Festa Mamma 2019 Poesie

Le poesie per la festa della mamma

Da Dante a Jacopone da Todi fino a Victor Hugo, Umberto Saba e Pier Paolo Pasolini. Un'antologia di versi dedicati alle madri. 

  • ...

«Vergine Madre, figlia del tuo Figlio,/ umile e alta più che creatura,/ termine fisso d'etterno consiglio,/ tu se' colei che l'umana natura/ nobilitasti sì, che 'l suo Fattore/ non disdegnò di farsi sua fattura». Il canto XXXIII del Paradiso della Divina Commedia, gran finale dell’opera che è assieme l’inizio e il vertice della letteratura italiana, inizia con una preghiera di San Bernardo alla Madonna. La madre di dio e Madre dell’uomo che diventa idealmente la madre di tutti gli uomini è un concetto che viene espresso con una serie di ossimori e antitesi: a suggerire il modo in cui la divinità travalica le possibilità di comprensione dell’intelligenza umana, ma finendo anche per esaltare la potenza dell’amore materno. Necessaria premessa al Dio «amor che move il sole e l’altre stelle» del finale.

DALLA MADRE CELESTE ALLE MADRI TERRENE

È il punto massimo di una poetica soprattutto medioevale in cui la madre è sublimata nella Madonna. Dalla «Donna del paradiso» del Pianto della Madonna di Jacopone da Todi all’«Ave Maria piena di grazia» della preghiera. Ma spesso questa esaltazione della madre celeste si accompagnava all’oppressione vissuta dalle madri terrene. Dai Miserabili alla Leggenda dei Secoli, Victor Hugo nella sua opera cerca di essere il Dante di una nuova epoca laica. Anche la Fantine dei Miserabili è a suo modo eroica: madre e prostituta, e prostituta per adempiere ai suoi doveri di madre. A Victor Hugo si deve la definizione: «La madre è un angelo che ci guarda/ che ci insegna ad amare!/ Ella riscalda le nostre dita, il nostro capo/ fra le sue ginocchia, la nostra anima/ nel suo cuore: ci dà il suo latte quando/ siamo piccini, il suo pane quando/ siamo grandi e la sua vita sempre».

L'AMORE, LA BELLEZZA E L'ENERGIA

La madre diventa un più intimo La mamma con Ada Negri. Siamo dalle parti di quella letteratura didascalica che in Italia ha cercato di accompagnare l’opera di unificazione nazionale. Grande prototipo Edmondo De Amicis, che però si sofferma soprattutto sulla madre sua. «Non sempre il tempo la beltà cancella/ o la sfioran le lacrime e gli affanni/ mia madre ha sessant’anni e più la guardo/ e più mi sembra bella». Un sentimento di esclusività con un tocco di narcisismo più esplicito nel Laus Matris di un altro piemontese, Guido Gozzano. «Laudata sii dal figlio/ che, compiuti vent'anni/ oggi lascia li inganni/ ritorna come giglio». Ma sono punti di vista in fondo maschili. Ada Negri era stata madre a sua volta di due bambine, di cui una morta a un mese. Ed è lei a ricordarci che la mamma prima ancora che amore deve essere energia. «La mamma non è più giovane/ e ha già molti capelli/ grigi: ma la sua voce è squillante/ di ragazzetta e tutto in lei è chiaro/ ed energico: il passo, il movimento,/ lo sguardo, la parola».

DA SABA A UNGARETTI

Bellezza e operosità sono compendiate da Rainer Maria Rilke: «Tu non sei più vicina a Dio/ di noi; siamo lontani tutti. Ma tu hai stupende/ benedette le mani./ Nascono chiare in te dal manto,/ luminoso contorno:/ io sono la rugiada, il giorno,/ ma tu, tu sei la pianta». Ovviamente, ogni figlio può avere verso la madre un rimorso. «Madre che ho fatto/ soffrire/ (cantava un merlo alla finestra, il giorno/ abbassava, sì acuta era la pena/ che morte a entrambi io mi invocavo)/ madre/ ieri in tomba obliata, oggi rinata/ presenza,/ che dal fondo dilaga quasi vena/ d’acqua, cui dura forza reprimeva,/ e una mano le toglie abile o incauta/ l’impedimento;/ presaga gioia io sento/ il tuo ritorno, madre mia che ho fatto,/ come un buon figlio amoroso, soffrire», canta Umberto Saba. «So che non stai bene, che vivi come tutte le madri dei poeti,/ povera e giusta nella misura d’amore per i figli lontani./ Oggi sono io che ti scrivo:/ Finalmente, dirai, due parole di quel ragazzo che fuggì di notte/ con un mantello corto e alcuni versi in tasca», confessa Salvatore Quasimodo. Ma Giuseppe Ungaretti è sicuro che sarà lei ad accompagnarlo nell’aldilà: «E il cuore quando d’un ultimo battito/ avrà fatto cadere il muro d’ombra/ per condurmi, Madre, sino al Signore,/ come una volta mi darai la mano./ In ginocchio, decisa,/ Sarai una statua davanti all’eterno».

LA MADRE SECONDO PIER PAOLO PASOLINI

Senza arrivare all’estremo di Cecco Angioleri che voleva essere morte per andare da suo padre e sua madre o vita per fuggire da loro, anche Pier Paolo Pasolini getta in questo coro un seme di dubbio, con una Ballata delle madri in cui le accusa di rovinare i figli. «Madri mediocri, che hanno imparato/ con umiltà di bambine, di noi,/ un unico, nudo significato,/ con anime in cui il mondo è dannato/ a non dare né dolore né gioia./ come già ti vedeva/ quando eri ancora in vita». Ma anche il poeta alla fine dedica a sua madre una Supplica. «È difficile dire con parole di figlio/ ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio./ Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,/ ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore». E non a caso, nel Vangelo secondo Matteo aveva fatto interpretare a lei la Madonna.

12 Maggio Mag 2019 1041 12 maggio 2019
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso