Montalbano Nuovi Episodi Luca Zingaretti

Montalbano e quelle divise lontane da Matteo Salvini

Il commissario di Vigata, ma anche il manesco Rocco Schiavone e il pasticcione Coliandro. La fiction ci restituisce una polizia lontana dallo storytelling sovranista. 

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Chissà ancora per quanto guarderemo altrove. Ci riflettevo davanti a Green Book, pluricandidato agli Oscar e favorito (con Roma) alla statuetta per il Miglior Film, che racconta di un’amicizia interraziale negli Anni 60. Uno dei tanti tentativi (sì, semplicistico; sì, con la moraletta; sì, arrancando) di far rivolgere lo sguardo verso una sempre maggior inclusione e il superamento di certi pregiudizi diventati obiettivamente via via anti-storici (non credo vogliate un elenco, ognuno ha il proprio da inserire). E noi? Noi guardiamo altrove.

MONTALBANO NEL MIRINO "SOVRANISTA"

All’altrove nostro è chiaramente rivolto, al momento, lo sguardo della meglio gioventù del sovranismo nazionale. Che il suddetto sia più «sovranismo psichico, prima ancora che politico», come si legge nel 52esimo Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, pubblicato il dicembre scorso – una posizione sensata visto che, fino a prova contraria, i meme postati su Facebook da un «giovane sul divano a parcheggio» (cit.) in attesa del reddito di cittadinanza non tolgono la firma a trattati e convenzioni internazionali sottoscritti - poco importa. Non stupisce quindi che quello che sovranismo non è, bensì solo un ingombrante cartonato da propaganda, arrivi a fare il giro per prendersela perfino con Salvo Montalbano, il commissario.

Il commissario Salvo Montalbano creato da Andrea Camilleri e interpretato da Luca Zingaretti torna su RaiUno l'11 febbraio 2019 con nuovi episodi.

SULLO SFONDO IL NODO MIGRANTI

È stata la presentazione per la stampa del ritorno su RaiUno del personaggio creato da Andrea Camilleri e interpretato da Luca Zingaretti a innescare la mina. L'altro capo del filo, in onda stasera (Un diario del '43 è in programma per il 18 febbraio), si apre infatti con Montalbano che, insieme ai suoi uomini, è impegnato con l’emergenza migranti davanti alle coste di Vigàta. Apriti porto (se non fosse che è già chiuso). Gli amanti dei retroscena si sono subito scatenati raccontando sui giornali che è bastato parlare di «migranti soccorsi in mare» per far scoppiare le (immancabili per la verità, in questi casi) «fibrillazioni politiche», con «telefoni che squillavano» a Viale Mazzini e «direttori accerchiati» (chissà quanti «E mo?» tremebondi si sono sentiti per i corridoi della Rai quel pomeriggio). È bastato insomma non essere in linea col Viminale per creare un cortocircuito di finto vero e verosimile che di per sé è già un editoriale.

LE DIVISE "MALVISTE" DELLA FICTION

Eppure non ci sarebbe niente di cui stupirsi. Negli anni, che si parli di libri o fiction, nelle vicende delittuose su cui indaga Montalbano si è sempre visto un poderoso insieme di culture (che poi sono quelle che caratterizzano la Sicilia), e le posizioni del commissario stesso sono sempre state limpide (spoiler: sono distanti anni luce dal decreto Sicurezza e Immigrazione, per dirne una). Anzi, proprio lui potrebbe essere il rappresentante sindacale delle divise malviste da Matteo Salvini, le stesse che, di rimando, non gradirebbero essere scimmiottate dalle comparse (che siano ministri o meno).

Il vicequestore Rocco Schiavone interpretato da Marco Giallini e creato dallo scrittore Antonio Manzini.

Una comitiva di Avengers che tessererebbe anche altri illustri rappresentanti: il maldestro ispettore di polizia Coliandro, uno il cui istinto per le sottane finisce per ridicolizzare lo stesso machismo che vorrebbe rappresentare; il manesco vicequestore Rocco Schiavone, metodi spicci e canne mattutine (è già stato oggetto di una interrogazione parlamentare nel 2016, a conferma che: tutto si fa, pur di non lavorare); probabilmente anche il capitano dei carabinieri Maria Guerra (cuore di mamma, una certa bambola gonfiabile esibita sul palco non può averla di sicuro dimenticata).

L'ispettore Coliandro interpretato da Giampaolo Morelli.

«SI PIGLIANO CCHIÙ MORTI CHE PISCI»

Nelle prime pagine del romanzo di Camilleri L'altro capo del filo, quelle nelle quali Montalbano riporta a riva il corpo senza vita di un migrante adolescente, forse citando così a suo modo il piccolo Aylan Kurdi (il romanzo è del 2016, Aylan fu ritrovato su quella spiaggia nel 2015), si legge: «Il piscatori mentri che portava a riva la varca dissi: "Sapi, dottori, è inutile in questi giorni annare a piscari. Si pigliano cchiù morti che pisci"».

LA COLPA? DEI GUARDAROBA PRECEDENTI

L’altrove, si diceva prima. La verità è che Montalbano se ne catafotterebbe delle polemiche pretestuose e, in uno sbotto d’ira, inviterebbe l’agente Catarella a passargli il Viminale al telefono, finendo per consigliare al ministro di dismettere la divisa della polizia per indossare invece quella del navigator, l’influencer del posto fisso, con la speranza che almeno qualche promessa della sua coalizione di governo venga mantenuta (pare di vederlo il commissario, anni dopo, che si lamenta col suo vice Mimì Augello del confino dove naturalmente è stato subito spedito: «La colpa è tutta dei guardaroba precedenti»).

11 Febbraio Feb 2019 1400 11 febbraio 2019
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