Di Maio Di Battista Confronto

Lo stile di Di Maio e Di Battista a confronto

I due "amici" continuano a rappresentare le anime del M5s: quella istituzionale e quella di piazza. E si inseriscono perfettamente nella narrazione grillina dell'avvento al potere: «Non temeteci, siamo come voi».

  • ...

Ragionare su come vestono gli uomini politici è un compito arduo. Le alternative infatti sono limitate, l’abito scuro è imperativo, e le differenze si nascondono nei dettagli. Anche se non sempre è così. Pensate per esempio alla distanza abissale tra il fotogenico Barack Obama, tutto sbilanciato dalla parte del cool 'naturale' così amato dal Pd renziano, e la sagoma posticcia da magnate Anni 80 di Wall Street di Donald Trump. Vero è che le scelte in materia di abbigliamento, in generale ma soprattutto in politica, sono importanti perché dicono molto sui valori di riferimento. In Italia, nonostante Milano sia una delle quattro capitali della moda e il made in Italy sia garanzia di esclusività nel mondo, bisogna ammettere che gli scivoloni non sono certo mancati. E non mancano. Dalle camicie di Roberto Formigoni e le canotte di Umberto Bossi sembrano passati secoli...e invece non è così.

LE DUE ANIME DEL MOVIMENTO 5 STELLE

Si sperava che il governo del cambiamento gialloverde - accostamento di colori che ricorda un mojito - portasse se non proprio eleganza almeno una ventata di novità. E invece oltre alle felpe e alle divise di Matteo Salvini, ci ritroviamo con la strana coppia D&D, Luigi Di Maio-Alessandro Di Battista che si dibatte tra le necessità istituzionali del completo - in totale contraddizione con la componente anti-sistema dei cinque stelle - e quelle di piazza delle camicie, le t-shirt e del piumino. Di primo acchito, le prime sono incarnate dal vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Di Maio, sempre impeccabile nei suoi completi e cappotti "sbagliati" perché non-sartoriali, e le seconde da Di Battista "Dibba" che, nonostante in parlamento ci sia stato, nelle ultime uscite col collega tiene ad apparire avvolto nel solito piumino con cappuccio e jeans da bravo ragazzo. Guai a pensare che i due siano in competizione.

MASCHERE DA NUOVA COMMEDIA DELL'ARTE

A proposito di piumini e cappotti, i due li hanno sfoggiati il 14 gennaio 2019 nel primo atto della campagna elettorale per le elezioni europee di maggio quando sono partiti dall'Italia in mini-van per raggiungere Strasburgo. Piumino e cappottone sembrano due maschere di una nuova Commedia dell'Arte italiana. Come ne Il Dottor Jekyll e Mr. Hyde di Robert Louis Stevenson i due sembrano il risultato di un esperimento finito però benissimo, almeno per le loro carriere. Significativo il fatto che il “cittadino privato” Alessandro Di Battista sia appena tornato da cinque mesi trascorsi in Guatemala con la compagna e il figlio in cui si è riappropriato del guardaroba del cooperante: t-shirt monocromatiche, polo, felpe, jeans, e zaini.

Come nel febbraio 2013, quando lui, il cinque stelle più televisivo, teneva comizi in jeans, codino e maglietta. Sempre nel febbraio 2013, gli eletti del Movimento 5 stelle erano apparsi in televisione in zainetto, ridicole cravatte no-Tav, scarpe da tennis, barbe incolte, felpe: i nuovi "normali" al potere. Col passare del tempo, però, il problema è diventato come far sembrare di non averlo mai preso. E via con i completi industriali di Luigi Di Maio, le cravatte improbabili e le camicie da venditore di Folletto, uniti a un assurdo taglio marziale da Marine che alle nonne e mamme italiane piace tanto. Luigi Di Maio, insomma, è (per molte/i) l'uomo da sposare.

IL LOOK DA CAMPAGNA ELETTORALE

Tornando al mini-van tour alla conquista di Strasburgo - sede delle istituzioni europee che i 5 stelle vorrebbero tagliare - il Dibba indossava, come il Salvini da stadio e pre-divisa, un piumino zippato no logo con cappuccio di colore blu, con sotto un micropile da montagna. Capelli e barba incolti tipici di chi è troppo impegnato nella lotta per pensare al barbiere. Alla guida Di Maio, in giacca e camicia sbottonata, così educato e per bene da rispondere pure all'«Arrivederci» robotico del casello. La coppia si è riproposta nella campagna elettorale per le Regionali d'Abruzzo dove il Movimento punta su Sara Marcozzi. In una foto pubblicata sul profilo Instagram della candidata Di Maio multistrato si contrappone a un Di Battista in polo nera a maniche corte. Lo stesso nella foto ricordo dell'incontro con il leader dei gilet gialli Cristophe Chalençon e i candidati alle elezioni europee della lista Ric di Ingrid Levavasseur: il primo è in completo e il secondo in piumino e jeans.

LA POLO CHE FA TANTO ALT-RIGHT

Nonostante la differenza stilistica tra i due, in molti casi i due sono apparsi come interscambiabili. Per esempio nel post della #10yearschallenge pubblicata su Instagram dal ministro Di Maio e nelle foto della campagna per le Regionali siciliane, appare evidente che pure il leader del partito ha i cassetti pieni di polo Lacoste.

Tra l'altro, la polo, capo preppy, è diventato più di recente l'uniforme preferita della cosiddetta alt-right americana (la nuova estrema destra) come ha sottolineato il Guardian. D'altro canto, il 28 gennaio Di Battista si era presentato a Domenica Live – non la smetteva di dire «buonasera» - al cospetto di Barbara D'Urso, travestito da Di Maio: in giacca e cravatta.

LA NARRAZIONE DEI GRILLINI AL POTERE

La narrazione visiva pubblica dei grillini al potere è un'apparenza di banalità e normalità ordinata, ottenuta senza spendere troppo. Come ha scritto il premio Pulitzer Robin Givhan: «La gloria della moda è nella sua capacità di farci sentire parte di qualcosa, e nel sentirci partecipi, sentiamo di contare». Il grillismo anti-parlamentare usa la moda per normalizzarsi, per appartenere, per costruire il castello di carte della sua autenticità. Dice: «Non abbiate paura, siamo come voi. Vogliamo un'Italia normale, pulita, ordinata, e virtuosa». A Moena, Trentino Alto-Adige, il primo gennaio 2019, i due, che sembrano Boldi e De Sica in un cinepanettone, in piumino e tuta da sci, hanno augurato agli italiani un felice anno nuovo: «Oggi la cosa che posso augurarvi per il 2019 è di fare le cose che vi piacciono», ha dichiarato il ministro. Un augurio semplice, autentico, spontaneo come un 'Vaffa' ben assestato.

17 Febbraio Feb 2019 1000 17 febbraio 2019
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso