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Una manovra implausibile e pilatesca

Perché la bozza di tagli proposta da Tremonti non convince.

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Ma siamo sicuri che nel vertice di maggioranza del 28 giugno propedeutico al Consiglio dei ministri del 30, si siano gettate le basi di una manovra che sarà gestita da questo governo?
Siccome l'ammontare più significativo, nell'ordine di una quarantina di miliardi, è rinviato al 2013 e 2014, viene il sospetto che questa finanziaria riguardi il governo che verrà, non quello attualmente in carica.
Se questo è il presupposto, ovvero non intacchiamo il già scarso consenso di cui godiamo e lasciamo che le rogne se le grattino i posteri, il risultato è una sonora presa in giro.

Le pressioni su Tremonti gli hanno fatto riporre il bisturi

Il ministro delle Finanze Giulio Tremonti.

Ma come si può evocare lo spettro della Grecia, come ha fatto in questi giorni Tremonti per parare l'attacco dei suoi, e poi licenziare una manovra che nel biennio da qui al 2012 è di soli 6 miliardi?
Evidentemente la pressione degli anti-tremontiani deve essere stata così forte che al ministro è toccato riporre il bisturi. Se fosse stato per lui, ne siamo convinti, i 45 miliardi li avrebbe imposti tutti d'un colpo, salvo poi fare i conti con le compatibilità sociali che sarebbero scaturite da un simile intervento.
TEMPISTICA INCERTA. Però non si può spacciare una caramella come fosse l'amara medicina, spostando così platealmente in avanti le decisioni più scomode e impopolari.
Sul resto,anche se il pacchetto di interventi è ancora troppo indefinito per entrare nel merito, le avvisaglie non lasciano ben sperare.
C'è il taglio dello stipendio dei ministri, provvedimento di impatto mediatico ma non certo decisvo nella sbandierata volontà di ridurre drasticamente i costi della politica. Se questi sono gli esiti, la 'casta' può dormire sonni tranquilli. C'è poi, ed è la cosa che più preoccupa, la totale incertezza sulla riforma fiscale, se non la vaga indicazione di un ministro presente all'incontro per cui «le tasse non verranno tagliate ma rimodulate», senza però riferimento alle tre aliquote di cui si era parlato in questi giorni la cui quantificazione è demandata al Consiglio dei ministri..
IL NODO DELL'ETÀ PENSIONABILE. Confusione totale anche sull'innalzamento dell'età pensionabile per le donne: doveva essere 65 anni, poi si è parlato di 61, poi ancora di lasciare le cose come stanno perché c'è il veto della Lega ad affrontare il tema.
Da ultimo, ciliegina su una torna finora riuscita male, il ritorno dei famigerati ticket sanitari e il blocco di turn-over e stipendi nella pubblica amminsitrazione, due classici della disperazione (il terzo, improponibile, sarebbe stato l'aumento di benzina e sigarette) che è l'ultima spiaggia quando non si sanno più da che parte prendere i soldi.
Il ticket non è una formalmente una tassa, ma è come se lo fosse visto che comunque si mette mano alle tasche dei contribuenti. Ma non da subito, dal 2012, mai che le gente abbia da protestare adesso che la maggioranza è già abbastanza scollata di suo.
Il resto (poco) è ubicato nel regno delle ipotesi: aumento di un punto dell'Iva, sempre che la lobby dei commercianti la faccia passare, innalzamento del prelievo sul capital gain (sempre che la lobby di piazza Affari la faccia passare) e forse taglio dell'Irap, per inciso la tassa che copre quasi la metà della spesa sanitaria. Ma da quando: non quest'anno, non il prossimo, forse l'altro ancora?

28 Giugno Giu 2011 2042 28 giugno 2011
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