MICHAEL JACKSON LEAVING NEVERLAND

Michael Jackson e il moralismo inquisitorio delle nuove generazioni

Per i millennial la tutela dei diritti civili e la difesa dei più deboli arrivano prima della valutazione del genio. E vale anche per la rockstar al centro del documentario Leaving Neverland

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Qualche ora prima che Greta Thunberg guidasse da una piazza di Stoccolma la più grande e diffusa marcia per la difesa del clima che la storia ricordi (e che subito si mettesse in moto la macchina del suo sfruttamento commerciale: si parla di una App, del brand we don't have time e di nuovi libri firmati dai genitori), alla Sapienza la nuova classe del corso di luxury and high fashion brand communication commentava l'atroce scivolone di Louis Vuitton su Michael Jackson. Per chi di voi non avesse seguito la questione, a gennaio il direttore creativo della linea uomo, Virgil Abloh, ha presentato una collezione ispirata alla rockstar e alla sua «eredità musicale», esponendo all'attenzione del mondo, e caricando dunque di valori positivi, la stessa figura che tre settimane dopo, al Sundance Festival, è stata abbattuta dal documentario Leaving Neverland, in cui due uomini ora adulti dichiarano di essere stati abusati da Michael Jackson negli Anni 90 (la figlia di Jackson, dopo la visione, avrebbe tentato il suicidio il 16 marzo).

IMPOSSIBILE IGNORARE IL DOCUMENTARIO LEAVING NEVERLAND

La questione è stata passata sotto silenzio per qualche settimana, fino a quando la diffusione di una parte del documentario su HBO l'ha trasformato in un caso impossibile da rimuovere o a cui rispondere con indifferenza. La collezione avrebbe infatti dovuto arrivare nei negozi a giugno, presumibilmente nel pieno della battaglia legale fra la famiglia Jackson, fiancheggiata da milioni di difensori anonimi, e i suoi nuovi accusatori. Li definiamo tali perché non è certo la prima volta che, dopo la scomparsa, nel 2009, la memoria dell'interprete più rivoluzionario della musica pop viene associata a comportamenti pedofili e il suo nome accostato a quello di (ex) ragazzini che, dopo averne visitato l'enorme villa e il parco divertimenti, finivano per rimanerne ospiti per mesi per fini non chiarissimi benché sempre, e questo particolare non è di certo meno inquietante, con il consenso dei genitori.

IL RIGORE MORALISTA DEI MILLENIAL

In attesa della decisione di Vuitton e della dichiarazione di Virgil Abloh, arrivata qualche ora dopo la nostra discussione, gli studenti del corso, circa 60 provenienti da oltre 20 nazioni diverse, fra cui diversi scandinavi, hanno dunque espresso le proprie valutazioni sul caso, mostrando un rigore moralista che ben giustifica la scelta successiva della maison di eliminare dalla produzione i capi più direttamente associabili a Michael Jackson e la dichiarazione di innocenza del suo direttore creativo, «ignaro» dell'uscita del documentario e come ovvio «profondamente» scioccato: «Condanno fermamente», ha detto, «ogni forma di abuso sui bambini, violenza o violazione dei diritti umani». Fermo restando che nessuno al mondo, tanto meno un trend setter mondiale dichiarato come Virgil Abloh, avrebbe potuto ignorare che da anni Michael Jackson viene considerato un personaggio controverso, e che un reparto marketing e merchandising all'altezza avrebbe dovuto almeno avvertirlo dell'inopportunità della scelta, il pur piccolo campione con cui ho avuto modo di confrontarmi ha espresso il sentiment generale dei 20enni circa la morale e l'etica di oggi come nessun altro analista ha saputo fare nell'ultima settimana.

L'IGNORANZA CI SALVA DA UN ROGO EN MASSE DEI GENI DEL PASSATO

Per i millennial la tutela dei diritti civili, umani, la difesa dei più deboli, l'inclusione arrivano infatti prima, ma molto prima, della valutazione dei meriti artistici. I 20enni che noi adulti, sull'onda forse delle molte cronache e di denunce che probabilmente un tempo non arrivavano, crediamo strafottenti, bulli, spietati, sembrano invece giudicare spietatamente noi che, di fronte alla grandezza del genio, alla meraviglia dell'opera d'arte, distogliamo lo sguardo dai suoi comportamenti privati. Immagino dunque che solo l'ignoranza in cui molti di questi ragazzi vivono e surfano, moderatamente felici, ci salvi da un rogo en masse dei film di Charlie Chaplin, di Eric von Stroheim, di infiniti altri registi, cantanti, compositori vittime della propria colpevole passione per gli e le adolescenti. E consiglierei davvero ai docenti dei licei di spiegare il diverso valore del rapporto fra adolescenti e adulti nell'età classica. Lasciando mano libera a questi piccoli Torquemada, rischiamo di perderci tutti i socratici.

17 Marzo Mar 2019 1000 17 marzo 2019
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