Un corteo del sindacato dei metalmeccanici

La Fiom che dice sì

Non solo Fiat: da Embraco a Valbruna, gli accordi firmati.

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Un corteo del sindacato dei metalmeccanici

Per chi suona la Fiom? A guardare la vicenda Fiat, con il no secco delle tute blu Cgil agli accordi di Pomigliano e Mirafiori, sembra che il più grande sindacato dei metalmeccanici italiani sia diventato anche il principale ostacolo alla riorganizzazione del lavoro nelle fabbriche e nelle aziende. In realtà, prima e dopo lo scontro con il Lingotto, la Fiom ha firmato molti accordi che prevedono nuove regole per turni, pause, assenze, malattie, con elementi di inedita flessibilità e qualche rinuncia per i lavoratori, ma anche con nuovi investimenti da parte delle aziende. Dalle acciaierie agli elettrodomestici, passando per l'Ict (Information and comunication technologies), ecco cosa ha sottoscritto la Fiom.

Embraco: la firma sblocca nove milioni di euro

Nel 2004 annunciarono che avrebbero spostato la produzione a Est, in Slovacchia, chiudendo lo stabilimento di Riva di Chieri, nel Torinese, e lasciando a casa oltre 800 lavoratori. Ma poche settimane fa, prima della pausa natalizia, i manager Embraco, multinazionale brasiliana che produce compressori per frigoriferi, controllata dall'americana Whirlpool, hanno sottoscritto un accordo sindacale che impegna l'azienda a investire nella produzione nove milioni di euro per i prossimi cinque anni, mantenendo 450 posti di lavoro e bloccando esuberi, licenziamenti e mobilità, se non su base volontaria. L'intesa porta la firma di tutte le sigle sindacali, Fiom inclusa.
TAGLI AL SALARIO, IL NO DEI SINDACATI. «Nel 2005 la Embraco disse di voler chiudere l'azienda. Si fece un accordo al ministero per gestire gli esuberi. Il risanamento dei conti doveva essere portato a termine entro quest'anno», racconta Barbara Tibaldi, la delegata Fiom che ha condotto la trattativa insieme agli altri rappresentanti sindacali. «Sei mesi fa l'azienda ci ha convocati: promettevano di restare in Italia a patto però di tagliare 150 euro al mese sullo stipendio, che in media è di 1200 euro. Si sono opposte, unite, tutte le sigle sindacali». È iniziata una trattativa estenuante, durata circa otto mesi, con oltre 20 incontri, fino a novembre del 2010 quando i sindacati hanno interrotto il negoziato. Perché «c'erano solo i tagli e nessuna certezza sugli investimenti».
18 TURNI IN CAMBIO DI NOVE MILIONI. «Alla fine siamo riusciti a non far ridurre i salari ma a variabilizzarne delle voci: significa per esempio che una parte della retribuzione, 83.50 euro mensili, è legata alla presenza: se un operaio supera i cinque giorni di malattia , esclusi i casi previsti dalla legge 104, la maternità, gli infortuni, i ricoveri, insomma solo per le malattie brevi, perde i soldi». In più, continua Tibaldi, i lavoratori hanno sottoscritto e garantiscono una certa flessibilità, «i famosi 18 turni che chiede Marchionne, ma con la differenza che il sabato lavoriamo sette ore ma ce ne vengono pagate otto. Abbiamo anche accettato lo spostamento della pausa pranzo a fine turno, ma l'azienda pagherà 10 minuti in più di intervallo, che quindi passano da 40 a 50 e dieci di questi possono essere usati a metà turno giusto per mangiare». Certo, dicono i lavoratori, alla «seconda influenza che ti fai perdi 83 euro in un mese», ma l'accordo è «buono», se si considera che l'azienda era in passivo da 5 anni e ora ha garantito milioni di investimenti. Dimostrazione, per Tibaldi, «che a volerle trovare, le soluzioni ci sono. A meno che l'obiettivo non sia spaccare il sindacato».
IL MANAGER: «FONDAMENTALE L'ACCORDO». Al tavolo della trattativa, per la Embraco, c'erano il brasiliano Emerson Zappone e il direttore del personale, Ettore Rocca, da 20 anni uomo di negoziati: «La firma di tutte le organizzazioni sindacali ci garantisce rispetto alla produzione, agli investimenti, alla buona performance dell'azienda. È importante avere il consenso di tutte le sigle. E, che che se ne dica, la Fiom è il più importante sindacato dei metalmeccanici italiani e gli accordi si fanno con chi rappresenta i lavoratori». Il riferimento, neanche troppo velato, è alla fermezza con la quale Marchionne sta attaccando le tute blu Cgil, ma anche a un'immagine della Fiom diversa da quella descritta in queste settimane. «È un sindacato come gli altri e nel quale io, in tanti anni di lavoro, non ho visto queste grandi chiusure. Un avversario difficile, certo, ma alla fine gli accordi con loro si possono fare». Potrebbe farli anche la Fiat? Rocca non si sbilancia: «Non conosco nel dettaglio la vicenda, ma la sensazione che Marchionne sia andato troppo sul pesante c'è».

Lottomatica: più flessibilità per maggiori investimenti

Al referendum che doveva approvare o rifiutare l'intesa raggiunta tra Lottomatica e sindacati il 28 luglio scorso, i lavoratori hanno votato con un plebiscito: 93% favorevoli, 7% contrari. Fiom: favorevole. I metalmeccanici Cgil, insieme con tutte le altre sigle sindacali, hanno concordato con il colosso dei giochi una nuova piattaforma di diritti e doveri. «Abbiamo portato a casa 500 euro di aumento per ogni settimana in cui si lavora di notte, dalle 22 alle 6. Rispetto al contratto nazionale abbiamo ottenuto che fosse diminuita la durata massima consentita dei contratti precari, scesa a 32 mesi, e nuove stabilizzazioni», spiega Fabrizio Potetti, il delegato della Fiom che ha portato avanti la trattativa con la Lottomatica, i cui dipendenti sono tutti inquadrati con il contratto nazionale dei metalmeccanici.
RIORGANIZZAZIONE SENZA PRECARIETÀ. L'azienda ha avuto in cambio una riorganizzazione del lavoro che prevede turni 24 ore su 24, per coprire tutta la giornata, anche a causa delle nuove esigenze produttive date dall'espanzione del gioco online, e i «famosi 18 turni settimanali che chiede Marchionne», ma, sottolinea Potetti, «in cambio di investimenti certi e meno precarietà. Il massimo della flessibilità possibile e questo perché da parte dell'azienda non c'è stato alcun ricatto ma la volontà di raggiungere un'intesa».

Valbruna: pane, acciaio e trattativa

Ai lavoratori che si troveranno a svolgere compiti pesanti, ad alto rischio e negli orari notturni, verrà corrisposto un aumento dell'11% sul salario. Ogni anno, a partire dal 2011, ci sarà un'ora in più di assemblea sulla sicurezza. Gli operai potranno persino avere a disposizione un più ampio catalogo di abbigliamento che verrà fornito loro dall'azienda e una sorta di colazione a sacco per chi lavorerà di notte. E per chi ha un contratto precario basteranno 11 mesi per essere assunto a tempo indeterminato, non più 12 come era in precedenza. Per finire, il premio di risultato mensile passerà da 45 a 55 euro nel 2011, a 65 nel 2012.
AUMENTI E CENA PER CHI LAVORA DI NOTTE. No, non è la Danimarca o la Norvegia. Siamo in Veneto, a Vicenza, e questi sono alcuni dei capisaldi del nuovo accordo aziendale firmato dall'acciaieria Valbruna di Vicenza e da tutte le sigle sindacali compresa la Fiom. L'intesa riguarda un migliaio di lavoratori, ed è «decisamente migliorativa rispetto alle precedenti condizioni», ammettono gli stessi sindacati. Un contratto approvato a «grandissima maggioranza», ha sottolineato entusiasta Gianpaolo Zanni della Fiom, che prevede anche un aumento del salario.

4 Gennaio Gen 2011 1014 04 gennaio 2011
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