia e del mondo. «Le musiche del nonno incominciano a diffondersi nelle scuole», conclude Finzi, «è quel che mancava. E questo dimostra come la musica sia invincibile: nemmeno le leggi razziali e 80 anni di oblio hanno cancellato le composizioni di mio nonno e, quindi, la sua memoria. La bellezza, alla fine, ha vinto sull’odio. Una lezione che rischiara i tempi incerti che stiamo vivendo, in cui certe forme di autoritarismo e violenza pare stiano ritornando».

27 Gennaio Gen 2019 0900 27 gennaio 2019
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