Giovani Sanremo 2019 Cantanti Scartati
IL GUASTAFESTIVAL
7 Febbraio Feb 2019 1437 07 febbraio 2019

Quei giovani esclusi dal sistema Sanremo

Si muovono tra dj-set e locali, sperando di entrare nel giro giusto. Mentre in gara sono andati gli Amici di Maria. Ed è osannato il maledettismo patinato di Achille Lauro. 

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Il diavolo si nasconde nei dettagli perché sa benissimo che se la gente i dettagli non li nota è perché non li sospetta; allora, debbo provarmi a spiegare i dettagli del Sanremo che non si vede, che si si agita sopratutto di notte, nel vortice di feste, di locali dove tutti si incontrano con tutti e tutti hanno un motivo per fiutarsi e, se capita, vendersi. La propaggine modaiola del Festival per esempio è il Santa Tecla dove gli artisti in gara vanno a suonare dopo l'esibizione dell'Ariston. Poi, a notte fonda, i dee-jay set, i selfie, le danze, le pubbliche relazioni. Ma quest'anno c'è meno gente, come mai? È «quel coglione di Sfera Ebbasta», con quello che è successo a Corinaldo, ha scatenato il giro di vite: nessuno rischia più, i controlli sono ferrei. «Prima qui se potevano starcene 300 ne entravano 600 e sticazzi, adesso capace che ti fanno chiudere». Che uno potrebbe pensare: almeno la assurda tragedia di quei cinque bambini con quella madre calpestati, a qualcosa è servita.

Ma l'italica attitudine – perché la storia mica finisce a Sanremo, amici miei – è diversa e dice: per colpa di un cialtrone, dobbiamo legalizzarci tutti. Fin che dura, fin che non passa la nottata della retorica emozionale e della sicurezza a tout prix. I limiti c'erano anche prima, i controlli erano previsti anche prima, ma chi si prendeva la briga? Difatti dopo Corinaldo, dopo Sfera Ebbasta del quale tutti pubblicamente hanno detto che non c'entrava ma in privato lo maledicono, puntuale è emersa la trafila di legalissime illegalità discotecare dalle Alpi a Capo Passero. E allora speriamo che una volta tanto la retorica della sicurezza non passi, che i questori continuino a rompere i coglioni sui controlli, sugli ingressi.

L'ABOLIZIONE DELLA GARA DEI GIOVANI CHIUDE LE STRADE PER IL PARADISO

Nei locali dove succedono le cose e dove si agitano in tanti fra baci e abbracci, si agitano anche, in ordine molto sparso, i fantasmi di Sanremo Giovani: gli aspiranti che hanno cantato solo una sera e debbono già ricominciare da capo. Nei locali e nelle radio, se li accettano, vi raccontano certe storie complicatissime di convenzioni, di sinergie, di promesse tradite che non ho ben capito ma provo a riferirvi come segue: Claudio Baglioni con la sua decisione di abolire la gara dei giovani e farne rifluire due alla gara finale dei big, avrebbe in pratica ammazzato il comparto delle speranze, delle proposte, delle illusioni, come vi pare, comunque di una strada possibile per il paradiso. È stato svuotato, di fatto, il circuito Area Sanremo che selezionava per piazze locali, un po' come miss Italia, e alla fine scremava quel lotto ristretto che, in base a una convenzione con la Rai e la città, portava alla gara dei giovani un numero garantito di aspiranti.

LA DELUSIONE DEI GIOVANI "SCARTATI"

Adesso anche qui tutto si decide dietro le porte dei manager delle case discografiche: Area Sanremo ne ha portati sei al Sanremo Giovani di Baudo e Rovazzi, di questi neanche uno in finale; dei due posti, uno l'ha preso un ragazzo della De Filippi, di Mediaset. E gli aspiranti delusi tornano qui come imberbi fantasmi, a tentare di esserci, di vendere i loro progettini, le loro aspettative. «Tanto, si era capito già in dicembre: la Rai non ci puntava su quelle due serate, neanche hanno messo le postazioni, c'erano le bancarelle del mercato». Una di queste sere, era stato promesso il contentino, tutti e 22 gli scartati sul palco dell'Ariston a cantare con Baglioni Noi no. Ma qualcuno deve aver pensato che nel festival dell'armonia era una allusione troppo eversiva, troppo rivoluzionaria e sono cominciate le piccole rappresaglie, il mobbing che sta nei dettagli: «Neanche ci garantivano il rimborso spese, ma noi siamo agli inizi, non abbiamo risorse e in molti hanno detto di no. E la cosa è saltata». Loro no. All'Ariston, Irama e poi hanno messo questi altri due anche loro usciti dalle liturgie di Maria, di Amici, questi Federica Carta e Shade: c'entrano come il medico Burioni a una riunione di antivax, artisticamente non esistono, ma sono tra i big. Qualcuno sa spiegare questo mistero doloroso?

L'IMPORTANTE È CHE IL FESTIVAL «ABBIA TENUTO»

Invece, qui in sala stampa spiegano bene che «il Festival ha tenuto»: la serata di mercoledì, tradizionalmente temuta in quanto destinata a sicura flessione, ha segnato 9 milioni e spiccioli di telespettatori con share al 43,7%. L'anno scorso era più o meno lo stesso, decimale più decimale meno, ragion per cui in Rai grandi sorrisi e mazzi di fiori perché la flessione non c'è stata. In verità già si era avuta all'inizio, tre punti di share e circa 2 milioni in meno, sicché l'ottimismo aziendale dei vari De Santis, Fasulo e cast completo è scontato, ma va letto come segue: ormai è andata, gli ascolti non caleranno più, non faremo record su record ma il Festival l'abbiamo portato in porto. Aperto. I giornalisti in sala stampa hanno mollato completamente sul conflitto d'interessi, adesso il clima è di cordiale, un po' servile complicità, si applaude largamente, su tutto e su niente. Una cosa da Ho visto un re di Jannacci. Questo chiedere, tutti, una sola cosa: «Ma insomma perché non glielo date anche l'anno prossimo il Festival a Baglioni?».

ACHILLE LAURO E IL SUO MALEDETTISMO PATINATO

Poco fa, prima della conferenza, io ve lo dico, tutti a dirsi: ma non puoi dare una programmazione a un cantante, uno che in un anno fa altre cento cose, dischi, tour e seleziona gli artisti nei camerini. Aveva ragione quella trista copertina di Charlie Hebdo, davvero tutto è perdonato. Sempre, per tutto, inesorabilmente. Ma le tare al Festival restano: i testi improbabili, le trovate discutibili, i troppi artisti fasulli, i concerti d'interessi, le scalette arcane che mettono uno come Cocciante in coda anziché in apertura, per lasciare un quarto d'ora di pernacchie da avanspettacolo a Baglioni e Bisio. Ma funziona – dicono - e allora perché preoccuparsi di quelli, e sono legione, che il Festival non lo capiscono e quindi lo evitano? Il Festival «ha tenuto» e i giornalisti, vai a capire, sono i primi a gioirne, a esaltare tutto e il suo contrario anche quando è grottesco. E dal momento che sono qui perché di musica ne sanno, esaltano uno come Achille Lauro ma non saprebbero spiegare perché. Forse perché in fama di maledettismo patinato che subito fonda l'agenzia con la mamma, “amministratrice delegata”. Maledetti ma perfettamente organizzati nel flusso del ceo liberismo di rapina, come lo chiama Riccardo Ruggeri. Chissà se poi è vero che i professori non lo stimano eccessivamente, per andar di litote, ma è vero di sicuro che tutti sono disperatamente alla ricerca del tormentone estivo e, in mancanza di vecchie e di scimmie, ci si aggrappa al nichilismo griffato di Achille. Lui ci crede, rilascia dichiarazioni in cui si dice onorato del paragone con Vasco, «lui è la vera rockstar». Uno, sotto, gli ha scritto un commento punk: «Ma vaffanculo in Rolls Royce».

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