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28 Gennaio Gen 2011 0440 28 gennaio 2011

La regina dell'Anatolia

Chi è Güler Sabanci, la donna più potente della Turchia.

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Detesta essere definita potente, ma lo è. A a tal punto che Wall Street Journal, Forbes e Financial Times l'hanno inserita tra le donne «più potenti» e di «successo del mondo». I suoi affari sono arrivati a smuovere un fatturato annuo di 10,5 miliardi di euro in cinque settori d'investimento, per un totale di oltre 55 mila addetti sotto la sua responsabilità.
Eppure Güler Sabanci, imprenditrice 55enne nata ad Adana, centro industriale di quasi 1 milione e 300 mila abitanti nel sud della Turchia noto per essere stato fondato da Alessandro Magno, preferisce essere eletta a esempio femminile di affermazione nel lavoro e di impegno sociale, piuttosto che considerata una spregiudicata donna in carriera, alle prese con l'eterna rincorsa dei modelli maschili di autorità e predominio.

Güler, liberal e femminista

La “superdonna dell'Anatolia” è stata premiata dalla Frankfurter Allgemeine per la sua «versatilità». Sabanci, che ama etichettarsi «multitasking, un pregio che hanno tutte le donne», è stata descritta dal quotidiano come la regina di un Paese in rapido sviluppo e dal potenziale economico enorme.
Lei stessa, nel 2005, aveva lanciato la provocazione: «Saremo la Cina d'Europa». Ora Sabanci, forte delle ultime vittorie incassate sul campo, ha rilanciato: «Lo siamo già».
Come proprietaria della Akbank, la più grande banca privata turca, ha spinto perché, dopo la crisi finanziaria che nel 2001 che fece collassare oltre la metà dei gruppi di credito del Paese, una riforma del governo (poi attuata) portasse al consolidamento del sistema bancario, liberandolo di parte del potere di ingerenza dello Stato.
REGINA DELL'EXPORT. Come imprenditrice del vino 'G' e degli pneumatici Brisa, in partnership con Bridgestone, i comparti più rilevanti dei suoi interessi insieme al settore energetico, ha diversificato il raggio delle sue esportazioni, virando dall'Europa in fase di stagnazione ai Paesi emergenti.
«Oggi la Turchia ha l'opportunità di diventare attore regionale e globale. Ci troviamo nel posto giusto al momento giusto per beneficiare dello spostamento degli equilibri mondiali verso l'Asia. Approfittiamone». Nelle sue ultime conferenze Sabanci lo ha ripetuto in continuazione, come un mantra, di fronte alle decine di donne che aderiscono alla sua fondazione.
L'UNIVERSITÀ DELLE DONNE. Le ha reclutate personalmente, girando le città e le campagne del territorio: in cinque anni, più di 2 mila tra insegnanti e allieve, incontrate durante i tour, sono state inserite nei corsi di formazione nella Sabanci University, università da lei fondata nel 1999 a Istanbul per l'emancipazione e la promozione dei diritti.
Alle sue lezioni si impara anche come «dire di no ai genitori che non vogliono mandare a scuola i figli» e ad avere piena consapevolezza dell'eguaglianza tra i sessi: una conquista riconosciuta in Turchia già con il diritto di voto alle donne del 1934; nella pratica, in realtà ancora lontana dall'essere acquisita, soprattutto nelle zone rurali del Paese.

Erede di una dinastia di uomini

«Un processo lungo, che richiede pazienza: almeno dai sette ai dieci anni per raggiungere risultati importanti», ha preventivato Sabanci. I suoi ritmi lavorativi, viceversa, da quando nel 1979 è iniziata la scalata ai vertici aziendali, sono molto più intensi.
Spartiacque per l'allora 24enne Güler, è stata la morte del padre Ihsan. A sua volta uno dei sei fratelli, tutti maschi, eredi dell'azienda di rappresentanza tessile del patriarca Haci, che negli anni del boom economico si è esplansa fino a diventare un impero.
«Famiglia di uomini», ha rivendicato Güler, «ma mai maschilisti e sempre uniti. Dopo essere rimasta orfana di mio padre, un vero maestro, lo zio Sapik, a capo della nostra holding, mi ha preso sotto la sua ala, scommettendo su di me».
TRA L'ARTE E LO YOGA. Laureata in Economia all'università di Istanbul, Sabanci è subentrata al suo mentore nel 2004. Single e riservatissima, tanto che finora della sua vita privata sono trapelati solo i dettagli che ha scelto di confidare nelle interviste, Güler è stata dipinta come una persona calorosa, informale e superattiva.
Grande appassionata e collezionista di arte, nel 2002 ha trasformato la sua villa di famiglia nella capitale nel Museo Sakip Sabanci, che ha ospitato capolavori di Dalì, Piccasso e Mirò.
Amante dei piaceri della vita, tra i suoi hobby ci sono andare a teatro, bere vino e fare molto yoga. Pratica che, più di un divertissement, per Güler è «proprio come il lavoro, parte fondante della vita»: il multitasking delle donne.

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