FINANZA
5 Agosto Ago 2011 1600 05 agosto 2011

Se la storia fa crac

Dalla depressione ai debiti: un compendio delle crisi.

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L'onda lunga che sta investendo i mercati e che sta facendo tremare l'Italia è solo l'ultima di una lunga serie di scosse più o meno pesanti che hanno messo a dura prova gli equilibri delle economie mondiali nell'ultimo secolo. Dalla Grande depressione del 1929 alla bolla dei mutui subprime, passando per l'esplosione del fenomeno Internet. Lettera43.it ha ripercorso i principali crac finanziari della storia.

1929: quando tutto ebbe inizio

Era un giovedì apparentemente qualunque a Wall Street. Ma il 24 ottobre del 1929 il ceto medio americano scoprì di colpo che a fare soldi facili con la finanza si rischia grosso. In un giorno soltanto le azioni delle società americane più quotate, molte delle quali legate al nascente comparto automobilistico, persero il 13% del loro valore.
Seguirono pesati perdite che si protrassero fino 1932: la capitalizzazione in Borsa si ridusse del 90% e ci vollero più di 25 anni affinché i listini recuperassero le perdite. Era la cosiddetta Grande Depressione.
RIPERCUSSIONI A CATENA IN EUROPA. Gli effetti furono immediati. Prima andarono in fumo i risparmi del ceto medio americano, poi fallirono a catena banche, assicurazioni e imprese. La crisi si propagò rapidamente a tutti i Paesi che avevano stretti rapporti finanziari con gli Stati Uniti, a partire da Gran Bretagna, Austria e Germania, dove il ritiro dei prestiti americani fece saltare il complesso e delicato sistema delle riparazioni di guerra, trascinando nel vortice anche Francia e Italia.
Un anno più tardi le economie più ricche del mondo si trovarono a fronteggiare un calo di domanda legato all'austerity e agli oltre 20 milioni di disoccupati, 12 dei quali negli Usa, 6 in Germania e 3 in Gran Bretagna. L'Urss non fu colpita dal crac, ma a Berlino lo scontento favorì l'ascesa al potere di Hitler e del partito nazionalsocialista.

1985: gli antenati dei subprime

Ventisei anni fa, le Saving and Loan associations, piccole istituzioni americane specializzate nel raccogliere risparmi e concedere mutui - una struttura simile alle nostre Casse di credito cooperativo -, dichiararono bancarotta, bruciando i soldi di chi aveva ottenuto un mutuo per costruire la propria casa.
VINCOLI FINANZIARI MOLTO RIGIDI. Le Saving & loans (S&L) erano state istituite nel 1800, per favorire l'acquisto delle case Oltreoceano. Fino agli inizi degli Anni '80 furono soggette a vincoli finanziari molto rigidi. Ma con l'avvento di Jimmy Carter e Ronald Regan cominciò la loro deregulation.
Queste banche “speciali” potevano pagare tassi d'interesse di mercato sui depositi, prendere a prestito denaro della Federal reserve, contrarre mutui e prestiti commerciali, concedere credito al consumo, rilasciare carte di credito, e possedere immobili. Senza le stringenti garanzie richieste alle grandi banche.
IL PRIMO CROLLO IMMOBILIARE. Nel 1985 la costruzione di case nuove su suolo americano crollò da 1,8 a un milione, il valore più basso dalla Seconda Guerra mondiale.
Le S&L cominciarono a fallire. Fu l'amministrazione di Bush padre a dover fronteggiare gli effetti di una crisi che ebbe un contorno quasi solo americano ma che si protrasse per un decennio, abolendo gli organi di vigilanza, commissariando gli istituti di credito, e stanziando 50 miliardi di dollari per stimolare la ripresa.

1987: L'unico, vero Black monday

Il 19 ottobre del 1987, un lunedì, il Dow Jones perse il 22,61% del suo valore, il peggior crollo finanziario della storia. Si stima che in quel Black monday (lunedì nero) si siano volatilizzati all'incirca mille miliardi di dollari. Nelle due settimane successive l'ondata di panico contagiò i mercati di tutto il resto del mondo.
Fra le 23 piazze finanziarie, 19 implosero bruciando più del 20% della loro capitalizzazione. Il mercato statunitense fu il primo a crollare, seguirono le piazze asiatiche, a esclusione del Giappone.
I NUOVI SISTEMI DI GESTIONE DEI PORTAFOGLI. Ma perché la caduta fu così violenta? Gli analisti tendono a dare la colpa ai nuovi sistemi di gestione automatizzata dei portafogli che, essendo tra di essi collegati tra loro e agendo su svariate piazze finanziarie, avrebbero favorito il dilagare della crisi.
Per tutto il 1987, e fino a due mesi prima del crollo, il Dow Jones era salito a livelli straordinari (+42% da gennaio), per raggiungere il record il 25 agosto, a 2.742 punti. Da allora i mercati cominciarono a dare saltuari sintomi ribassisti. Nessuno vi prestò attenzione, compresi i quotidiani economici in piena euforia da bolla.
La crisi tuttavia, fu tanto violenta quanto rapida. Le perdite in molti casi rimasero confinate in ambito finanziario i titoli tornarono a valori “normali” da lì a qualche mese.

1998: la scoperta della finanza creativa

Altro caso, molto americano, fu il crac del Long-term capital management (Ltcm) un hedge fund fondato nel 1994 per il quale due matematici, Myron Scholes e Robert Merton, misero a punto un modello economico moltiplicatore di perdite e guadagni in Borsa. I due, che si sono aggiudicati il Nobel nel '97, grazie a questa prodigiosa scoperta, sono riusciti ad applicare in finanza il cosiddetto effetto leva. Un esempio: investendo 100 dollari con una leva a 50 a +1%, si riesce a ottenere 150, ma se disgraziatamente il segno è negativo, si resta con 50.
LIQUIDITÀ AZZERATA IN POCHI ANNI. Il Fondo nei primi due anni di vita aveva moltiplicato dell'80% la sua dotazione iniziale. Tuttavia nel 1998, con andamenti ribassisti anche lievi, il fondo aveva praticamente azzerato la sua liquidità.
La Casa Bianca a quel punto lo ha rilevato e svenduto: il 90 % del capitale - tra cui 100 milioni di dollari appartenevano alla Banca d'Italia – fu ceduto al prezzo simbolico di 1 dollaro alle 14 delle principali banche del mondo che furono costrette a versare all'istante 6 mila miliardi di lire. La Borsa di Milano in pochi giorni era caduta del 40 %, Merril Lynch aveva perso 1,4 miliardi di dollari, Ubs quasi 800.

2000: se la bolla trasloca su internet

L'exploit delle azioni di LinkedIn ha fatto gridare al rischio di una bolla delle internet companies.

Alla fine degli Anni '90 il mondo era scosso da una nuova rivoluzione: l'informatica. Le aziende solo perché in possesso di un sito internet guadagnavano apprezzamenti sulle piazzza finanziarie ben oltre il loro valore reale. Ai risparmiatori il mondo software e hardware intrigava molto e, nonostante fosse ancora sconosciuto ai più, l'idea di investirvi era molto allettante. Molte di queste aziende, però, non avevano idea di come “monetizzare” i propri clic e far fruttare il fondamentale di Internet. Le loro azioni intanto continuavano a crescere, fino al 10 marzo 2000 quando il Nasdaq toccò i 5.132 punti (il 6 agosto del 2011, 11 anni più tardi è a quota 2.556).
I TASSI DI INTERESSE SU PER SEI VOLTE. A inizio millennio circolava così tanta liquidità che la Federal reserve fu costretta ad alzare i tassi d'interesse per ben sei volte. Ma dopo la primavera e fino all'autunno del 2002 il listino dei titoli tecnologici di Wall Street cominciò un lento inesorabile crollo (bruciò l'80% della sua capitalizzazione) con lei i listini fratelli delle Borse asiatiche ed europee. Molte società sono state travolte dai ribassi: oltre al fallimento della americana WorldCom e i rossi di Cisco, l'onda ha colpito in Italia, anche Tiscali e Virgilio. La crisi di fiducia sui mercati è stata inasprita dal post 11 settembre.

2008: Lehman brothers e la fine del Too big too fail

Alle sei del mattino del 15 settembre del 2008 Lehman brothers si avvalse del capitolo 11 del diritto fallimentare, poco prima dell'apertura di Wall Street, Moody's declassò il rating sul debito della banca americana di ben dieci tacche (da A2 a B3).
Declassamento lampo anche da parte di Fitch che quella mattina abbassò i titoli a breve termine da un A a una tripla C. Nel corso della giornata le azioni di Lehman persero l'80% del loro valore e il mondo assistette, suo malgrado, alle file dei colletti bianchi che uscivano dal quartier generale di quella che era considerata la quinta banca d'investimento del mondo, portandosi dietro scatoloni, piante e poltrone.
LA COLPA TUTTA NEL MATTONE. Il crac di Lehman ha rappresentato per la finanza la fine di un mito: non è vero che se sei troppo grande non fallisci. Dietro alla crisi del 2008 c'è ancora una volta il mattone.
Fra i principali fattori di crescita delv XXI secolo, negli Usa così come in Spagna e Irlanda, c'è la spinta dal settore edilizio. Le banche, come peraltro avevano già fatto le Saving and loan vent'anni prima, pur di fare profitti (e staccare bonus da capogiro ai manager) hanno cominciato a elargire mutui facili, chiedendo in cambio garanzie di rimborso molto scarse.
LE EMISSIONI DI TITOLI CARTOLARIZZATI. I contratti a loro volta entravano in un complesso meccanismo finanziario, fatto di cartolarizzazioni ed emissioni di titoli cartolarizzati, che hanno gonfiato la finanza mondiale.
Quando però gli americani hanno cominciato a perdere il lavoro, a spendere oltre le loro possibilità o semplicemente a confrontarsi con tassi di interesse più alti del previsto, hanno smesso di pagare le rate dei mutui.
Le banche pur pignorando le abitazioni, si sono trovate nei caveau solo pezzi di carta, quei mutui che attraverso i subprime, si erano trasformati in titoli tossici.

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