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Generali
8 Aprile Apr 2011 2105 08 aprile 2011

Nagel il giustiziere

Chi è l'ex segretario di Cuccia che ha liquidato Geronzi.

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Alberto Nagel e Cesare Geronzi.

Serve un ripasso di storia contemporanea per raccontare la carriera di Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, vero deus ex machina dell'uscita di scena di Cesare Geronzi dalla presidenza di Generali mercoledì 6 aprile. Questo «giovane anziano», come l'ha definito sarcasticamente il banchiere di Marino sul Corriere della Sera, nato a Milano nel 1965, deve molto della sua ascesa nell'olimpo della finanza italiana a Enrico Cuccia (che lo chiamava «angelo mio») e a Vincenzo Maranghi.
LA SEGRETERIA DI CUCCIA. I due, storici banchieri del capitalismo di relazione, lo presero con loro nell'aprile del 1991 con un ruolo nella segreteria generale di Mediobanca: ne diventerà responsabile nel 1997.
Maranghi gliela affidò. Dopo aver visto nel ragazzo competenze tecniche ed eccellenti capacità di gestione. Ma anche per l'ottimo rapporto con la famiglia Nagel, nobiltà italiana decaduta che sullo stemma porta la scritta Labor Tenax, antifascista durante la seconda guerra mondiale e vicina a quel Partito d'azione di cui Cuccia è sempre stato fiero sostenitore.

I primi passi nella finanza

Così, fresco di laurea in Economia aziendale in Bocconi con il professor Piergaetano Marchetti (che poi fu presidente del patto di sindacato di Mediobanca), Nagel iniziò a capire da subito come ci si doveva muovere in via dei Filodrammatici.
E, memore degli studi classici, comprese anche come il mito delle Moire nell'antica Grecia poteva essere applicato alla gestione della matassa del potere politico finanziario italiano: filare, svolgere il filo e poi tagliarlo al momento opportuno.
L'ARTE DEL SILENZIO. Il giovane Nagel, raccontano gli osservatori di piazzetta Cuccia, imparò subito l'arte del silenzio e quella del depistaggio dei media. Proprio questo fu il suo primo banco di prova negli anni di praticantato: relazionarsi con i giornalisti facendo arrivare sui quotidiani tutto o il contrario di tutto. Oppure, più semplicemente, nulla.
Del resto, se Cuccia era restio a parlare, Nagel lo è quasi di più e nell'arte di celare le notizie sembra essere un vero intenditore: persino Silvio Berlusconi, il presidente del Consiglio, sostiene di non aver saputo nulla della cacciata dalle Generali del suo banchiere romano di fiducia.

I gloriosi anni '90

La persona a cui Nagel deve però di più in fatto di comprensione dei meccanismi della finanza italiana è senza dubbio Maranghi. Il braccio destro di Cuccia per 40 anni, lo prese sotto la sua ala protettiva, insegnandoli di chi si doveva fidare e da chi era meglio tenersi alla larga. Un avvertimento riguardò sicuramente Geronzi, che dagli anni '90 aveva cominciato ad avvicinarsi a Berlusconi, sostenendone l'espansione. Mentre Cuccia e il suo entourage non potevano vedere il Cavaliere, considerato un parvenu di cui diffidare.
AL POSTO DI ARPE E BRAGGIOTTI. Ma, come si dice, nella vita ci vuole anche un po' di fortuna. E il salto nella cabina di regia di Mediobanca riuscì a Nagel soprattutto per due fattori concomitanti. A spianargli la strada fu la caduta di altri due giovani banchieri di razza di piazzetta Cuccia: Gerardo Braggiotti e Matteo Arpe.
Il primo abbandonò la poltrona di direttore generale nel 1997, in aperto contrasto con Maranghi, per una serie di operazione che secondo Braggiotti si sarebbero presto rivelate sbagliate: tra queste SuperGemina e il tentativo andato a vuoto di creare un polo bancario tra Comit e Cariplo. Critiche che non furono gradite ai piani alti di Mediobanca che convinsero l'ambizioso Gerardo all'addio.
L'AFFARE OLIMONT. Arpe invece non condivise il progetto Olimont portato avanti da Maranghi: la fusione tra Olivetti e Telecom e il gruppo Montedison pensata nella seconda metà del 1999 per trasferire il controllo della compagnia telefonica, attraverso la Compart, nell'orbita di Mediobanca.
Caso volle che l'uscita di scena di questi due giovani banchieri, ancora adesso considerati al centro della finanza italiana, abbia spianato la strada a Nagel.

La consacrazione dopo Maranghi

Nel 1998 il bocconiano diventò direttore centrale. Nel 2002 era vicedirettore generale. Ma i tempi erano cambiati. Cuccia era morto da due anni e Maranghi aveva avuto già il suo bel da fare per accogliere sia i francesi sia i berlusconiani nel board di Mediobanca.
DIRETTORE GENERALE. Era il 2003 quando, uscito di scena Maranghi, Nagel diventò direttore generale, lasciando al preferito dell'ex capo, Renato Pagliaro, il semplice ruolo di condirettore.
La vicenda ebbe strascichi pesanti dentro e fuori piazzetta Cuccia. Anche perché l'ex studente della Bocconi avvicinatosi a Comunione e Liberazione aveva appoggiato quel Vincent Bollorè che, arrivato per sostenere Maranghi arginando il duo Geronzi e Alessandro Profumo, poi era passato dalla parte degli avversari chiedendo la presidenza di Antoine Bernheim per le Generali.
Per questo motivo Nagel, alla morte di Maranghi nel 2007, fu gentilmente inserito nella lista delle persone non gradite al funerale.
Sposato con Roberta Furcolo, ex dirigente di Intesa Sanpaolo, Nagel ha due figli, un maschio e una femmina. Poco avvezzo alla mondanità, è comunque ben inserito nei salotti che contano, da Milano a Roma. Anche se preferisce le sciate a Courmayer e le immersioni nel mar Ligure.
Durante la presidenza di Gabriele Galateri di Genola ha costruito quella che è tutt'ora la forza del nuovo management di Mediobanca. Ovvero il gruppo. Formato da lui, Pagliaro e Francesco Saverio Vinci.
L'ARRIVO DI GERONZI E CHEBANCA! Neppure gli anni difficili della presidenza Geronzi, dal 28 ottobre 2008, che hanno coinciso con la sua nomina ad amministratore delegato nello stesso anno, gli hanno tolto le capacità di incidere sullo scacchiere bancario italiano.
Inventore di Chebanca!, subì i contraccolpi della guerra tra l'ex amminstratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo e Geronzi sulle scelte di governace di piazzetta Cuccia.
Si dice che proprio allora Nagel iniziò a a marcare la propria distanza dal banchiere di Marino, a cui mercoledì 6 aprile ha presentato il conto. Ora dovrà farsi valere nella nuova, ennesima battaglia. Dentro Mediobanca.

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