la fine di Weimar

Germania, sconfitta a rate

Grande Guerra: Berlino ha pagato l'ultima rata del debito.

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di Pierluigi Mennitti

Un'immagine storica del rogo del Reichtag, a Berlino, nel 1933.

È da poco stato celebrato il ventennale della riunificazione tedesca. Una data importante, anche perché segna la fine della Prima guerra mondiale.
Due date che sono in qualche modo collegate. Come lo siano, l'ha ricordato Sven Felix Kellerhoff sul quotidiano Die Welt, riaprendo una delle pagine tragiche della storia tedesca del Ventesimo secolo: quella delle responsabilità nello scoppio dei due conflitti mondiali.
A inizio ottobre 2010 si è concluso il pagamento degli ultimi due crediti di investitori privati legati alle riparazioni di guerra imposte alla Germania con il trattato di Versailles nel 1919 dopo la capitolazione del Kaiser.
Quasi 200 milioni di euro, interessi compresi, legati a titoli che avevano perso valore dopo la divisione della Germania e le negoziazioni successive alla Seconda Guerra mondiale e che sono tornati esigibili proprio nel 1990 con la riunificazione tedesca.

Un debito contratto nel 1919

Gli interni distrutti del Reichstag, dopo il rogo dei Nazisti nel 1933.

È una vicenda complessa, fatta di trattati di pace, riparazioni eccessive, crisi economiche, revanscismi e poi nuove guerre, nuove riparazioni, muri che cadono e nuovi trattati. Che sanano tutto, tranne quei due crediti che nel turbinio della storia prima hanno perso valore e poi lo hanno riacquistato, trascinando le conseguenze di un conflitto all’inizio del secolo scorso fino all’inizio di quello attuale.
Tutto nacque a Versailles, con la Germania sconfitta e in rovine e con i vincitori decisi a fargliela pagare. L’articolo 231 del trattato di pace impose alla giovane Repubblica di Weimar il pagamento dei danni per le responsabilità del Reich. Tempo qualche anno e vennero stabilite le cifre: ogni anno Berlino fu condannata a sborsare 2,5 miliardi degli allora Reichsmark dal proprio gettito fiscale nelle casse degli Stati vincitori.
Autori del piano furono due esperti americani, Dawes e Young, i quali si resero conto che difficilmente la disastrata economia tedesca avrebbe potuto supportare i carichi imposti. Per aiutare la ripresa inventarono un piano di finanziamenti basato su prestiti internazionali: a sottoscriverli furono investitori istituzionali e privati.
In fondo, la Germania sembrò un partner affidabile. Peccato che la firma dell’accordo avvenne nel 1929, quando da New York cominciava a propagarsi la peggiore crisi finanziaria di tutti i tempi. Le borse mondiali crollarono, le banche fallirono, le fabbriche si fermarono e le città si riempirono di disoccupati irrequieti e ribelli.

Il muro e il piano Marshall

In Germania la polemica contro le riparazioni divenne il cavallo di battaglia dei nazisti e portò Hitler fino alla Cancelleria. Di pagamenti non se ne parlò più, il Führer interruppe gli ammortamenti, cominciò un’altra tragica pagina che portò diritto alla Seconda Guerra mondiale dalla quale la Germania uscì annientata e divisa.
L’Europa ne uscì a sua volta divisa in due contrapposti sistemi ideologici. La Ddr si defilò e fu obbligata per anni a pagare alla sola Unione sovietica somme enormi. A Occidente, invece, dalle macerie emerse la Bundesrepublik: gli alleati non vollero ripetere gli errori di Versailles e poi Bonn divenne un tassello decisivo nel confronto con l’Urss di Stalin.
Il terreno su cui si mosse Adenauer fu dunque più favorevole e la delegazione tedesco-occidentale, guidata dall’influente banchiere Hermann Josef Abs, strappò nella riunione di Londra del 1952 un accordo assai conveniente: le riparazioni ammontarono a 30 miliardi dei nuovi deutsche Mark e comprese anche le vecchie somme del piano Dawes-Young, il tutto diluito in tempi lunghi e a tassi d’interesse convenienti.
D’altronde la guerra fredda stava incalzando e questi anni non sono ricordati in Germania per la durezza delle riparazioni ma per gli aiuti del piano Marshall.

La sanatoria di Londra

Restò aperta la questione dei pagamenti dei titoli acquistati con il piano Dawes-Young relativi agli anni 1945-1952, dalla fine della guerra all’accordo di Londra. Tecnicamente quel lasso di sette anni non era coperto dalla “sanatoria” di Londra. Ci si accordò su una soluzione che parve salomonica: quelle cifre sarebbero potute tornare esigibili solo in caso di una riunificazione tedesca.
La nuova Repubblica di Bonn pagò regolarmente fino al 1980 quanto stabilito a Londra, tra rimborsi e interessi, il ministero delle Finanze stimò la cifra di circa 670 milioni degli attuali euro. Ma una riunificazione della Germania, anche negli anni 80, pareva improbabile. I titoli inesigibili girarono così sul mercato senza grande valore, qualche amatore li acquistò come cimelio storico. Finché la storia non bussò di nuovo alle porte d’Europa.
la Germania tornò unita. E quei titoli uscirono dalle bacheche dei collezionisti per tornare esigibili. Ben 125 milioni di euro, una somma che si poteva liquidare tutta d’un colpo. Ma l’accordo di Londra prevedeva una rateizzazione di 20 anni, con tanto di ammortamenti e interessi. In tutto poco meno di 200 milioni di euro.
Così la Germania ha da qualche giorno saldato l’ultimo conto della Prima guerra mondiale.

14 Ottobre Ott 2010 1302 14 ottobre 2010
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