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Corona e l'irresistibile leggerezza dell'impunità

Dalle condanne per i videoricatti al ricovero da don Mazzi, passando per i reportage a Rogoredo, l'umiliazione in diretta di Fogli all'Isola dei famosi. L'ex pupillo di Mora sembra sempre al di sopra della legge.

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Cosa sarebbe questo Paese senza Fabrizio Corona? Per qualcuno un posto migliore, per molti una tragedia perché non saprebbero come riempire le loro cronachette gossippare. Il fatto è che questo evitabile sciagurato sta diventando un caso nazionale: all'epoca della sua condanna a circa 14 anni di reclusione per un bel cumulo di reati, dall'estorsione alla bancarotta alla frode fiscale a tutta una serie di ipotesi che gira la testa solo a riepilogarle, ma che pescavano inesorabili dallo stagno del gossip (e già questa libertà di intemperanza era notevole), arrivò, orchestrata dal notoriamente inflessibile Marco Travaglio, una richiesta di grazia presidenziale che aveva del surreale, eppure – o forse proprio per questo – fu subito adottata dal vippaio imperante: per una volta, si ebbe così lo spettacolo di una concordia fra gli acerrimi colleghi Filippo Facci e Marco Travaglio (la cui redazione del Fatto Quotidiano non pare entusiasta alla prospettiva di ritrovarselo tra i piedi come telecronista), uniti nel grido di dolore: che sarà mai, per tre foto, non ha mai fatto del male a nessuno, c'è di peggio a questo mondo.

DAL PERCORSO TERAPEUTICO DA DON MAZZI AI REPORTAGE PER GILETTI

Ma il peggio, o, a seconda dei punti di vista, il meglio, Corona doveva ancora scatenarlo e lo fece entrando e uscendo da galera fino a quando un Tribunale di Sorveglianza particolarmente sensibile non gli accordò un pietoso permesso per curarsi: il giovanotto, infatti, si era dichiarato sensibile alla cocaina, e rivendicava il diritto di andarsi a disintossicare. Obiettivo che individuò presso l'ineffabile don Mazzi il quale, con la fanfara delle grandi occasioni, lo accolse come un figliol prodigo: salvo stufarsi presto della vivacità del prediletto, il quale oltre a dimostrarsi, parola di religioso, poco riconoscente, profittava dell'ospitalità alla Exodus per ricevere volonterose volontarie disposte a tutto per redimerlo, e magari anche per tentare una corsia preferenziale nel mondo dello spettacolo.

Quale lavoro svolga Corona è oggetto di discussione, anzitutto giudiziaria, ma non solo

Lo racconta l'interessato in uno dei suoi ricorrenti libretti di avventure, ossia di memorie: «Me le portavano in comunità, tutti sapevano tutto», si vantò Fabrizio, che nel frattempo aveva preso a rispettare con scrupolo il percorso terapeutico fissato dal rigoroso Tribunale di Sorveglianza: una sera in discoteca, un'altra in uno studio televisivo, una rissa fuori da un locale televisivo, un litigio al Grande Fratello Vip, forse recitato, con la conduttrice Ilary Blasi, uno sbattimento, altrettanto orchestrato, sul tavolo di cucina con Asia Argento, una capatina al boschetto della droga di Rogoredo per conto di Massimo Giletti, una umiliazione all'Isola dei Famosi per un cantante di 75 anni che non si chiama Mick Jagger ma Riccardo Fogli. Al punto che la procura generale si è sentita presa per i fondelli e ha chiesto, una volta di più, la revoca dell'affidamento, originariamente concordato in contesti meno avventurosi quali comunità terapeutiche e ospedali, con rientro in casa non oltre le ore 23. Un regime francescano parso inadeguato perfino al Tribunale di Sorveglianza, che pure l'aveva fissato, ma al quale tanta effervescenza è sempre parsa organica all'esercizio del lavoro.

Fabrizio Corona.

Ora, quale lavoro svolga Corona è oggetto di discussione, anzitutto giudiziaria, ma non solo. Ultimamente ha lanciato una trovata tutta da decifrare, una “lezione di marketing” al prezzo scontato di 280 euro l'ora. Andreste voi a imparare marketing da un pregiudicato, sottoposto a percorso terapeutico che ogni giorno balza ai disonori delle cronache per qualche nuova prodezza? Ma certo, perché no, vuoi mettere il frisson, e poi chi siamo noi per giudicare? Evidentemente, anche il Tribunale di Milano non è nessuno per giudicare, visto che le sue sentenze, almeno per questo curioso personaggio, finiscono in barzelletta ed è questa la madre di tutte domande: come si spiega una simile indulgenza plenaria, come è possibile che un Corona possa fare sempre e comunque come gli pare, a dispetto di precedenti che a nessun altro verrebbero scontati con tanta comprensione?

DAVANTI A INGIUNZIONI, RICHIESTE D'ARRESTO E SFRATTI CORONA SE LA RIDE

Il 15 febbraio scorso, il Demanio ha mandato all'ex pupillo di Lele Mora un avviso di sfratto dall'abitazione di via De Cristoforis, quanto a dire il centro del centro di Milano: benché fosse già stata sequestrata circa un anno prima, risultava ancora segnalata ancora come domicilio dello stesso Corona, che secondo l'Agenzia del Demanio l'aveva intestata «artificiosamente» a un collaboratore. Ma niente paura, il nostro, di fronte ingiunzioni e alle richieste di arresto, francamente se ne infischia: «Mi faccio un sacco di risate», ha commentato su Instagram, et pour cause.

non si comprende una simile elasticità giudiziaria per uno che più tira la corda e più gliela si lascia tirare

Risate che però vorremmo spiegarci anche noi: perché le solite storie che si ripetono in questo caso, dal favoleggiato archivio fotografico con cui, secondo una leggenda, ricatterebbe papaveri e papere, alla sempre generosa ospitalità di Mediaset, al legame con impresari, autori di reality come tale Gabriele Parpiglia e giornalisti gossippari, in realtà sono spiegazioni che non spiegano niente, sono tautologie: Corona va lì perché va lì, fa casino perché fa casino, è sempre lui perché è sempre lui.Sì, certo fin lì ci arriviamo. La questione è che non si comprende una simile elasticità giudiziaria per uno che più tira la corda e più gliela si lascia tirare. Thomas Hobbes e Max Weber, che la sapevano lunga, erano consci del devastante potere dello Stato, quando ci si mette. Noi, per carità, non vorremmo mai tanto spreco per un Corona: ci accontenteremmo di capire il perché di tanta ostinata pazienza da parte di una magistratura che, con questo eroe dei nostri tempi, perde un pezzo di credibilità ogni volta che il sole tramonta.

6 Marzo Mar 2019 1741 06 marzo 2019
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