Salone Del Mobile 2019 Fuorisalone
Salone del Mobile 2019
Fuorisalone 2019 Cosa Vedere

Cosa vedere al FuoriSalone 2019

Meno salamelle, shottini gratuiti e più idee. La Design Week offre nuovi spunti di riflessione su nomadismo, fake and real e biodiversità. Gli appuntamenti da non perdere. 

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Meno carrozzine neonatali spacciate per astronavi, meno bottiglie di plastica riciclata vendute come capolavori della tecnica, zero gomitoli rigenerati e in genere meno imbarazzanti banalità. La notizia vera, fondamentale, è che quest’anno gli appuntamenti della Design Week sono decisamente inferiori rispetto agli scorsi anni. Si guarda, si ammira, si cerca di capire, ma non si tratta di una sagra di paese: la Design Week intende restare l’appuntamento di rilievo internazionale delle origini, cioè degli anni precedenti alla degenerazione del FuoriSalone.

Dunque, meno salamelle abbrustolite en plein air per i gitanti della domenica e meno shottini serali gratuiti; dunque, meno chiazze di vomito sparse per chi abita nelle zone calde della città, tipo Brera o Tortona (è imbarazzante leggere che i festaioli del design vomitano in giro? Provate voi a uscire di casa alle 7 e mezza del mattino dopo una notte di opening e sarete ancora più imbarazzati a finirci dentro con tutte le scarpe). Il Comune di Milano, finalmente, ha porto orecchio alle proteste dei cittadini, alle rimostranze degli operatori ecologici per il superlavoro e alle ironie dei colleghi dei media sulle dipendenze alcoliche spacciate per ansia di acculturamento progettuale, e ha messo un limite all’effervescenza di ciarpame degli ultimi anni.

TRA NOMADISMI, BIODIVERSITÀ, FAKE AND REAL

​Quel che vedrete, in media, sarà davvero interessante. Si è miracolosamente contenuta anche la moda: più idee che collaborazioni, più spunti che prodotti o associazioni (spesso) indebite. Grazie infinite. Ammettiamo il nostro scarso interesse per la zona Lambrate, spero non ce ne vorrete ma è davvero troppo lontana (un tempo non era nemmeno comune di Milano) mentre se ci si vuole dare un’aria professionale si può visitare la Fiera di Rho sabato e domenica. Abbiamo scelto secondo tendenze e temi che ci sembrano interessanti oltre “la mobilia” o le luci, tema di quest’anno: nomadismi, fake and real, natura, diversità e biodiversità, multifunzionalità.

ll Comune ha porto orecchio alle ironie sulle dipendenze alcoliche spacciate per ansia di acculturamento progettuale e ha messo un limite all’effervescenza di ciarpame degli ultimi anni

PRADA INVITES. Elizabeth Diller, l’architetta sui generis che ha disegnato la high line di New York («l’architettura non deve risolvere problemi ma crearli»), espone nello store in Galleria un progetto di capi e accessori multifunzione nel tessuto-mantra/iconico del brand, il nylon, come una borsa porta-abiti che diventa un impermeabile e l’accessorio da spalla che si trasforma in borsine da sera. Non pensate che si tratti del consueto esercizio da studenti di design, maniaci della multifunzionalità e del trasformismo (il pezzo multitask lo beccate sempre, nella sfilata delle scuole, ed è sempre orrendo). Quelli di Elizabeth Diller sono belli davvero, esattamente come i capi della decana dell’architettura italiana al femminile, Cini Boeri, e di Kazuyo Sejima. (dall’11 aprile).

TOD'S NOCODE SHELTER. Alle Cavallerizze, su progetto di Andrea Caputo, una riflessione sull’architettura prima dell’architettura: il rifugio dell’uomo, esplorato fra installazioni di igloo e tepee, video di progettisti internazionali e, soprattutto, uno straordinario tappeto-footprint di mille metri quadrati che, da solo, sarebbe stato più interessante delle costruzioni che lo coprono. Segnaliamo che il nomadismo è il grande tema del momento, in caso non vi foste accorti di quel che accade nel mondo.

IL BRASILE ALLA PERMANENTE. Per quest’anno, designer e progettisti brasiliani, sempre molto interessanti per l’uso di legni e soluzioni materiche anche sul tema di quest’anno, la luce, non si trovano alla Università Statale ma al Museo della Permanente. Il titolo dell’esposizione è Essentially diverse: sei le aziende presenti.

Si guarda, si ammira, si cerca di capire, ma non è una sagra di paese: la Design Week intende restare l’appuntamento internazionale delle origini, cioè degli anni precedenti alla degenerazione del Fuorisalone

ETRO. Per essere nomadic chic come loro bisogna avere una lunga tradizione di curiosità nei confronti del mondo come la loro. L’appuntamento è ogni giorno alla boutique di vicolo Fiori.

MISSONI ALL'UNCINETTO CON ALESSANDRA ROVEDA. Gli spazi di Missoni Home in via Solferino, incantevoli e un po’ segreti, si aprono ogni anno per il Fuorisalone. Questa volta, per le atmosfere affettuoso-cozy tipiche dell’arredo della maison, la firma è quella di Alessandra Roveda, che si è appropriata degli elementi di base di una casetta della nonna rivestendoli completamente di maglia all’uncinetto. Un’installazione fiabesca.

TADAO ANDO ALL'ARMANI SILOS. Avete tempo fino a luglio per andarci, ma tutti ne parleranno prima, anche perché di fronte, al Teatro, sono in mostra le nuove linee Armani Casa e non lo saranno, invece, a lungo. L’esposizione The challenge ai vecchi silos Nestlé, ora sede del museo Armani, riprende la mostra del Centre Pompidou del 2018, con nuove soluzioni e segni grafici e progettuali dell’artista sui muri. Ex pugile, Tadao Ando dice cose scorrettissime e divertenti. Una per tutte: «Non sto a sentire nessuno, non capire le lingue è un vantaggio».

SIMONE GUIDARELLI CON ELISABETTA FRANCHI. Siamo fra i 125 mila appassionati delle foto surreali che ogni mattina lo stylist italiano più internazionale ed eclettico ci regala, dunque aspettiamo di vedere anche la sua nuova collezione di carte da parati e tessuti per imbottiti, ospitata questa volta da Elisabetta Franchi, in boutique a via Manzoni.

"Multiply Milano", installazione in Statale firmata da Waugh Thistleton Architects.

INARRIVABILE E INVISIBILE (A OCCHIO NUDO) LUCCHINI. Unreal but real è la mostra irreale ma reale, da vedere solo con lo smartphone o il tablet. I toys immateriali di Flavio Lucchini, grandi sculture di cubi sovrapposti come giganteschi giocattoli colorati, punteggiano il percorso di tutto il Superdesign Show. Le sculture si fotografano con lo smartphone e si immortalano per sempre, ma in realtà non esistono perché lo spazio resta vuoto: nascono come piccole maquette reali progettate dall’artista ma si trasformano in monumenti irreali attraverso la tecnologia di Sense - immaterial Reality. È sufficiente scaricare l’app Flavio Lucchini Art, individuare all’esterno o negli interni del Superstudio gli art-marker che indicano i punti dove si trovano le opere. Quindi si inquadra la superficie indicata. Ed ecco comparire una scultura di Flavio Lucchini. Da contemplare, studiare nei dettagli, girarci intorno, fotografare, farci un selfie vicino e, ovviamente, condividere sui social. Da vedere, negli stessi spazi, il Superhotel progettato da Giulio Cappellini.

LA FORESTA DEI VIOLINI. Per noi che suoniamo (male, ma amiamo molto) il violino, è assolutamente imperdibile l’installazione di Piuarch nel Cortile d’onore della Statale, che evoca, in commosso omaggio, i pregiati abeti del Trentino abbattuti durante una formidabile tempesta di vento il 29 ottobre del 2018.

BIODIVERSITÀ IN AREA CORSO COMO. E dopo il nomadismo, la biodiversità. Tranquilla, rilassante, l’installazione Pratofiorito a cura di Davide Fabio Colaci, è stata creata davanti all’ex Teatro Smeraldo e si può considerare una riflessione a cielo aperto sul tema delle (fondamentali) differenze in natura. Trenta diverse specie di piante amatissime dagli insetti impollinatori danno vita a un prato pieno di fiori in città. Da un distributore, i visitatori possono prendere i semi per seminare a casa e diffondere la biodiversità. Un bell’augurio per il nostro futuro, che va anche oltre il Fuorisalone: semi e prato sono a disposizione fino al 12 maggio.

L'INSTALLAZIONE PIÙ INSTAGRAMMABILE. Debutta a Milano Alex Chinneck, l'artista che apre gli edifici come la scatoletta di tonno dello storytelling antigovernativo del Beppe Grillo che fu. Tutti in fila allo Spazio Quattrocento all'interno dell'Opificio 31 in zona Tortona, dove l'artista ha divelto soffitti e pareti, in trompe l'oeil.

9 Aprile Apr 2019 1040 09 aprile 2019
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