Perché Finisce Amore Crepet Arachi Estratto

Estratto da 'Perché finisce un amore' di Paolo Crepet e Alessandra Arachi

Un racconto denso e articolato in cui gli autori scelgono di stare dalla parte in ombra dell’amore, quella parte di cui altrimenti finisce per occuparsi solo la cronaca nera. L43 ne pubblica in esclusiva un breve passaggio.

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Perché finisce un amore è il nuovo saggio di Paolo Crepet e Alessandra Arachi, edito da Solferino ed uscito nelle librerie il 9 maggio. Lettera43.it ne pubblica un breve passaggio.

Negli anni Venti Nella ha detto ciao al ricamo al tombolo, e al corredo, e al matrimonio, e ha scelto di studiare la materia meno femminile che ci fosse in circolazione. Per me decidere di non sposarmi e diventare professore di Fisica è stato infinitamente più facile. Lo sai bene, oggi una donna che non si sposa non la chiamano più zitella, e gli atenei si sono riempiti di donne in cattedra. Mi è stato facile anche rimandare al mittente le proposte di matrimonio. Ne ho ricevute svariate, perché gli uomini non possono tollerare una donna che fugge da un rapporto sentimentale. Pretendono di sposarla. Sono sempre fuggita dalle relazioni d’amore, mi piaceva sentirmi come un fotone, piena di luce ma senza materia, ed ero arrivata a cinquantadue anni con all’attivo una sola storia che fosse durata più di due anni, e comunque si era fermata a quattro. Provavo piacere nel comportarmi così, come le basi puntuali nello spazio delle fasi, che è un po’ lungo da spiegare come concetto di fisica teorica, ma che detto in parole molto quotidiane vuol dire che mi piaceva vivere ciascuna storia senza coordinate stabili.

Fino a quel mattino. Giulio è arrivato, e il suo sorriso ha fermato il mondo. Ancora adesso, mentre lo racconto, lo vedo davanti agli occhi: lui che si avvicina, incantevole e luminoso

Non ho mai voluto condividere un appartamento con nessuno dei miei ottocentoquattro fidanzati (numero simbolico, quello vero forse non lo ricordo). Veder girare un uomo in casa mia per più di due giorni di seguito mi ha sempre provocato un senso di nausea, l’azzeramento della salivazione. Fino a quel mattino. Giulio è arrivato, e il suo sorriso ha fermato il mondo. Ancora adesso, mentre lo racconto, lo vedo davanti agli occhi: lui che si avvicina, incantevole e luminoso. Raggiante. Come se tutti i fotoni dell’universo si fossero concentrati sul suo viso, in un solo istante. In quell’istante. Mi sono voluta specializzare in Fisica delle particelle perché il mondo delle particelle non segue le stesse regole del nostro mondo macroscopico. Nell’infinitamente piccolo vige un’anarchia atipica, che noi facciamo fatica a comprendere, e che io adoro.

Chissà se hai mai sentito parlare di Heisenberg, un fisico tedesco vissuto ai tempi di Enrico Fermi. Si è dovuto arrendere davanti all’evidenza che un elettrone non lo riesci ad acchiappare, che se provi a misurarlo devi accontentarti dell’indeterminazione. Puoi stabilire in che posizione si trova, oppure che velocità ha, ma tutte e due le variabili non ce la fai a misurarle. Io avevo vissuto la mia vita ispirandomi e muovendomi come un elettrone. Fino a quell’istante. Il mio cuore deve aver smesso di battere. Non credevo che il colpo di fulmine fosse un evento possibile. Avevo calcolato che una simile probabilità andasse confinata al più nelle code delle code della curva di Gauss. Tu vedi un uomo per un secondo, e quel secondo diventa una discontinuità irreversibile nella tua vita. Più verosimile che arrivi Harry Potter e ti faccia inna- morare con un colpo di bacchetta. Allora te la racconto così: in quell’istante il maghetto mi ha tramortita con un torpore magico, subito dopo è andato da Giulio con una pozione incantata e poi è tornato a Hogwarts, soddisfatto della sua giornata. Io e Giulio quel giorno non riuscivamo più a separarci. Eravamo a un pranzo di lavoro, ed era stato sufficiente uno sguardo. Lui mi aveva raggiunta al tavolo degli aperitivi, ed è dovuto intervenire il portavoce del ministro per convincerci a sedere a tavola: gli altri avevano già finito di mangiare i primi e il ministro stava aspettando soltanto noi per cominciare il suo discorso.

Il difficile è far capire come in questa storia il fatto che Giulio fosse sposato non fosse rilevante

Adesso arriva il difficile, Giulio era sposato. Il difficile non è raccontare una relazione clandestina, mi è già capitato di viverne, e senza alcun trauma. La presenza di Giulio nella mia vita, poi, non aveva i ritmi di un uomo che ha vincoli matrimoniali. Era sempre a casa mia. Il difficile è far capire come in questa storia il fatto che Giulio fosse sposato non fosse rilevante. Potevo anche non svelarlo, la sostanza del racconto non sarebbe cambiata. Provo a spiegarlo a te che, se hai avuto la fortuna di vivere quell’istante magico, non avrai problemi a capire come subito dopo le nostre vite si siano fuse una nell’altra. Altrimenti continuiamo con la metafora della magia. Quella volta non hanno funzionato nemmeno i miei elettroni, e si può invocare soltanto un incantesimo per spiegare il fatto che all’improvviso per me e Giulio stare lontani fosse diventata una fatica disumana.

Toccarsi un bisogno necessario per respirare. Fare l’amore l’unica possibilità per sedare l’ansia del desiderio. Giulio era strabiliante. Ogni giorno trovava un gesto, un pensiero, un’idea, qualunque cosa pur di accrescere la mia felicità. Ovunque fosse. Dall’altra parte dell’oceano, sulle Alpi, in riva al mare. Lui c’era sempre. Una mattina ha disegnato sulla sabbia quelle due parole, «Ti amo», e mi ha inviato la fotografia. Io, guardando quell’immagine, ho pensato che finalmente potevo dirlo, potevo gridarlo, che non avevo vissuto invano. Dopo quel pranzo di lavoro, la smania non ci aveva più dato tregua. Io avevo cinquantadue anni, lui sessantuno, e ce lo ripetevamo ogni volta che ci vedevamo: dovevamo sbrigarci, di tempo ne avevamo perduto già troppo. Giulio si è impegnato ben più di me. Nei primi mesi non faceva passare un’ora intera senza farmi brillare lo schermo del telefono con quelle parole incantevoli, «Ti amo». Erano diventate un mantra, che di solito accompagnava con i cuori colorati di WhatsApp. Sembravamo due adolescenti, non faccio fatica ad am- metterlo. Faccio invece una gran fatica ad andare avanti nel racconto di questa storia.

11 Maggio Mag 2019 1245 11 maggio 2019
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