Africa Fame 110601205551
SCENARI
2 Giugno Giu 2011 0730 02 giugno 2011

Il biofuel affama l'Africa

Perché con la riconversione delle colture salgono i prezzi.

  • ...

Il prezzo medio delle materie prime alimentari raddoppierà entro il 2030. L’annuncio è arrivato qualche giorno fa dall’Oxfam, l’associazione di 14 organizzazioni non governative impegnate nella lotta alla fame e alla povertà. E si tratta di un vero tsunami per le dinamiche dello sviluppo mondiale e per le prospettive di crescita delle popolazione più arretrate e in difficoltà.
Tuttavia, secondo gli analisti, alla base dei rincari c’è (anche) la volontà di fare del bene al Pianeta. Pare infatti che tra le cause principali del raddoppio dei prezzi ci sia la riconversione dei terreni agricoli in coltivazioni necessarie per ottenere biocarburanti. Una nuova energia verde utile a ridurre l’inquinamento micidiale del nord del mondo. Ma destinata ad affamare metà della popolazione mondiale.

Dal cibo per l’uomo al cibo per le macchine

La riconversione delle coltivazioni per produrre biodisel è tra le cause dell'aumento dei prezzi delle materie prime.

Si stima che dal 2000 a oggi, in tutto il mondo, siano stati conclusi oltre 1.500 accordi per la compravendita di terre. In questo momento sarebbero in corso trattative per l’acquisto di almeno 80 milioni di ettari. E circa il 60% di questi accordi, stando ai dati di Oxfam, interessano l'Africa.
IL BOOM DEL BOCARBURANTE. Solo nel 2010, nel Continente nero si sono venduti tanti ettari di terra quanti ne sono stati venduti complessivamente nei 22 anni precedenti. Il motivo di questo boom è che su quegli appezzamenti si possono coltivare i prodotti agricoli che, adeguatamente trattati, sostituscono i carburanti tradizionali.
Molti scienziati ne tessono le lodi. Stando ad alcuni studi, questi prodotti alimentari sono una fonte di energia più facilmente riassorbibile dalla natura, e in grado di ridurre del 70% le emissioni di gas serra (in particolare -50% di ossido di carbonio e -78,5 % di biossido di carbonio).I due principali prodotti sono biodiesel e bioetanolo, frutto della trasformazione delle materie prime alimentari.
Non si tratta però di combustibili equiparabili. Gli studiosi distinguono tra prima, seconda e terza generazione di biocarburanti. I primi sono ricavati da zuccheri commestibili e amidi, estratti da canna da zucchero, grano e mais, bietola, soia e sorgo. I secondi da organismi vegetali non commestibili. Mentre gli ultimi si ottengono da alghe e microbi.
OCCHI PUNTATI SUI BRICS. Tra gli Stati più “depredati” per le nuove coltivazioni c'è il Brasile, con le sue immense piantagioni di canna da zucchero destinate all’industria dei biocarburanti. Sul frumento puntano invece la Polonia e l’Ungheria, ma anche la Germania e la Francia. Negli Stati del Brics, infine (oltre al Brasile, l’India, la Cina e la Russia soprattutto), si concentra la produzione di energia a partire dai grassi di origine animal

In Africa le mire di 50 colossi occidentali

Bambini del Mozambico raccolgono le spighe cadute dai camion nel trasporto.

Resta l’Africa. Stati Uniti e Cina stanno acquistando a mani basse immense porzioni di terra nella fascia equatoriale. Ma non sono solo queste due grandi potenze a essersi mosse in tale direzione.
GLI INTERESSI BRITANNICI. Le multinazionali stanno accumulando terreni dovunque sia possibile. L’inglese Agroil International è tra le più attive: sta rastrellando terreni dal Burkina Faso al Ghana. Una recente indagine ha evidenziato la portata dell’impegno britannico. Dei quasi 3,2 milioni di ettari di terra coltivati per il biofuel e individuati con precisione, oltre la metà risulterebbero infatti gestiti da una decina di aziende che operano sotto la bandiera di Sua maestà.
ATTIVI 100 PROGETTI. Gli interventi sono dislocati lungo un’area geografica molto vasta, estesa dal Senegal al Mozambico. Altri 900 mila ettari almeno, tra Mali, Guinea e Senegal, sono posseduti e gestiti dalla connazionale Crest Global Green Energy.
Estendendo lo sguardo alla totalità degli investimenti occidentali in Africa, si contano oltre 100 progetti attivi in almeno 20 Paesi africani, con circa 50 compagnie impegnate nella riconversione.

Entro il 2050 la domanda di cibo aumenterà del 70%

Entro il 2050 la popolazione mondiale supererà i 9 miliardi di persone. E la domanda alimentare crescerà del 70%.

Ma l’impatto sociale ed economico di questo processo sembra al momento sottovalutato. Una nota delle Nazioni Unite ha sottolineato come il prezzo medio mondiale dei cereali, ad aprile 2011, sia aumentato del 71%. La Banca mondiale ha aggiunto che, a seguito dell’aumento dei prezzi delle materie prime, oltre 44 milioni di persone nel mondo sono state sospinte al di là della soglia della povertà.
RINCARI LETALI. Il rapporto stilato da Oxfam ha restituito appieno la portata dell’allarme. Entro il 2030 riso e mais aumenteranno tra l’80 e il 90% del loro prezzo attuale. Il grano tra il 65 e il 75%. E tutto potrebbe peggiorare in caso di ulteriori cambiamenti climatici.
Si calcola infatti che l’aumento di un solo grado delle temperature medie porterebbe a un incremento del prezzo del riso almeno del 10%. In questa ipotesi, infatti, spiegano gli esperti di Oxfam, l’aumento medio si attesterebbe attorno al 180%.
Meno cibo e più caro. Ma anche più persone da sfamare: di qui al 2050 la popolazione mondiale potrebbe toccare i 9,1 miliardi di abitanti. E la domanda di cibo aumentare del 70% rispetto ai livelli attuali. Una combinazione di fattori letale. Specie per i bambini malnutriti dell’Africa in vendita.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso