Festival Di Sanremo
Sanremo
Sanremo 2019 Quarta Serata Pagelle Duetti
Cultura e Spettacolo
9 Febbraio Feb 2019 0108 09 febbraio 2019

Le pagelle della quarta serata del Festival di Sanremo 2019

Ormai il venerdì Sanremo si trasforma in altro. E i conduttori se ne vantano pure. I duetti servono a distrarre. Motta vince con Nada il premio della giuria. E nessuno sa perché. 

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da Sanremo

Ormai è una mutazione genetica: di venerdì il festival si trasforma in altro, Canzonissima, Festivalbar, Gran Varietà, qualsiasi cosa pur di non essere lui; per non essere così. È la grande infornata di ospiti, di duetti che portano la gara nello spettacolo d'arte varia. Se poi è arte. Certo, è lievemente sinistro che i destini ultimi di un festival siano riposti nell'unica serata in cui il festival non c'è, ma da quanto Sanremo, con le sue pretese di intercettare, di dettare, di anticipare il gusto popolare, è più televisione che canzoni, più spettacolo d'arte varia che musicale? In conferenza stampa lo dicono, se ne gloriano: nessuno ha mai avuto tanti ospiti, potremmo farci dodici edizioni. Sì, certo, le canzoni sono quelle in gara, ma l'attenzione non è per quelle, non più, va ai duetti in sé, alle strane coppie, a volte incomprensibili. In realtà, il trucco c'è e si sente: se le canzoni fanno acqua, mettici la pezza di una doppia voce e per magia sembrano decenti. Se poi gli spalmi sopra pure un coro... Ma state in campana: parafrasando Groucho Marx, queste canzoni (salvo rarissime eccezioni) sembrano deboli, ma non lasciatevi ingannare: lo sono.

LE PAGELLE DEI DUETTI

FEDERICA CARTA E SHADE CON CRISTINA D'AVENA - SENZA FARLO APPOSTA: 2

Beh, giusto: due puffi, chi potevano chiamare? La Mater Puffesca (sempre puffosa, peraltro). Mi adeguo subito: io ooodio!

MOTTA CON NADA - DOV'È L'ITALIA: 5

L'Italia chi lo sa, ma la strada per Arezzo la sanno benissimo tutti e due visto che ci sta la loro etichetta, la Woodworm. Per dire come maturano certe coincidenze d'amorosi sensi artistici. Cantata un po' da osteria, ma la storica voce di "Pà, diglielo a mà" aggiunge, corrobora e condensa l'impegno. Peccato che il papagno non arrivi mica tanto. Vincono il premio della giuria di qualità, e nessuno capisce perché, così come non si capisce il senso della sedicente giuria d'onore: ma cammina.

IIRAMA CON NOEMI - LA RAGAZZA CON IL CUORE DI LATTA: 3

L'anagramma (di Maria) e la zia. Ma la faccenda non cambia: il cuore di latta, i cabasisi di piombo.

PATTY PRAVO E BRIGA CON GIOVANNI CACCAMO - UN PO' COME LA VITA: 4

Oh, 'sto Caccamo di dritto o di storto a Sanremo tutti gli anni deve stare: ma che ci ha, l'abbonamento ferroviario? A punti: dopo tot volte che viene, diventa bravo. Chi è in ritardo è Patty, che arriva quando le pare. Che davvero, Caccamo o meno, questa canzone è un po' come la vita: tutta 'na fregatura.

NEGRITA CON ENRICO RUGGERI E ROY PACI - I RAGAZZI STANNO BENE: 4

I ragazzi stanno a sinistra, l'ospite è un destrone, prova a dire che Sanremo non è come l'Italia: daje, che alla fine ci si aggiusta. Anche se Ruggeri qua in mezzo è un mistero. La tromba di Roy Paci (l'anno scorso in gara: Sanremo, come la politica, è un eterno ritorno) aggiunge inusitate note di mestizia a un pop sanremese sconfortante di suo.

IL VOLO CON ALESSANDRO QUARTA - MUSICA CHE RESTA: 2

Tecnicamente, il titolo è carente: "musica che resta sullo stomaco", è più giusto. I trettrè della lirica pop hanno preso un violinista metallaro: l'accostamento risulta demenziale, stordisce come neanche il più sfrenato esperimento di Thimoty Leary. Però un pregio, a questo pezzo, va riconosciuto: due volte che lo senti e sai già che lo odierai. Neisecolideisecoliamen.

ARISA CON TONY HADLEY E I KATAKLÒ - MI SENTO BENE: 6/7

Pure Tony si sente bene, si vede, scoppia di salute. Canta un po' come Mal dei Primitives, ma tanto anche la canzone è molto Anni '60. E Arisona, però, che tiro: lei mister Hadley ormai formato 16:9 se lo magna cento volte, oh yes.

MAHMOOD CON GUÈ PEQUENO - SOLDI: 6 ½

Questo ragazzo, che si era perduto nelle spirali dei talent, è quello che sta uscendo meglio, sempre meglio da questo festival. Trascendetale no, dignitoso sì. Quell'altro, vestito da domatore di pulci, non aggiunge niente, anzi toglie, è superfluo e pure antipatico: ma chi l'ha chiamato?

GHEMON CON DIODATO E CALIBRO 35 - ROSE VIOLA: 6 ½

Sacco di juta a parte, Ghemon si conferma tra le poche cose buone di questo festival. Diodato (pure lui in gara un anno fa, con Roy Paci) non aggiunge molto, ma non guasta niente. Gabrielli dei "Calibro" quest'anno è onnipresente, va beh.

FRANCESCO RENGA CON BUNGARO E ABBAGNATO E VOGEL - ASPETTO CHE TORNI: 4

Adesso uno non è che voglia togliere le illusioni, ma se a questa le canti una roba così, come fa a tornare? Ci puoi mettere tutte le étoiles che ti pare, ma mica torna. Se poi ci sente pure Bungaro, piglia proprio un altro treno.

ULTIMO CON FABRIZIO MORO - I TUOI PARTICOLARI : 3

Dice Ultimo, scherzando, speriamo, che Moro è suo babbo e nessuno lo sa. Ma cambia poco, io apro per te, tu chiudi per me, tu vinci l'anno prima, io vinco l'anno dopo: che manfrina. Io ora non saprei come definire questo predestinato, anche qui (vedrete), però so come definire questa canzoncina: e, per questo, non posso scriverlo. Anche di Moro, quello che canta sempre incazzato, perché la stipsi è una brutta bestia, preferisco non scrivere niente.

NEK CON NERI MARCORÈ - MI FARÒ TROVARE PRONTO: 4

La celebre falsa simpatia di Neri, a prova di bomba: riesce a spocchiare tutto quello che tocca. E così, un motivetto fatto per il sole che verrà, diventa una marmellatina stoppacciosa e sopra le righe.

BOOMDABASH CON ROCCO HUNT E I MUSICI CANTORI DI MILANO - PER UN MILIONE: 5

Rocco sembra il figlio del ragionier Filini: "Ragioniere: rappi? No, dico: rappi lei". Sui musici cantori non infieriamo, he non si fa, però facciamo un patto: se ve ne andate, tutti, un milione ve lo do io.

THE ZEN CIRCUS CON BRUNORI SAS - L'AMORE È UNA DITTATURA: 4

Favola triste: Si nasce indie, alternativi, hipster, e si tira a cantà a Sanremo. Fine. Post scriptum. I fiati fanno molto eurovisione di Giochi Senza Frontiere; ma poi, perché Appino, il cantante, va vestito da cattivo dei film di Trinità?

PAOLA TURCI CON BEPPE FIORELLO - L'ULTIMO OSTACOLO: 5

Beppe Fiorello: uno e quattrino. Dopo avere impazzato su tutte le fiction del regno, i varietà, i tigì, poteva farsi mancare il Festival? Eh, doveva infilarci il messaggio, anche lui. Quello, importa, il comizietto in un pezzo che parla di tutt'altro. Poi, anche se uno non sa cantare, che vuoi che sia? E un brano tutto sommato passabile perde i suoi pregi e scopre i suoi difetti.

ANNA TATANGELO CON SYRIA - LE NOSTRE ANIME DI NOTTE: 2

Le loro anime di notte non ci vedono, sarà per questo che Anna ha chiamato una col nome d'arte di un astro. Costellazione: cane maggiore. Ma anche con la luminosa Syria, qui c'è poco da brillare. Povere anime, costrette a vagolar nel buio.

EX-OTAGO CON Jack Savoretti -SOLO UNA CANZONE: 5

Savoretti o non Savoretti, questa canzone lascia interdetti, la ascolti e pensi: a me questi mi stanno stretti.

ENRICO NIGIOTTI CON PAOLO JANNACCI E MASSIMO OTTONI - NONNO HOLLYWOOD : 4

Canzone prodigiosa: la ascolti e invecchi, maremma bu'ajola. Nigiotti, il Pelùino al caciucco, più che cantare vocia.

LOREDANA BERTÈ CON IRENE GRANDI - COSA TI ASPETTI DA ME: 6

Sia detto una volta per tutte: Irene di grande ha più che altro il nome. Loredana, altra storia, ma ormai a fine carriera. Almeno qui a Sanremo. Chiude con dignità – e non è esclusa qualche clamorosa sorpresa -, ma quando ringrazia e il volto improbabile si contrae in una smorfia, è difficile non sentire una fitta per questa guerriera che ha combattuto quasi sempre contro se stessa.

DANIELE SILVESTRI FEAT. RANCORE CON AGNELLI - AREGENTOVIVO: 6

Il tema è, grossomodo, lo stesso portato da Anastasio; che, però, brilla di più quanto a spontaneità, suona meno retorico. È quasi una questione di legittimazione: qui ci sono due ultracinquantenni che danno, e perciò tolgono, voce ad un ragazzo; Agnelli non aggiunge granché, ma insieme i due vecchi scuotono il giovane Rancore. Nessuno ha colto un dettaglio: gli archi drammatici di Enrico Gabrielli sono determinanti nella canzone.

EINAR CON Biondo E SERGIO SYLVESTRE -PAROLE NUOVE: 2

Sylvestre è l'unico black singer che non ha il soul. Einar non ha niente. Biondo pare un vocoder.

SIMONE CRISTICCHI CON ERMAL META - ABBI CURA DI ME: 7

Anche qui c'è un favore restituito, Meta rende a Cristicchi l'ospitata di un anno fa. Il pericolo è nel recitativo, così personale, così vissuto. Meta non parte benissimo, appoggia male sul microfono e le parole, fondamentali, soffocano. Poi si riprende, e l'esibizione prende tutto un altro respiro.

NINO D'ANGELO E LIVIO CORI CON I SOTTOTONO - UN'ALTRA LUCE: 4

Neanche i Sottotono tirano su la faccenda qui (chi scrive, la prima sera, si era sbagliato): e l'anello più debole sembra proprio Nino, improvvisamente somigliante al couturier Valentino.

ACHILLE LAURO CON MORGAN ROLLS ROYCE: 3

Frizzi e lazzi su questo matrimonio morganatico si sprecano: potete immaginare. Va beh, a chi scrive questo connubio tra maledetti più che sembra posa, pura posa. Neanche quel buttarsi via con classe. Però, per qualche misteriosa ragione, passano in fama di stupefacenti. Nel nostro candore, non capiamo, ma ci adeguiamo.

LE PAGELLE DEI CONDUTTORI

CLAUDIO BAGLIONI: 6

Stasera la sufficienza gliel'ammollo. Perché il suo Maurizio Costanzo, che voglio credere del tutto estemporaneo, vale da sola tutta l'estenuante serata. Se poi riesce, prima della fine, a risolvere anche quell'agghiacciante sorriso di gesso, magari alziamo ancora un po'.

VIRGINIA RAFFAELE: 5/6

Poco spazio, come la prima puntata. Magari adesso ha imparato qualcosa che avrebbe dovuto sapere già alla prima puntata, e così fuori dal gobbo elettronico c'è un po' di vita.

CLAUDIO BISIO: 5

Presentare, non sa fare. Monologhi: pessimi, d'accordo, ma lui par sempre al dopolavoro. Mai emozione, mai empatia. Fuori da Zelig, il tunnel dello sbadiglio. Tira fuori pure il forzamilan, ma a Sanremo non ce l'ha proprio fatta, il simpaticone, a rendersi simpatico.

LE PAGELLE DEGLI OSPITI

LIGABUE: 4

Ogni volta che qualcuno definisce "rocker" Ligabue, un rocker si suicida per potersi rivoltare nella tomba. L'unico problema, quando fa un medley di pezzi suoi, è che non si capisce mai quando finisce uno e comincia l'altro. Ma allegri: lui presto "esce" il disco e poi via di tour. Chi lo organizza, a proposito? Ma è chiaro: F&P Group, Salzano, quello di Baglioni. Per non farsi mancare niente, ci sono pure i ballerini del Festival che coincidono col corpo di ballo del tour di Baglioni. Non è un duetto, è una fusione commerciale. Sarà contento il Maestrone, da Pavana; magari si gratta anche un po', date le circostanze. E quanto gli piacerà questa versione ligabovina di Dio è morto?

ANASTASIO: 8

Ha detto dopo X Factor: no, a Sanremo non ci vado, aspetto il mio tempo. E poi ci va da ospite, neanche annunciato, e ti sa fare questo. Il vincitore fuori concorso. Vent'anni, ha. Ti strappa l'anima e te la ficca in gola. Io ve lo dicevo, che questo è un campione, non un coglione

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