San Valentino Trap Canzoni 1
Cultura e Spettacolo
14 Febbraio Feb 2019 0700 14 febbraio 2019

San Valentino al tempo della Trap

I cantori dell'amore come Tenco, Vasco e Baglioni hanno ceduto il passo a Sfera Ebbasta, Ghali e Dark Polo Gang. E analizzando le loro rime è chiaro che siamo alle macerie. 

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San Valentino uguale canzoni d'amore uguale melodismo mieloso uguale inesorabili frasette da cioccolatini. Se non ci credete, ebbene sappiate qualcuno da Sanremo ha appena chiuso il cerchio: «Compra», martella la pubblicità, «i Baci Perugina di Nigiotti e Mara Maionchi». Nigiotti (che le carogne in sala stampa chiamavano “bigiotti”), quello del nonno a pile che fischia quando va a pisciare, e poteva andarci peggio. Un rocker dei Baci Perugina, proprio così.

COME CAMBIA L'AMORE NELLA MUSICA

Cambiano i tempi, le sensibilità, i cuori e gli amori, i linguaggi, i tatuaggi d'affetto: dai languori problematici da boom economico di Mina («E se domani – e sottolineo se – mettiamo il caso, che ti sentissi stanco di me?»), agli anni fumogeni e incazzati dove alle magliette reazionarie di Claudio Baglioni, puro vittimismo nerd («mi diceva 'sei una frana', ma io questa cosa qui mica l'ho mai creduta»), si contrapponeva la rude poetica biologica di Eugenio Finardi («perché l'amore non è nel cuore/ma è riconoscersi dall'odore/e non può esistere l'affetto/senza un minimo di rispetto»), allo spleen postideologico da vita spericolata di Vasco («Oh, Toffee Toffee Toffee... Come, sei già sveglia? Da quanto tempo se lì? Hai già preparato il caffè/Saresti proprio una brava moglie... eh!»), ai Novanta annunciati dall'efferato Trottolino Amoroso («Dudu, dadada, e il tuo nome sarà/il nome di ogni città»), abbiamo imparato a sospirare o rimpiangere il nostro personalissimo film col viatico di canzoni più o meno ispirate, più o meno plausibili, ma vivaddio di senso compiuto. Poi, negli Anni 2000, qualcosa ha cominciato a incrinarsi e adesso, semanticamente parlando, siamo alle macerie.

Il trapper Izi.

COSÌ PARLÒ IZI

Eccoci al San Valentino nell'epoca della trap, con delle cose dentro che uno, per farcela, dovrebbe spararsi, come dice Izi, «un assolo da 20 canne». Sentite, per esempio proprio, il 22enne genovese, al secolo Diego Germini, come si e soprattutto ci complica la vita: «​Tu sei bella a metà/Un po' mi piaci/Un po' devo inventarti da zero/Invitarti da me, dopo fare la notte/Così posso amarti davvero/Rollane un'altra, spero che ti piaccia larga/Almeno la passi e ti scalda/Basta facciamo trepassa/Cristo, smarono di fisso e la scarpa/E ti amo, ma prima balbettavo/Solo pensavo capissi gli sguardi, chiaro». Come no, tutto chiaro come nebbia. Anzi, come fumo, dato il caso.

L'AMORE ENOLOGICO DI GHALI

La prospettiva di Ghali è più disincantata, tradisce uno scetticismo già maturo, greco, come le olive del sor Sergio, che si riverbera su orizzonti della scienza e della tecnica enologica: «E quante volte ho detto: "Sono pazzo di te"/E sai cosa ha risposto?/"Ma che cazzo mene"/Quindi, cazzo, anche a me, ma che cazzo mene/E la mia tipa se la vedi dici: "Ushh baby"/E massimo tu gliel'annusi, mi fai da sommelier».

Sfera Ebbasta, uno dei più conosciuti trapper italiani.

LA POETICA DI SFERA EBBASTA

Sfera Ebbasta, come si sa, non usa mezze misure: «Quanto sei porca dopo una vodka»; quindi passa al sodo: «Lasciami il numero e se mi ricordo/magari un domani ti richiamerò/io non lo so cosa ti faccio/però mi cerchi lo so che ti piaccio/sono una merda ragiono col cazzo/oggi ti prendo, domani ti lascio». Sono testi impegnativi, anche un po' ridondanti, pleonastici, come ragionasse Sfera s'era capito da quel dì: però lo ascoltano avidamente “le tipe”, e quindi kikaz siamo noi per dir la nostra?

TEDUA O DEL FATALISMO SESSUAL-MERCEOLOGICO

Tedua è afflitto da fatalismo sessual-merceologico, sorta di eterno ritorno a pendolo tra la disperazione schopenhaueriana e il lucido pessimismo leopardiano: «L'unica cosa che cambia col tempo/È la tipa che scopi e i modelli di Nike». Poi, se possibile, lo sguardo si fa ancora più amaro, disincantato: «​In zona non pompano i pezzi d'amore/Si pompano la tua tipa/Che si fa scopare in cambio di un raglione/Chiaro che non vuoi più avere ragione/Quando c'è orecchio in mezzo alla faccenda/Guardo la tua giacca è in finto montone/Pensa alla tua finta vita di merda». Eh, col “raglione” in effetti la vita può essere davvero ingrata. A proposito, avrà a che vedere con quelli che un tempo si chiamavano sospiri d'amore, o è tutta un'altra storia?

TUTTA COLPA DI EDWIGE O NO, RKOMI?

Rkomi, da parte sua, a 25 anni appena già tradisce i disagi, i rovelli dell'uomo medio di mezza età: «Una donna così donna in giro/È davvero così donna a casa?Un uomo così uomo a casa/È davvero così stronzo in giro?» Forse, però, più che della incomunicabilità di coppia è colpa di questa dannata Edwige, che proprio non quaglia: «Davvero non ti manca il mare?/Davvero sei così anche a casa?/Davvero non ti fai cagare?/Davvero, dico dai è da pazzi/Sto sulle mie in superficie/Edwige, aspetto un suo messaggio/Mi faccio il viaggio/Ehi, piedi per terra lo stesso, buon senso/Mi manchi, lo ammetto/'Sta tipa non fa per me/'Sta storia non fa per me/Ho i brividi di fre-, di-di fre-ddo a dicem-bre/Brr brr, brr brr (ei)». E qui il cervellino va definitivamente in tilt, come la fabbrica cibernetica di Lino Banfi in Vieni avanti cretino.

Il gruppo romano Dark Polo Gang.

L'AUTARCHIA AMOROSA DEI DARK POLO GANG

Ma la vera libidine arriva coi romani Dark Polo Gang, sospesi fra spiragli romantici e chiusure autarchiche: «Stai con me, anche se/Chi fa da se fa per tre». I dubbi del terzetto romano hanno del metolodogico, e finiscono per addentrarsi nella tipica spirale logica che va da Socrate a Cartesio passando per Agostino: «Dimmi cos'è, non so perché/Penso di amarti più di quanto ami il cash/Classe E (skrt)/Mercedes-Benz (skrrt)/Il tuo toy boy (oh)/Se lo vuoi (ooh)/Casca il rosè (uo)/Non so perché (uoo)/Penso di amarti più di quanto ami il cash (uo-o)». E siamo alla dialettica che contrappone la Mercedez-Benz di questi alla Rolls Royce di Achille Lauro.

CI SARÀ SEMPRE UNA TIPA PRONTA A SOGNARE

Va tutto bene, uo-o, è tutto chiaro, skrt skrt, solo una cosa resta da capire, brr brr: come diavolo faranno le tipe, ei ei, a trovarci qualcosa di romantico, ussh ussh, in queste liriche trappettare. Certo, i tempi cambiano, le mamme invecchiano e anche i cronisti si acciaccano, però un secolo fa qualcuno, a cavallo fra schiavitù amorosa e tossica dipendenza, seppe trovare liriche eterne di poesia popolare: «Facile, vivere l'infanzia/Le cose che volevi, le ho comprate per te/Sgraziata signora, tu lo sai chi sono/Tu sai che non posso lasciarti scivolare dalle mani/T'ho visto patire un dolore acuminato/Adesso hai deciso di mostrarmi lo stesso/cavalli selvaggi non possono trascinarmi via/Cavalli selvaggi li cavalcheremo un giorno». E “le tipe” di ieri, di oggi, di sempre continuano a sognare.

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