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Un mercoledì nerissimo

Piazza Affari a -6,6. Crolla Wall Street e si teme per la Francia.

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Ftse Mib al -6,6% e una raffica di sospensioni che ha interessato soprattutto i titoli bancari, senza tuttavia risparmiare né gli assicurativi né gli industriali. Il 10 agosto, per Piazza Affari, è stata una giornata da profondo rosso coincisa con una perdita secca da 22 miliardi e con un decremento della capitalizzazione a 343 miliardi.
Sul crollo hanno pesato le perdite di Wall Street, che sono aumentate sull'onda del panico scatenato sui mercati europei dalle voci di un possibile downgrade della Francia, poi smentite formalmente dal governo.
Difficile trovare parole e aggettivi per definire il sisma finanziario che sta scuotendo sin dalle fondamenta le Borse internazionali. In Europa ha il suo epicentro a Milano, che è risultata il 10 agosto di gran lunga la peggiore piazza continentale, seguita tristemente a ruota da Madrid (finita a -5,49) e da una Parigi (-5,45%) apparsa forse per la prima volta al centro del mirino della speculazione.
Ma che le scosse siano ben percepibili ovunque lo hanno fatto comprendere nel corso della stessa giornata anche i bruschi cali di Londra, le impennate e poi il tracollo di Francoforte (che ha chiuso a -5,13%), non da ultimo la disastrosa apertura di Wall Street a New York, dove il Dow Jones a un'ora dall'apertura era già sotto per oltre quattro punti percentuali e il Nasdaq perdeva il 3,45%.
APERTURA IN POSITIVO PRIMA DEL DECLINO. I mercati mondiali e in particolare Piazza Affari hanno manifestato un andamento straordinariamente simile a quello che avevano tenuto nel corso della prima settimana di questo nerissimo agosto del 2011.
L'apertura è stata solida, trainata sia dalle buone prestazioni di Wall Street il 9 agosto; sia dai successi sui mercati asiatici. Ben più marcata e naturalmente più preoccupante la discesa, concretizzatasi in tutta la sua tragicità a cavallo fra la mattinata e il pomeriggio, nonostante i risultati positivi tratti dall'asta dei buoni del tesoro e nonostante che, sebbene in misura minore rispetto a quanto accaduto il 9 agosto, la Banca centrale europea abbia continuato ad acquistare titoli italiani e spagnoli.
LO SPREAD RALLENTA, POI TORNA A CORRERE. Una medicina volta alla riduzione del differenziale fra Btp, Bonos e Bund tedeschi, rivelatasi però poco più che un palliativo. Dopo aver toccato quota 278, i titoli italiani hanno salutato una nuova impennata dello spread a 287,9 punti base.
Ma non è andata meglio a Parigi, che ha rivisto da vicino il massimale dei 90 punti (87,9) e i Bonos hanno oltrepassato, per tre decimali, i 280 punti.

Milano apre euforica ma scende subito

Come era già ripetutamente successo nella prima settimana del mese di agosto, Milano ha brindato in apertura. Gli indici Ftse Mib e All Share hanno viaggiato entrambi al di sopra dei due punti percentuali di pareggio (rispettivamente a +2,60 e a +2,47%), ma a braccetto con Madrid Piazza Affari si era già avviata a concludere la mattina all'insegna delle perdite: -1,2% per l'Italia; la Spagna a -0,99.
Era attesa l'asta dei Buoni del tesoro a 12 mesi, conclusasi sì con un calo dei rendimenti (dal 3,67% di luglio a 2,959) ma anche con una domanda che gli operatori hanno giudicata soddisfacente, pari a 12,6 miliardi, con una significativa mole di richieste dall'estero.
Verso la metà della seduta i mercati hanno data così l'impressione di poter riprendere, definitivamente, fiato: l'indice Ftse Mib ha segnato una crescita dello 0,20%, l'Ftse All Share un aumento dello 0,36%; si è ridotto anche l'ormai famigerato spread fra Btp e Bund, sceso a 278,2 punti.
UNA INARRESTABILE CORSA AL RIBASSO. L'abisso era però dietro l'angolo, visto che nel primo pomeriggio il calo degli indici principali si era attestato attorno all'1%, per proseguire poi una inarrestabile corsa al ribasso. A -4,6 prima, in seguito e nel volgere di 50 minuti a -5,2, a -6,1 sino al -6,6% finale, con l'in dice Ftse Mib a 14 mila e 676 punti.
La debacle ha visti protagonisti in negativo i titoli bancari e finanziari e su tutti quelli di Unicredit, che ha assistito al crollo del suo valore per azione a 0,99 euro, per la prima volta dall'aprile del 2009; e di Intesa Sanpaolo, scesa sotto gli 11 punti dalla parità, ripetutamente sospesa per eccesso di ribasso insieme agli altri principali istituti del Paese, da Banco Popolare a Ubi Banca.
Ma la valanga non ha risparmiato nessuno, visto che in asta di volatilità sono terminati a più riprese marchi quali Finmeccanica, Exor, Mediolanum, Impregilo, Stm e. Fiat, giunta a lasciare sul terreno oltre il 7% nel corso della giornata.
BRUCIATO IL VALORE DEGLI AUMENTI DI CAPITALE. Di fatto, è risultato così azzerato l'effetto degli aumenti di capitale cui le banche italiane avevano provveduto nel primo semestre di quest'anno: Intesa Sanpaolo capitalizzava in Borsa circa 23,4 miliardi di euro; ora vale meno di 19 miliardi.
Il valore di Mps era di 3,4 miliardi e oggi di 4,8. Ubi Banca, dopo un aumento da un miliardo, vale come prima dell'aumento: 2,2 miliardi. Il Banco Popolare prima di raccogliere 2 miliardi di euro capitalizzava 1,5 miliardi e ora ne vale 1,9.
IL GIORNO PIÙ NERO DAL 2009. Non solo. Era dal marzo del 2009 che a Piazza Affari non si sentiva uno scossone così forte al termine della giornata. In quel periodo, che corrisponde al punto più basso della crisi finanziaria, l'indice di Milano ha in archivio chiusure in calo di oltre il 6 per cento.
Il 10 ottobre del 2008 è stato ricordato per un calo del 7,14% ma quello che i mercati ricordano come uno tsunami resta quello dell'11 settembre quando l'indice della Borsa di Milano chiuse in calo del 7,57 per cento.

La Consob ha intensificato i controlli

Un broker davanti a Piazza Affari.

Nel contesto di una simile bufera sui mercati la Consob, cioè la Commissione nazionale di controllo sulle società e la Borsa, ha fatto sapere di avere intensificato il suo monitoraggio sugli scambi e, da quanto si è appreso, ha già verificato che le vendite allo scoperto sono modeste.
La Commissione guidata da Giuseppe Vegas si è detta in costante contatto con gli organismi europei di settore dell'Esma (European securities markets authority, l'autorità continentale di vigilanza sui mercati finanziari).
«NESSUNA IRREGOLARITÀ. PER ORA». Fonti della Commissione hanno inoltre fatto sapere che dalle comunicazioni pervenute a seguito dell'introduzione, lo scorso 10 luglio, dell'obbligo di comunicazione delle posizioni ribassiste rilevanti (superiori allo 0,2%) è risultato che le posizioni nette corte sono state contenute sino al 10 agosto in limiti fisiologici e che comunque in sede di regolamento non si evidenziano scoperture.

La Francia in difficoltà: Sarkozy corre ai ripari

Analoghe le sorti delle principali piazze continentali, che al tramonto del 10 agosto sono riuscite nell'impresa di bruciare ben 174 miliardi globalmente dopo avere esordito con numeri più che incoraggianti.
Male la Francia. Nicolas Sarkozy ha provato ad agire d'anticipo, rientrando di corsa dalle vacanze e annunciando misure per il riassetto dei conti pubblici, ma la sua mossa a sorpresa non è bastata a calmare i mercati.
Gli spread sui titoli sovrani francesi è cresciuto a livelli record, mentre la Borsa è scesa di oltre il 5%, trascinata al ribasso dallo scivolone dei titoli bancari e da voci, circolate con insistenza nel primo pomeriggio ma poi smentite, di un imminente taglio del rating 'tripla A' di Parigi.
Un nervosismo contro cui nulla hanno potuto le parole rassicuranti dell'Eliseo, affidate a un comunicato emesso in chiusura di una riunione straordinaria tra Sarkozy e alcuni ministri, tra cui quelli dell'Economia, Francois Baroin, e del Bilancio, Valerie Pecresse, alla presenza del governatore della Banque de France Christian Noyer.
Il presidente ha chiesto ai ministri di elaborare nuove proposte 'nel quadro della preparazione della prossima legge finanziaria', per assicurare il mantenimento del ritmo di riduzione del rapporto deficit/Pil annunciato nei mesi scorsi (4,6% nel 2012, 3% nel 2013). Le proposte sono destinate poi ad essere esaminate in un nuovo vertice, il 17 agosto, e «le decisioni definitive saranno prese il 24 agosto in occasione di una riunione» tra Sarkozy, Baroin e la Pecresse.
IL CROLLO DI FRANCOFORTE. Dopo una fase iniziale di scambi altalenanti, è stato rilevante il recupero di Francoforte. Salita di oltre il 2%, la Borsa tedesca ha riportato l'indice Stxe 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente, a una crescita di quasi un punto percentuale.
Fra i titoli principali è spiccata inizialmente la corsa di Lloyds (+4,6%) e di Barclays (+3,9%), mentre all'approssimarsi dell'apertura di Wall Street i mercati continentali hanno ricominciato a penare, come l'Italia affondati dalle banche.
UNA PIOGGIA DI VENDITE SUI BANCARI. L'intero continente, all'avvicinarsi della chiusura, è stato colpito da una pioggia di vendite sopratutto sui bancari (finiti complessivamente a -3,67%) ed è stato caratterizzato da un'alta volatilità con le banche francesi tra le più tartassate, ma più in generale con un comparto del credito apparso nel pieno occhio del ciclone. Maglia nera per Societé Generale che ha terminato col cedere il 20%.
Il finale è stato più simile a un bollettino di guerra, visto che ai cali superiori al 5% di Parigi, Madrid e Francofortr ha fatto eco anche il declino di Londra, dove la flessione è stata pari a 3,5 punti percentuali.

Il boom dell'Asia non ha influito sull'Occidente

Non hanno perciò funzionato da traino positivo i buoni risultati ottenuti dalle Piazze asiatiche e da quelle australiane.
Nella mattina del 10 agosto 2011 la boccata d'ossigeno con cui le borse europee e Usa avevano concluso la giornata precedente aveva contagiato anche l'apertura degli scambi in Asia.
Tokyo ha aperto con un netto rialzo, vicino al 2%, spinta dalle misure di rilancio annunciate dalla Federal Reserve. L'indice Nikkei ha guadagnato nei primi scambi 171,90 punti (+1,92%), a quota 9.116,38, per chiudere a +1,05%.
SEOUL DA RECORD: +4,22%. Anche la Borsa di Seoul ha aperto in forte rialzo del 4,22%, con l'indice Kospi che ha guadagnato 76,05 punti nei primi scambi, a quota 1.877,40.
Mumbai ha guadagnato con un chiaro rialzo dell'2,52%, dopo le molteplici sessioni negative dei giorni scorsi. L'indice Sensex dei 30 titoli più importanti ha aperto con un incremento dell'1,75%, impennandosi poi, fino ad accumulare dopo pochi minuti 429 punti (+2,52%) a 17.287,40 punti.
Apertura in forte rialzo anche per Hong Kong. L'indice Hang Seng è stato fissato in apertura a 19.993,78 punti, a +3,43% rispetto alla chiusura del giorno precedente, per salire subito al 3,7%. La chiusura si è attestata a +2,34%.
LE BORSE CINESI HANNO PRESO IL VOLO. Dopo i risultati negativi dei giorni scorsi, hanno chiuso in rialzo le borse cinesi. La migliore performance si è registrata a Taiwan, che guadagna 243,2 punti, pari al 3,24%, finendo a 7.736,32 punti.
Quasi un punto percentuale il guadagno di Shanghai, che ha chiuso a +0,91%, incamerando 23,11 punti per finire a a 2.549,18 punti. Non è stata da meno Shenzhen che ha chiuso a +1,19%, guadagnando 134,5 punti, finendo a 11.449,58. Chiusura al rialzo in vista anche per Hong Kong: a meno di un'ora dal termine delle contrattazioni l'indice Hang Seng fa registrare +2,49%.
ANCHE L'AUSTRALIA IN ALTO: +1,4% A SIDNEY. A trainare le piazze cinesi hanno contribuito con ogni probabilità i dati diffusi dalle dogane cinesi, secondo i quali le esportazioni sono cresciute del 20,4% in luglio. L'aumento è superiore a quello atteso dagli economisti e porta il surplus commerciale della Cina a 31,5 miliardi di dollari.
Anche Sydney ha aperto in rialzo dell'1,4%, con l'indice S&P/ASX 200 che ha guadagnato 66 punti, a quota 4.100,8.

10 Agosto Ago 2011 1755 10 agosto 2011
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