Gregorio Gitti.
Il personaggio
22 Febbraio Feb 2011 1922 22 febbraio 2011

L'avvocato trasversale

L'ascesa di Gitti, il ponte democratico fra Tremonti e Bazoli.

  • ...
Gregorio Gitti.

Doveva essere l'enfant prodige del Partito Democratico: giovane, talentuoso e cattolico di sinistra. Ora lo danno in bilico al Centro, in attesa di quel grande terzo Polo che stenta a decollare.
Sempre attento però a coltivare il suo rapporto politicamente più fruttuoso, quello con il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti.
Gregorio Gitti dice di non amare molto il termine. Eppure, a ben guardare la sua fulminea ascesa nell'establishment politico e finanziario, «trasversale» sembra l'aggettivo che meglio gli si addice.
Ha appoggiato Rosi Bindi alle primarie, in funzione anti-veltroniana, ma si è entusiasmato anche per Ignazio Marino, uomo di “rottura”; ha tuonato contro lo spirito del Lingotto, «stupido e velleitario», ma ha anche spinto per la candidatura di Ferruccio de Bortoli alle comunali di Milano. Nel frattempo, ha flirtato con il centro casiniano, ha lavorato con Tremonti, si è occupato di megafusioni bancarie. Sempre seduto in svariati consigli di amministrazione.
L'AMORE DEGLI INIZI: LA DC. Bresciano, 47 anni, figlio del parlamentare democristiano Tarcisio Gitti, detto Ciso, il giovane avvocato d'affari ha cominciato con una brillante carriera universitaria - laureato in giurisprudenza all’Università di Pavia è diventato poi professore di diritto privato all’Università statale di Milano - e un'attiva militanza nei circoli della Dc bresciana.
Parliamo della Dc ispirata da papa Giovan Battista Montini e dagli ideali del beato Giuseppe Tovini, avvocato e fondatore di banche. Quella legata al gotha delle famiglie illustri dei Martinazzoli, dei Trebeschi, dei Bazoli, cresciuti dai padri filippini dell'oratorio della Pace, padroni della Banca San Paolo e della Banca di Valle Camonica, da sempre vicini alla Curia e alle stanze dei bottoni della finanza cattolica lombarda.
IL PD E L'INTELLIGHENZIA DI SINISTRA. Attivo nell'Ulivo e vicino a Romano Prodi, ai tempi dell'aggregazione tra Ds e Margherita Gitti junior si è fatto promotore dell'Associazione per il partito democratico, organo politico culturale che prefigurava la nascita del Pd.
Salvo poi lanciarsi, nel 2008, nel “mercato” delle fondazioni, versione 2.0 delle correnti di partito, con la sua Fondazione Etica, messa in piedi insieme con gli amici Romain Zaleski, finanziere italo-franco-polacco, Carlo Feltrinelli, editore, Chicca Olivetti, Valerio Onida, presidente emerito della Corte costituzionale e Piergaetano Marchetti, presidente di Rcs e prorettore della Bocconi.
Ma prima di approdare nei salotti buoni milanesi, è a Brescia che Gitti ha iniziato a tessere relazioni importanti con il mondo delle banche e della finanza.

Gli esordi in città e le nozze con Bazoli

Sposato con Francesca Bazoli, figlia di uno dei più potenti banchieri italiani, Giovanni Bazoli, presidente di Intesa San Paolo, il giovane avvocato ha cominciato la sua attività professionale dedicandosi all''high-tech, negli anni in cui era ancora vivo il sogno della new economy.
A Brescia mise in piedi, insieme con il nipote di Paolo Biasi, presidente della fondazione Cariverona, primo azionista italiano di Unicredit, un incubatore di imprese ad alto contenuto tecnologico. Esperienza durata poco, fino a quando Gitti decise di fondare il suo primo studio legale. «E da lì sono cominciati i guai per la città», chiosa con ironia un bresciano illustre.
LA FUSIONE DI AEM E ASM. Gitti è stato infatti l'advisor della fusione tra Aem Milano e Asm Brescia, che ha dato vita alla multiutility pubblica A2A, oggi controllata pariteticamente dai due comuni, ma con i ruoli chiave manageriali sbilanciati a favore dei milanesi.
Un'operazione sotto l'egida del centrosinistra che in città ha creato non pochi mal di pancia, soprattutto negli ambienti del Carroccio, ma anche in quelli del Pd che furono costretti a fare buon viso di fronte al diktat dell'allora sindaco Paolo Corsini e del suo vice Luigi Morgano, martinazzoliano di ferro: «Ai bresciani è stato scippato uno degli asset principali ed è stato portato a Milano», dicono i più critici.
Ma a molti suoi concittadini non era piaciuta neppure l'operazione di fusione tra la Banca Lombarda e la Bpu, dalla quale è nata Ubi Banca, anche questa firmata da Gitti: «Il potere bancario di Brescia è stato trasferito a Bergamo», commentano laconici gli ambienti della Leonessa che non hanno digerito il declino economico-finanziario della città.
IL TRAIT D'UNION CON TREMONTI. Scomparso l'amore degli inizi, con la fine della Dc bresciana, tradita la speranza di vedersi riconosciuto un ruolo importante all'interno del Pd, nonostante il suo attivismo durante le primarie, Gitti ha puntato tutto sugli affari, all'ombra di un suocero forse ingombrante ma che di sicuro ha aiutato.
E da ispiratore “democratico” sembra essere diventato il trait d'union tra il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e il mondo di Bazoli. Un particolare, molto significativo: a fine 2009, lo studio legale Vitali Romagnoli Piccardi, quello fondato da Tremonti e oggi guidato dal commercialista Enrico Vitali, si è fuso con lo studio Pavesi Gitti Verzoni, il cui partner principale è proprio Gregorio Gitti.
L'AFFARE ALITALIA CAI. Una joint venture che ha aperto molte porte. Il giovane avvocato, infatti, è stato advisor della Compagnia aerea italiana spa (Cai) nel processo che ha portato alla privatizzazione di Alitalia e all’integrazione con Air One spa. Per i bene informati, è stato lo stesso Corrado Passera a indicare il genero del presidente Bazoli come legale di banca Intesa nell'operazione Cai.
Ma Gitti si è guadagnato le simpatie del ministro Tremonti anche per un'altra importante operazione: la creazione di Fondo italiano di investimento Sgr spa, il cui socio di maggioranza è la Cassa depositi e prestiti (Cdp).
E, dicono i bene informati, è stato proprio Gitti a suggerire a Tremonti la nomina, come amministratore delegato della Cdp, di Giovanni Gorno Tempini, legato a doppio filo con Bazoli attraverso la Mittel e molto amico dell'avvocato bresciano.

Da Edison ad Ansaldo: le poltrone di Gregorio

Ambizioso, poco incline all'understatement bazoliano, abilissimo nel tessere relazioni con il mondo – bipartisan – della politica, della finanza, dell'imprenditoria, Gitti, dice chi lo conosce bene, «fa oggi parte di quella schiera di professionisti che attendono la nascita dell'ormai mitico terzo Polo».
Lui nega e intanto si dà da fare in svariati consigli di amministrazione. È nel cda di Edison, di Flos, di Metalcam, delle Librerie Feltrinelli, di Hopa, di Ansaldo STS, la holding controllata da Finmeccanica, che è a capo di un gruppo di società che si occupano di sistemi di trasporto ferroviari e metropolitani.
IL SOSTEGNO DI MEDIOBANCA, INTESA E FINTECNA. L'Ansaldo ha appena iniziato in Libia la realizzazione di una nuova linea ferroviaria, un appalto che vale tra i 650-680 milioni di euro, ma a causa delle rivolte in corso nel paese di Gheddafi, il 21 febbraio, ha perso a Piazza Affari il 3,70% a 10,40 euro per azione.
Giorni di preoccupazione dunque anche per Gitti junior, la cui candidatura al cda dell'Ansaldo, insieme con quella di Maurizio Cereda ed Eugenio Pinto, fu sostenuta, nel 2008, da tre azionisti illustri: Mediobanca, Intesa San Paolo e Fintecna. Una trasversalità politico-economica che forse a Gregorio Gitti comincia a piacere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso