Festival Di Sanremo
Sanremo
Sanremo 2019 Prima Serata Pagelle Cantanti

Le pagelle della prima serata di Sanremo 2019

Baglioni parte visibilmente stanco e le spalle Bisio e Raffaele sono inadeguate: nemmeno un minuto di non tedio. Media voto delle canzoni in gara: 4,3. Ma la vera tragedia sono gli autori del Festival.

  • ...

da Sanremo

Dove eravamo rimasti? A Claudio Baglioni che riempiva il Festival di Sanremo 68 di brani suoi e solo coi diritti se la poteva comprare, Lampedusa. E l'edizione 69 riparte esattamente da dove la precedente finiva. Con un brano di Baglioni del 1981, tra i più mossi, Via, vieppiù dopato dall'enfasi rock-orchestrale (a cura di Jeoff Westley, che curiosamente arrangiava lo stesso brano 38 anni fa), dei ballerini, delle luci spaziali, della scenografia che è una illusione post urbana di scale, ponticelli, ribaltine che prodigiosamente spariscono alla vista. «Festival dell'armonia», salmodia Baglioni, ingessato, visibilmente stanco già alla partenza. Altro che armonia, dicono si vada consumando di rabbia ed esasperazione per l'affaire Salzano. Certo tutto questo casino non se lo aspettavano, con quei bastardi dei giornalisti che stavolta non se ne danno per inteso e bisognerà pur trovare un modo per dirottarne l'attenzione.

Ma la puntata è atrocemente notarile, troppe canzoni da presentare, le due spalle sono solo vallette che leggono il gobbo e il boss c'è il meno possibile. Gioca al risparmio? Fa il prezioso? Ma lui, ricordiamolo sempre, non è un conduttore, l'anno scorso partì in modo tragico e si dovette escogitare la soluzione Siae, farlo cantare, sempre, da solo, in duetto, per non farlo presentare. E andò bene. Ma quest'anno? La partenza è una mosceria sconcertante, perfino incredibile: nemmeno un minuto di non tedio. È la mediocrità dell'indie che si palesa, è la vecchiezza del mainstream che si tradisce, è l'eterno ritorno di chi tiene famiglia, è una rutilante sagra di paese, è l'inadeguatezza delle due spalle, è la latitanza del conduttore. Peggio di così si muore. Di noia.

LE PAGELLE DEI CONCORRENTI

FRANCESCO RENGA – ASPETTO CHE TORNI: 5

Sembra uno scarto di Lucio Dalla, senza Dalla. E lasciamo andare il testo, che ne abbiamo già detto, ma insomma uno cosa spera di combinare con una robettina così?

NINO D'ANGELO E LIVIO CORI – UN'ALTRA LUCE: 6

La world partenopea incontra l'hip hop dei quartieri spagnoli; non si sa bene per andare dove. In effetti, la parte principale è del giovane Cori, più fresco e a suo agio: Nino gli fa da paterno controcanto. È un pezzo d'atmosfera, nella lingua impagabile di Napoli. Non trascendentale, ma, ad un primo ascolto, dignitoso.

NEK – MI FARÒ TROVARE PRONTO: 6 ½

Pop-rock di consumo che cerca le radio (le troverà): i chitarroni, la voce che s'impenna, il ritornello che s'inchioda (di questi tempi è un miracolo). Furba, ma siamo qui per far soldi, no?

ZEN CIRCUS – L'AMORE È UNA DITTATURA: 5/6

Va dato loro atto di non essersi snaturati per il Festival. Solo che questo non è il palco per cantare così male. Perché non fossimo animalisti diremmo che Andrea Appino canta come un cane. E così vanifica un brano che poteva anche essere moderatamente intrigante, nel testo, nel ritmo.

IL VOLO – MUSICA CHE RESTA: 2

C'è lo zampino della Nannini: e, disgraziatamente, si sente. Siamo al puccinismo di ricotta. Ma la canzone non è tutta qua: c'è molto di peggio, in effetti, c'è la peggio tradizione, i peggiori anni della nostra vita musicale. Poi questi tenori con microfono, risultano, chissà come mai, fastidiosi, fasulli come l'euro e per di più in monete da 3 euro. Musica che resta, a questo punto, suona come una minaccia. Che nessuno merita.

LOREDANA BERTÉ – COSA TI ASPETTI DA ME: 5

Curreri compose, Lori cantò. Con le gambe scoperte a quasi 70 anni, i capelli blu, le labbra improbabili e un pezzo che cerca, cerca, ma non trova. Finirà nel disco che l'ha rilanciata lo scorso autunno, ma è una aggiunta superflua. Cantata anche male. La Berté chiude qui una storia non facile con Sanremo, e forse conveniva evitare una uscita così.

DANIELE SILVESTRI – ARGENTOVIVO: 6

Ci sta di mezzo un po' tutto qui: Gabrielli dei Calibro35 che dirige, Agnelli che coscrive, er rapper Rancore che dà credibilità al lamento adolescenziale; nuovissimo, il tema della normalizzazione del giovane: è, come noto, sempre e comunque e a prescindere “colpa della società”, anche se ti annoi. Piacerà, la retorica è sempre una buona carta. Poi ha gli archi drammatici. Anche in sala stampa, applausi a scena aperta. Allora è chi scrive fuori posto, forse barbogio, sta di fatto che, con tutta la volontà, a bersela, proprio non ci riesce.

FEDERICA CARTA E SHADE – SENZA FARLO APPOSTA: 1

Dopo 90 minuti di artisti stagionati, arrivano i primi ggiovani: e bastano nove secondi per mandarli al diavolo. Questi fanno sembrare dei giganti tutti quelli che li hanno preceduti, e perfino Fedez. Ecco, benvenuti nell'orrido mondo di Amici. Il cinismo di questi mocciosi va oltre la perversione, ha qualcosa di mostruoso, di inumano. Perché lo fanno apposta, altro che.

ULTIMO – I TUOI PARTICOLARI: 4

Vince lui, deve vincere lui, come fa a non vincere lui. Perché, poi non si capisce. Perché è un rapper d'a a Garbatella, perché è pupillo di Fabrizio Moro, perché ha vinto l'anno scorso tra i giovani: e allora? N'altro che ci ha er disaggio. Una volta si chiamava blues ed era una roba seria. Adesso una patente di rapper, hip hopper, trapper, non si nega a nessuno, ma questo è poppettino sentimentoso, cioè paragnosta, che se lo cantasse un altro... (lo canterebbe meglio, minimo).

PAOLA TURCI - L'ULTIMO OSTACOLO: 5/6

Ormai viene al Festival ad anni alterni: fatalmente ripetendosi. Questa proposta non è niente di che, servirà magari a lanciare un disco, un tour, ma dopo un po', evapora.

MOTTA – DOV'È L'ITALIA: 4/5

È Motta o Pacifico (e la domanda non è proprio oziosa)? Vale un po' la faccenda degli Zen Circus: sarà pure il cantautorato novissimo italiano (con una robettina così?), ma toglilo dalla nicchia indie e i suoi limiti, vocali, anzitutto, vengono fuori: e Sanremo non è il posto giusto.

BOOMDABASH – PER UN MILIONE: 3

Puro sanremese anni Duemila. Cioè dietro la facciata scanzonata, una roba da gonfiare le gonadi come le labbra della Bertè. La zampa di Mogol sta già nel titolo, è fissato coi milioni in chiave di valutazione femminile già dai tempi di Oro di Mango. Anche lui la quota 100 l'ha passata da tempo, e dunque...

PATTY PRAVO E BRIGA - UN PO' COME LA VITA: 2

L'ex piperina (dal Piper, il locale degli anni Sessanta) incontra Amici (Briga). Se li fanno partire... Insomma, uno vorrebbe scamparsi certi compiti ingrati, ma siamo qui per dirle, le cose. E allora diremo che la faccenda è straziante. L'ex piperina, è straziante, quasi spaventosa. E la sua resa è dolorosa: non può più cantare. E il suo look è atroce. E perché le hanno dato un ragazzino così? E la canzone è imbarazzante. Tutto questo lo scriviamo con immenso dolore.

SIMONE CRISTICCHI – ABBI CURA DI ME: 8 ½

Adesso, giudicate voi. Se una canzone così doveva stare in un Festival così. Perdonate il cronista se vi confida i momenti in cui Cristicchi gli diceva, sto cercando, sto cercando ma non trovo; e se non trovo, non torno. E se vi dice che sa, il cronista sa, cosa gli è costata questa canzone. Adesso, giudicate voi. Solamente voi.

ACHILLE LAURO – ROLLS ROYCE: 2

Detto che fa la copia brutta, ma brutta brutta brutta, di Vasco, un riffettino così lo fanno anche a quota 100. Il punto è questo: Sid Vicious almeno ci è morto, perché era coerente; questi vogliono solo far soldi, spesso nel modo più maschilista possibile, fanno testi griffati e con la droga ci stanno attenti, non rischiano niente. Al massimo mandano a rischiare i pischelli. Un cinismo schifoso. E perché dovremmo perderci tempo noi?

ARISA – MI SENTO BENE: 6 ½

La più bella voce sprecata di sempre. Qui tira fuori un astuto pezzullo che potrebbe pure diventare un tormentone: la concezione è anni '60, le sonorità attuali, e lei con quegli acuti, quei salti, se la cava benone. Un po' sigla televisiva, ma magari è la volta buona.

NEGRITA - I RAGAZZI STANNO BENE: 4

Debbono rilanciarsi, gli ultimi anni non sono andati bene. A occhio e croce, non sarà questo il singolo che li recupera: lasciamo perdere il rock, che non abita proprio qui, ma anche come esempio d'autore, lascia il tempo che trova: chi lo sa che è. Oddio, un gran che non sono mai stati, questo sia chiaro.

GHEMON - ROSE VIOLA: 6

Hip soul, che poi è solo un rhythm and blues rallentato e adattato ai tempi; e se lo vedi così, è mediocre. Se invece lo definisci musica nuova, fa un altro effetto. E allora prendiamo il buono che c'è, anche se tutti questi ragazzi, al dunque, tradiscono mezzi e tecniche vocali imbarazzanti.

EINAR – PAROLE NUOVE: 2

Questo qui, attenzione, è quello che si è imposto su duemila nuove proposte; e anche su questo, dovremo dire, molto presto. Una pochezza amicisiana.

EX-OTAGO – SOLO UNA CANZONE: 4

Canzone patetica sull'amore da vecchi. Per citare Rufus in Notting Hill: una storia che ti ridurrà le palle alle dimensioni dell'uva passa.

ANNA TATANGELO – LE NOSTRE ANIME DI NOTTE: 2

I romani hanno un modo di dire molto colorito, a proposito di anime. Ma che volete? Si vede che ce la meritiamo, Anna Tatangelo. È in circolo da quando aveva 15 anni e a 32 anni è artisticamente decrepita, perfino l'aspetto ha un'apparenza senza età, vagamente inquietante. Come cantante sparisce.

IRAMA – LA RAGAZZA COL CUORE DI LATTA: 2

Dice che il suo nome è l'anagramma di “ritmo” in malese. Ma no, è solo quello di Maria: quella, Maria. Quante parole, quante, per raccontare la storia di una ragazza cardiopadica e per di più offesa dal padre. Quante parole inutili. Al passato imperfetto, da cronaca giudiziaria. Succede, quando non si è artisti ma presunzioni.

ENRICO NIGOTTI – NONNO HOLLYWOOD: 5

Caso interessante di miracolato non da Maria ma da Mara, la Maionchi. E poi dalla Gianna, che non è quella di Rino Gaetano ma quella di Siena, la Nannini. E lui, il bello è che a questo punto ci crede. E lascialo credere. Certo, sarebbe bella se il “rocher” livornese se lo vincesse, sto Festival tremendo, con una sbobba che più sanremese non c'è, ovvia.

MAHMOOD – SOLDI: 6+

Un altro che a forza di provarci, di sbatterci i denti, talent inclusi, alla fine c'è arrivato. Con un certo merito, sia detto. Flirta con stilemi attuali, fin troppo, ma poi sa rivoltarli in una proposta personale, che mette a frutto, in modo anche furbo le sue tante provenienze. Difficile dire se ci sia o meno del contenuto autentico: diciamo che i presupposti lo lasciano sospettare, ed è già un buon punto.

LE PAGELLE DEGLI OSPITI

ANDREA BOCELLI (& FIGLIO MATTEO) – IL MARE CALMO DELLA SERA/FOLLOW ME: 4

Ma se provassimo a dire che questo tenore, infine, è un tenorino pop che continua la tragica tradizione pavarottiana? Se aggiungessimo che si porta il figliolo ma per carità qui è tutta una famiglia, l'abbiamo capito, e poi Bocelli babbo è un'azienda e fa quel che vuole, e poi “fa tanta beneficenza”, e succede che tutto il mondo lo sappia subito, come per i miliardari che sanno sempre fare più soldi di quelli che elargiscono? Se lo dicessimo, che alla fine, sto Bocelli & figlio è un patetico scassamento di cabasisi in odor di santità?

PIERFRANCESCO FAVINO: 2

Il senso della sua “superospitata” può essere trovato solo nella palude di intrecci che si agita quest'anno. O forse per giustificare il fatto che la moglie è stata piazzata al pre Festival. Di fatto, viene a ringraziare per il Sanremo che gli ha cambiato la vita, e cheppalle, e a proporre un siparietto offensivo per l'intelligenza anche dei pochissimo intelligenti.

GIORGIA: 6

Sì, certo, Giorgia, la sua splendida voce, i suoi fantastici gorgheggi, la sua classe, uh, che meraviglia, senti, fa pure Withney Houston, che originale, come alle feste, alle sagre, alle sigle di Natale, ah, però, avercene come Giorgia, la sua splendida voce, i suoi fantastici gorgheggi, così, ad libitum, circolare, tipo la vite senza fine. Tanto fra un anno, massimo due, torna, vedrai, andovà?

CLAUDIO SANTAMARIA: S.V.

A che serve? A cantare la Vecchia fattoria col giovane Baglioni?

LE PAGELLE DEI CONDUTTORI

CLAUDIO BAGLIONI: S.V.

Compare quasi solo per duettare, perfino con Bisio, ed è un momento dopolavoro di clamorosa mestizia. Sarà che si amministra per arrivare in fondo: già somiglia a Sylvester Stallone allenatore di Adonis Creed. Ma il coccodrillo e l'orangotango con Favino, a quasi 70 anni, no, quello no. A volte bisognerebbe saper dire di no. A certi impresari spericolati e a certi autori ancor più fuori controllo.

VIRGINIA RAFFAELE: 3

Ma dov'è? Cosa fa? Irriconoscibile, assurda, inutile. Ha poco tempo, poco spazio, d'accordo, ma quel poco lo butta via. Forse non è neppure colpa sua, una fantasista non puoi legacciarla così, imporle quella miseria da musical di provincia con Favino. Certo però che in 5 ore di serata, scompare. Salvo quando si mette a salutare i Casamonica, boccuccia sua taci.

CLAUDIO BISIO: 3

La battuta su Baglioni quota 100 girava già ampiamente: tanto per dire il livello, ma è colpa degli autori. Il monologo su Baglioni rivoluzionario è un frizzantino sfiatato e, tutto sommato, di gusto discutibile, dato il tema: da sinistra, è più rispettoso? Diremmo che, per quel poco che può fare anche lui, è più impaperato, impacciato che mai: sarà la giacca griffata Etro, che stritola la sua anima di vecchio compagno: pare costi, di listino, sui 2 mila euro, roba solidale. L'invito ai giornalisti «a smetterla» (sul conflitto d'interessi) è una scivolata di tracotanza che gli vale un punto in meno: amico, adesso ci insegni il mestiere? Stabilisci i limiti? In sala stampa, molti non gradiscono.

AUTORI: 0

I testi sotto l'improbabilità, le canzoncine agresti o scoutistiche, le battute riciclate, perfino la sigla degli Addams: debbono essersi detti, già che gira in rete la foto... Quello dei testi, degli autori, è un lato che non si sottolinea mai abbastanza a Sanremo e invece è una delle malattie più incurabili e miserabili. Perché qui siamo alla miseria, dai, all'offesa verso chi segue. E, tra l'altro, lasciatelo giacere in pace il glorioso Quartetto Cetra, assassini di artisti defunti.

6 Febbraio Feb 2019 0214 06 febbraio 2019
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso