Pamela Prati Matrimonio Marco Caltagirone

Il caso Pamela Prati è linguaggio tv al servizio dei nostri incubi

La storia della showgirl sessantenne e delle sue finte nozze è stata confezionata ad hoc per il sistema dell'informazione attuale. Che infatti ha fatto finta di credere al pietoso teatrino. Trasformandolo in un caso di studio.

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Prima di scrivere questo articolo, sono andata a cercare su Google la biografia di Paola Pireddu, in arte Pamela Prati, e l'ho letta con attenzione. Non prendetemi per la snob che non sono perché leggo anche io il gossip e con gusto, purché sia brillante, ben scritto e non faccia leva sulla credulità popolare, ma non capivo che cosa potesse trovare di così attraente un pubblico anche poco preparato nella vicenda para-matrimoniale di una showgirl sessantenne di serie B forse vittima e forse complice di una truffa. Due righe in cronaca, una scrollata di spalle, finita lì.

Che cosa eccitava e che cosa ancora eccita tanto l’interesse morboso non solo dei lettori e dei telespettatori, ma degli stessi media, degli stessi conduttori e direttori di giornali, per la storiella da vaudeville della Pinocchia stagionata e delle sue due agenti, la gatta e la volpina dall'eloquio ignorante e volgare? Davvero qualcuno può credere che, nel mondo di Wikileaks in cui leggiamo perfino le mail private della sindaca di Roma, esista un «noto imprenditore e immobiliarista» di nome Mark Caltagirone «costruttori di ponti e dighe» di cui non esiste traccia alcuna a parte quel cognome che richiama, oh caso, la nota famiglia di costruttori ed editori? Davvero nessuno vi ha ravvisato un becero tentativo di imitare le «lucherinate», cioè una di quelle costruzioni mediatiche geniali per cui andava famoso Enrico Lucherini ai tempi di Sophia Loren e Gina Lollobrigida? E sul serio nessuno, prima della vaga intuizione di Mara Venier e della dura, precisa inchiesta di Dagospia che ha scoperchiato non solo il caso di Pamela Prati ma di molte altre vicende similari a marchio della gatta-e-la-volpe, ha fatto uno straccio di verifica? Sul serio un rotocalco familiare a larga tiratura ha pubblicato in copertina Pamela Prati in abito da sposa titolando «lui è Marco Caltagirone della nota famiglia di costruttori romani» senza prendere informazioni con la nota famiglia? O forse non aveva interesse a farlo?

UNA STORIA STUDIATA PER LE ESIGENZE E I TEMPI DEI MEDIA

La verità è che la gatta e la volpe, al secolo Eliana Michelazzo e Pamela Perricciolo, di curricula sconosciuti se non per l'abilitazione ad estetista della prima e il negozio di scarpe della seconda a Chiaravalle Centrale, provincia di Catanzaro, hanno in apparenza avviluppato nelle spire di un fidanzato talmente misterioso da palesarsi solo a mezzo social un numero consistente e mediaticamente rilevante di vittime, non ultimo e dichiaratamente Alfonso Signorini, che alla direzione di Chi aggiunge, al contrario delle due, un curriculum ricco, completo e di rilevanza universitaria, oltre a una leggendaria abilità nello scovare truffe. La gatta e la volpe, che pure non azzeccano la coniugazione dei verbi più semplici e hanno modi da vajassa («che str....... dicete?»), sono dunque parecchio furbe, hanno relazioni solide al punto di potersi permettere castelli in aria come questi certe di non pagare pegno ma soprattutto, e siamo al punto fondamentale della questione, conoscono meglio di tutti noi i tempi e le esigenze dei media di oggi. Che sono rapidi, impietosi («non ho tempo di leggere che cosa sia scritto sui nostri articoli via web, devo tenere la media delle interazioni», mi ha detto di recente un ex collaboratore, ora responsabile web di un famoso settimanale femminile) e puntano all'effetto, meglio se all'effettaccio. E la storia di una showgirl dal passato triste e la carriera di seconda fila che a sessant'anni trova un compagno segnatamente giovane, ricco, divorziato, giramondo ma affidatario con lei di due bambini (eh? Come? Perché? Chi li ha affidati?) è troppo bella per il pubblico delle sue coetanee che leggono i rotocalchi, logorate da nipoti e mariti inevitabilmente disattenti, e che sognano una seconda chance.

IL CASO PAMELA PRATI È SIMBOLO DI SCIATTERIA INTERESSATA

La storia è piena di vicende come la sua, e l'editoria vi ha intinto la penna con entusiasmo: Anastasia Romanov, Victor Lustig che infinocchiò perfino Al Capone, quel genio di Frank Abagnale a cui ha dato vita al cinema Leonardo Di Caprio. Il povero matrimonio di Pamela ora è rimandato sine die, come lo sarebbe stato certamente anche se Dagospia non avesse rivelato ogni giorno nuovi dettagli sulla presunta (ma saremmo pronti a scrivere certa) truffa: la stessa Pamela Prati è usa ad annunciare le proprie nozze, sempre regolarmente saltate, ogni dieci anni. Evidentemente, il suo pietoso teatrino giova a tutti: ai media, che devono alimentare la propria sopravvivenza, e ai lettori disattenti, dimentichi. I tanti che nella lettura cercano solo la favola, l'evasione oltre ogni evidenza. E l'evidenza di Pamela Prati è quella, durissima, di una donna senza un vero mestiere, senza preparazione, e dunque senz'altra alternativa a una carriera in declino se non lo squallore infinito di tutto questo. È un segno, un simbolo, un ipertesto al nuovo linguaggio dei media. E alla loro sciatteria interessata.

12 Maggio Mag 2019 0805 12 maggio 2019
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