Leaving Neverland Michael Jackson

Cinque cose da sapere sul documentario Leaving Neverland

Il film di Dan Reed fa emergere nuove accuse di pedofilia contro Michael Jackson. Dopo aver choccato l'America ora arriva in Italia. Tra le polemiche e le querele della famiglia della star. 

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Dopo la premier del 25 gennaio al Sundance Film Festival, e le polemiche seguite alla messa in onda il 3 e 4 marzo negli Stati Uniti, il 19 marzo approda in Italia, sul canale Nove, Leaving Neverland, il documentario diretto da Dan Reed sulle accuse di pedofilia a Michael Jackson.

Il film è tornato a far parlare, a quasi 10 anni dalla morte del cantante, di accuse che in vita Jackson era sempre riuscito a respingere, superando due cause nel 1993 (per mezzo di un accordo economico) e nel 2005 (assolto dal tribunale). Il clima creato attorno al film è stato tale da portare persino alla diffusione della notizia del tentato suicidio da parte della figlia della star, Paris, seccamente smentita dalla diretta interessata. Ecco cinque cose da sapere sul documentario e sulle polemiche che ha generato.

I DUE ACCUSATORI: WADE ROBSON E JAMES SAFECHUCK

Il documentario si imposta su due testimonianze dirette, quelle del ballerino e coreografo Wade Robson e di James Safechuck. Il primo ha sostenuto di essere stato molestato da Jackson da quando aveva sette anni fino ai 14, il secondo a partire dai 10. Entrambi hanno descritto i dettagli dei rapporti con la star. Safechuck ha raccontato di aver ricevuto spesso dei gioielli in cambio di atti sessuali. Tra i due ci sarebbe stata anche una cerimonia nuziale simulata e spesso Jackson faceva esercitare il bambino a rivestirsi il prima possibile, senza fare rumore, nel caso qualche persona avesse bussato per entrare nella stanza. Robson ha descritto come Jackson lo facesse giurare di non rivelare a nessuno ciò che accadeva tra di loro, altrimenti non si sarebbero più potuti vedere, e ha rivelato di aver provato sentimenti di gelosia quando la popstar cominciò a snobbarlo preferendogli la star di Mamma ho perso l'aereo, Macaulay Culkin, che ha sempre difeso Jackson dipingendo la loro come una bella amicizia.

Micheal Jackson con il padre (sulla destra).
Getty Images

UN DOCUMENTARIO ATTACCATO DA FAMILIARI E FAN DI JACKSON

Il documentario ha suscitato non poche perplessità. La famiglia Jackson ha espresso in una nota il suo disappunto per la scelta da parte del regista di intervistare esclusivamente i due accusatori e non le tante altre persone che negli anni furono ospiti della tenuta di Neverland. Ulteriori dubbi sono stati sollevati dalle storie personali dei due accusatori, in particolar modo quella di Robson, che fu testimone chiave della difesa nel processo Arvizo del 2005, concluso con la piena assoluzione di Jackson: davanti al giudice negò di essere stato vittima di abusi anche se altri testimoni dissero di aver assistito alle molestie. Dopo la sua morte nel 2009, il ballerino postò sui social un lungo e commosso ricordo, elogiando il cantante come un uomo capace di cambiare il mondo. La Michael Jackson Estate lo coinvolse nella realizzazione dello spettacolo del Cirque du Soleil sulla popstar, ma successivamente lo licenziò perché insoddisfatta del suo comportamento.

Le prime accuse pubbliche di Robson sono datate 2013, il coreografo in quegli anni scrisse persino un libro di memorie senza però trovare un editore, poi intentò una causa. Safechuck seguì le sue orme, rivolgendosi allo stesso avvocato. «Michael Jackson è stata una delle persone più gentili e amorevoli che abbia mai conosciuto, mi ha aiutato tantissimo nella mia carriera artistica, e ha anche abusato sessualmente di me per sette anni», afferma Wade Robson all'inizio di Leaving Neverland. Tanto lui quando Safechuck hanno spiegato di aver tenuto nascosti i fatti per anni nel timore di essere considerati deboli e poco mascolini. Alle osservazioni sulla mancanza di un contraddittorio nel suo documentario, Reed ha risposto: «Si parla di ciò che accadeva nella stanza, quando si chiudeva la porta e si spegnavano le luci, che senso avrebbe avuto intervistare persone vicine a Jackson che ancora hanno ingenti guadagni dal suo nome e avrebbero detto che era una bravissima persona?».

ANCHE OPRAH CONTRO JACKO

A schierarsi totalmente dalla parte del regista e degli accusatori è invece stata Oprah Winfrey, che il 27 febbraio ha intervistato Wade Robson, James Safechuck e Dan Reed per la realizzazione dello speciale Oprah Winfrey presents: After Neverland. Definendo la pedofilia un «flagello dell'umanità», la popolarissima presentatrice ha ringraziato Reed per «essere riuscito a mostrare in quattro ore ciò che io ho provato a mostrare in 217 episodi del mio show». Lo speciale è andato in onda il 4 marzo, dopo la conclusione del documentario, ed è stato registrato a New York, davanti a circa 100 vittime di abusi sessuali. L'eco del documentario ha anche convinto i produttori dei Simpson a cancellare dalla programmazione l'episodio in cui il cantante prestava la voce a un personaggio.

LE MINACCE DI MORTE A ROBSON

Anche sui social network c'è stata grande divisione sul tema tra accusatori e difensori di Jackson. I fan della popstar si sono dimostrati particolarmente agguerriti e il giorno dell'anteprima al Sundance Festival e hanno manifestato davanti all'Egyptian Theatre di Park City, portando cartelloni che invocavano verità e acclamavano l'innocenza del cantante. Molti hanno ricordato sui social come Jackson sia stato sottoposto in vita a due processi e a indagini accurate, con raid a sorpresa a Neverland, risultando sempre innocente. Qualcuno, però, si è spinto decisamente oltre: Robson ha infatti raccontato di aver ricevuto minacce di morte.

UN CROWFUNDING PER UN CONTRO-DOCUMENTARIO

La famiglia di Jackson non si è comunque fermata alle parole e ha deciso di passare all'azione. Il nipote del cantante, Taj Jackson, membro dei 3T, ha avviato un crowdfunding per finanziare un documentario di risposta a quello di Dan Reed, dove si racconti «la verità» sullo zio. La raccolta ha come obiettivo il raggiungimento di 770 mila dollari, dopo un mese e 2.727 donazioni è vicina ai 100 mila. La Michael Jackson Estate ha invece fatto causa per 100 milioni di dollari alla HBO sulla base di un accordo siglato nel 1992, quando l'emittente televisiva fece suoi i diritti per la trasmissione del concerto Live from Bucharest, diventato lo speciale più visto nella storia del network, e in cambio firmò una clausola ancora valida in cui si impegnava a non diffondere contenuti denigratori nei confronti del cantante. Intanto, in concomitanza dell'uscita del documentario di Reed, la famiglia Jackson ha deciso di rendere disponibili per un periodo limitato su Youtube i concerti a Bucarest e Wembley, mentre nel catalogo on demand di Netflix è presente This is it. La Bbc ha annunciato la produzione di un altro documentario sulla star, Michael Jackson The Rise and Fall, curato con uno stile decisamente rigoroso da uno dei maggiori esperti della biografia di Jacko, il regista Jacques Peretti.

19 Marzo Mar 2019 1904 19 marzo 2019
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