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donne al top
15 Febbraio Feb 2011 1300 15 febbraio 2011

La banchiera d'Europa

Chi è Annika Falkengren, capo della Seb.

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Tre mesi dopo il parto, con il marito è stata franca: «Ulf, vai tu in paternità, due Ceo (chef executive officer) in famiglia sono troppi. O uno rinuncia o si sfascia la famiglia». Così nel 2006 la poltrona di amministratore delegato della banca Seb, storico gruppo di credito scandinavo della dinastia industriale degli Wallenberg, ribattezzati gli “Agnelli di Svezia”, è toccata a lei. E l'altruista Ulf, buon padre di famiglia oltre che collega in Seb, si è rimboccato le maniche con biberon e pannolini, prendendosi un'aspettativa dal lavoro.

Al top senza agganci, né raccomandazioni

Annika Falkengren, da praticante ad amministratore delegato della banca Seb.

Nel frattempo, Annika Falkengren, 49enne che nel 2009 ha guadagnato 1,5 milioni di euro come capo del secondo gruppo bancario di Svezia, veniva celebrata sulle prime pagine della stampa nazionale come la «neomamma arrivata al top».
In Europa, come competitor, ha solo la miliardaria Ana Patricia Botín, 51enne Ceo dell'area inglese dello spagnolo Banco di Santander, da anni insieme a lei nella classifica di Forbes tra le donne più potenti del mondo.
IN SVEZIA SI PUÒ. Con una differenza: al contrario della privilegiata Botín, figlia del plenipotenziario Emilio, presidente del gruppo Santander, e della marchesa Paloma O'Shea Artiñano, la bionda e briosa Falkengren è una donna che si è fatta interamente da sola.
Figlia di una famiglia di ceto medio, Annika è entrata in Seb nel 1987 come praticante e, gradino dopo gradino, ha sempre migliorato il suo curriculum, prima come direttrice dell'area commerciale, poi come capo dell'investment banking per le imprese clienti dell'istituto di credito.

Coraggiosa nelle scelte dure...

Annika Flakengren, durante un congresso della Seb.

«Non ho ereditato rendite di posizione, né beneficiato di quote rosa», ha tenuto a ribadire la top-manager, che negli ultimi cinque anni ha saputo traghettare il gruppo attraverso la crisi finanziaria, tornando, anche con scelte dure, a macinare utili.
Nel 2010, anno in cui la Svezia ha vissuto un'incoraggiante ripresa economica, il bilancio di Seb si è chiuso con un attivo di 766 milioni di euro: non è stato facile restare a galla, considerato che il gruppo si era espanso a macchia d'olio nei Paesi baltici travolti dai crac.
ADDIO ALLE FILIALI TEDESCHE. Molti debitori degli ex Stati dell'Unione sovietica si sono rivelati insolventi. E neppure in Germania, dove la Seb oltre che su una rete di grandi imprenditori poteva contare su 1 milione di clienti privati, gli investimenti si sono dimostrati vantaggiosi.
Chi la conosce bene ha descritto una Falkengren scura in volto e senza esitazioni, nell'annunciare, nell'agosto 2010, la vendita delle 173 filiali tedesche sparse in tutto il Paese alla nemica Santander, in cambio di 555 milioni di euro sonanti.
«A differenza degli svedesi, che investono in fondi e immobili, i tedeschi tendono a conservare i loro risparmi», ha spiegato l'amministratore delegato, motivando la sua scelta: detta tra le righe, più che un business, i parsimoniosi teutonici erano una zavorra, per un management che, liberatosi dei pesi morti, in Germania ora ha annunciato di puntare il tutto e per tutto su 200 appetibilissimi potenziali clienti, 'big' da selezionare tra aziende e istituzioni.

Donne in carriera, «non fatevi abbindolare»

Sbrigativa? Di certo un capo che non scherza, quando si trova a far quadrare i conti. Alle donne in carriera Annika ha consigliato soprattutto accortezza nello scegliere la strategia giusta: «Occhio a non farvi abbindolare, accettando promozioni come dirigenti del personale o dell'area comunicazione, non servono a nulla».
PUNTARE ALLE RESPONSABILITÀ. «Piuttosto», ha suggerito pubblicamente la banchiera, «sceglietevi un settore con grosse responsabilità sia per le perdite che per i guadagni. E, se siete davvero determinate, costruitevi una famiglia tardi come me: non è stato semplice, ma essere libera fino a 40 anni mi ha aiutato molto».
Minuta ma tosta, chapeau, quel che si dice una donna con gli attributi. Eppure permissiva, per lo meno nelle piccole cose, con la figlia di sei anni Luise, che ogni tanto sbuca da sotto la scrivania, durante le riunioni del board.
Ma anche molto dolce con il suo compagno di vita, l'adorato Ulf. Bene inteso, fuori dal lavoro.

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