Età Anagrafica Giovinezza
SOCIOLOGIA E DINTORNI
16 Marzo Mar 2019 0900 16 marzo 2019

Benvenuti nell'epoca dei senza età o dei cronologicamente ambigui

Le stagioni della vita sono mutate. Le lancette si spostano in avanti. Così mostrarsi o avere legami con partner di 15, 20 anni più giovani ed essere complici invece di genitori è sempre più frequente. 

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Cronologicamente ambiguo. La definizione viene usata in archeologia quando la datazione di un documento o reperto sono incerti. Da un po’ di tempo però il criterio d’attribuzione cronologico usato per mummie, codici miniati, tele pittoriche e libri antichi, si è trasferito agli umani. Alle persone di entrambi i sessi alle quali è difficile attribuire un’età. Vecchio e giovane, ma allo stesso modo di “età media”, sono da parecchi anni categorie inadeguate a racchiudere con precisione un tempo di vita o un’età anagrafica.

D’altronde non viviamo, come ha scritto Zygmunt Bauman, nell’età dell’ambiguità? In una società liquida, dove la velocissima e devastante transizione non risparmia nulla e nessuno? Punti fermi e approdi sicuri ce ne sono sempre meno: è un dato di fatto e di realtà. Perché tutto è in movimento: persone, merci, immagini, esperienze, ma anche valori, modi di rappresentarsi e relazionarsi. Così come i tempi di vita e della quotidianità si confondono e sovrappongono (davanti al pc sto lavorando o mi sto divertendo?), anche le età della vita sono sottoposte alla stessa pressione e torsione. Si è giovani adolescenti alle prese con l’acne e in un attimo ci si trova vecchi a fare i conti con i problemi dell’incontinenza.

È inattuale chiedere l’età. «Ho gli anni che mi danno», vi risponderà una persona con qualche primavera. Che se spiritosa, citando Billie Burke, aggiungerà: «L'età non è importante, a meno che tu non sia un formaggio»

ETÀ E CLASSE MEDIA SONO SPARITE COME LE MEZZE STAGIONI

Ovviamente è una battuta. Ma non lo è segnalare che l’età media o mezz’età è sparita. Come le mezze stagioni, come le classi medie. L’antico e classico in medium stat virtus non funziona più. È inattuale come chiedere a uno l’età. «Ho gli anni che mi danno», vi dirà una persona con qualche primavera sulle spalle. Che se spiritosa, citando la cantante e attrice Billie Burke, aggiungerà: «L'età non è importante, a meno che tu non sia un formaggio». Mentre un giovane più o meno sedicente potrebbe rispondervi in modo sfuggente e ondivago: «Più di 18 meno di 35». D’altra parte è ormai di evidenza solare che l’allungamento delle aspettative e della durata della vita ha spostato in avanti anche la percezione, l’immagine e l’aspetto stesso della giovinezza. Provate, nell’anno da poco concluso in cui si è celebrato ampiamente l’anniversario della fine della Prima Guerra mondiale, a mettere a confronto il volto di un giovane combattente d’allora con un 50enne d’oggi: vi sembreranno quasi coetanei. Ma certamente più giovanile, nei lineamenti e nell’espressione, il secondo.

LA RIVOLUZIONE DEMOGRAFICA

Le stagioni della vita, dicono i demografi, sono profondamente mutate. Le lancette si sono spostate in avanti. Si è bambini fino ai 15 anni (mentre negli Anni 60/70 lo si era fino a 11), giovani dai 16 ai 24 anni, ma giovani adulti (fascia d’età prima inesistente, dato che a 25 anni si era considerati adulti) dai 25 ai 34 anni. Attualmente si diventa adulti a 35 anni e lo si resta fino a 54. Si diventa poi “tardo adulti”, “giovani anziani” dai 65 ai 74 anni, “anziani” dai 75 agli 84 e infine “grandi anziani” dagli 85 in poi.

L'ETÀ DEI CRONOLOGICAMENTE AMBIGUI

Insomma l’umanità, invecchiando, ringiovanisce. Lo fa opponendosi con tutte le forze e in ogni modo all’avanzare dell’età. Progressi medici, estetici e chirurgici, farmaci, alimentazione, attività sportiva sono la prima e la seconda linea dell’evergreen for ever. E dove non arriva il ritocchino, il botox, il filler o jl rimodellamento del volto o del corpo provvedono l’abbigliamento, i superfood, i cibi–farmaco. E soprattutto la consapevolezza che la forma fisica e il fascino sono anche un sentimento. Autostima. Volere è potere, dunque se si vuole restare giovani si può. Anzi: si deve. Vestirsi, travestirsi, truccarsi da giovane è sempre più facile. Certo ci sono limiti alla finzione. E sprofondare nel ridicolo e nel patetico ci vuole poco. Basta sedersi davanti alla tivù generalista e vedere la sfilata interminabile di fatti&rifatti e disfatti che tengono banco e video. Tuttavia la novità vera rispetto a un decennio fa è la comparsa dei cronologicamente ambigui. Quarantenni e 50enni, sia donne che uomini, anche se i secondi sono più numerosi, che hanno molti più anni di quelli che dimostrano e che amano mostrarsi e avere legami con partner realmente giovani, che hanno 15 e 20 anni di meno.

Padri e figli così come madri e figlie anche nell’aspetto sembrano amici, o perlomeno si atteggiano e spesso vestono come se lo fossero. Non proprio coetanei, ma comunque complici

QUANDO LA FREQUENTAZIONE È VAMPIRESCA

In passato, soprattutto nel mondo dei ricchi, della jet society, delle teste coronate e della aristocrazia degli affari non mancava il grande vecchio, commenda, magnate o attore, che aveva la “mogliettina” o la giovane amante, e a parti invertite l’ereditiera che esibiva pubblicamente il toy boy di turno. Ma oggi l’eccezione dai piani alti e privilegiati della società è scesa in basso è si è ampiamente democratizzata. Ciò all’interno di un più generale rimescolamento di età e ruoli, frequentazioni e relazioni amicali. Il gruppo dei pari così come la contiguità d’età non è più un vincolo. Frequentare gente più giovane per un adulto maturo è un’iniezione di vita. In certi casi quasi vampiresca. Ma per poterlo fare serve che l’adulto sia giovanile di spirito e di corpo. Allo stesso modo le relazioni fra genitori e figli sono inscritte in un nuovo ordine. L’autorità si è alquanto dissolta. Padri e figli così come madri e figlie anche nell’aspetto sembrano amici, o perlomeno si atteggiano e spesso vestono come se lo fossero. Non proprio coetanei, ma comunque complici e non più genitorialmente distanti anche nei gusti musicali, nei consumi culturali, nelle mode alimentari e nei modi di dire.Tutti uniti da uno stile di vita che accomuna generazioni e abitanti di un mondo e una società sempre più promiscua e ambigua.

L'ESIBIZIONE SOCIAL

Ripescare cose e mode vecchie e associarle, mescolarle con lo street style contemporaneo o con tecnologie indossabili è l’ultimo grido di un generalizzata tendenza, spinta da un potente imperativo di marketing che coinvolge i principali mercati e brand. Il cocktail merceologico va di pari passo con quello anagrafico ed entrambi hanno nei social il motore che li alimenta. Senza Facebook e Instagram non avremmo la quotidiana e insistita visione ed esibizione di fidanzati e fidanzate che mettono un like alla foto della mamma di lui o di lei e anche viceversa oppure padri e zii che esagerano in selfie da gioventù bruciata.

LA BELLEZZA OLISTICA E IL DIRITTO ALL'ANTIRUGHE

Ma sono le nuove cosmesi naturali che sono anche anti-age ma ancor più anti-tutto, a incarnare lo spirito (beauty) dei tempi. Che in questi giorni si offre in tutta la sua sfavillante grandiosità nel CosmoProf di Bologna Fiere, la più importante rassegna mondiale del settore. Occasione planetaria di coincidenza di estetica e cosmetica a servizio di un business che non conosce crisi: «Droga senza tempo» che oggi offre una varietà strepitosa di liquidi rigeneranti e creme rivitalizzanti che sono spesso degl ibridi (un po’ cibo, un po’ farmaco, un po’ make up) così naturali e buoni che uno shampoo o bagnoschiuma si possono ora anche mangiare. Cosmesi edibile, sostenibile, clean &vegan: perfetta per soddisfare vanità e salute (anche del Pianeta), cura del corpo e riconoscimento del diritto universale all’antirughe. Insomma un ideale di bellezza olistica che coniuga esteriorità e benessere interiore, accomunando e mescolando uomini e donne, post giovani, baby boomer e millenials. Tutti insieme appassionatamente a giocare con il tempo che passa. A cercare di sopire le inquietudini, le paure di una società nella quale un po’ tutti e in quasi tutte le occasioni ci sentiamo inadeguati. Davanti all’armadio che è strapieno, anche se manca sempre il capo giusto per quell’occasione. Costretti a rincorrere ciò che ci sembra a portata di mano, ma che ci sfugge sempre. Soprattutto davanti allo specchio.

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