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Conti pubblici
17 Agosto Ago 2011 1000 17 agosto 2011

Esenzione cattolica

La fine dei privilegi fiscali del Vaticano frutterebbe 3 miliardi.

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Piazza San Pietro a Roma

Oltre tre miliardi di euro all’anno. È il conto che la Chiesa potrebbe essere chiamata a pagare se si eliminassero i privilegi di cui oggi gode rispetto ad altri enti non profit, come l’esenzione dall’Ici per gli immobili non destinati a finalità di culto (come ospedali, scuole e università). Una cifra importante, che sta creando malumore tra economisti e organi di stampa (anche quelli più vicini al centrodestra) alla luce della manovra “lacrime e sangue” per i cittadini e le imprese licenziata dal consiglio dei Ministri alla vigilia di Ferragosto.
NESSUNA TRASPARENZA. Il patrimonio della Santa Sede, finora, è sfuggito a tutti i censimenti che sono stati effettuati negli ultimi 81 anni, quanti cioè ne sono trascorsi dal Concordato che regola i rapporti tra Oltretevere e Stato italiano. Così non resta che provare a fare delle stime componendo le informazioni frammentarie presenti sul mercato. Qualche anno fa il Gruppo Re (con l’acronimo che non sta per “real estate”, ma per “religiosi ed ecclesiastici”) ha stimato che la Chiesa detiene il 20-22% dell’intero patrimonio immobiliare italiano (al quale andrebbero poi aggiunti i possedimenti esteri). Considerato che l’Agenzia del Territorio ha calcolato per i soli immobili residenziali un valore di 5.931 miliardi di euro, e che Scenari Immobiliari attribuisce al patrimonio pubblico un valore di 205 miliardi, si può stimare un valore dei beni appartenente a enti ecclesiastici, congregazioni vaticane, ordini religiosi e società legate alla Chiesa cattolica, anche per via indiretta, superiore ai 1.500 miliardi di euro (a voler restare nella parte bassa della forchetta).
POSSIBILE UN RECUPERO DELL'ICI DI DUE MILIARDI. Se si considera, poi, che il gettito Ici frutta al Fisco all’incirca dieci miliardi di euro ogni anno, l’estensione dell’imposta ai beni della Chiesa porterebbe a entrate ulteriori per non meno di due miliardi, più di quanto il Governo prevede di ricavare dal contributo di solidarietà e la metà circa del valore atteso dalla riforma dell’assistenza.
Per continuare con i paragoni, il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha stimato in circa 270 milioni di euro l’impatto negativo della manovra sulla Capitale, città in cui la Santa Sede controlla quasi 600 palazzi fra istituti e conventi, 50 monasteri, più di 500 chiese, e circa 400 altri immobili tra case generalizie, case di riposo, cliniche private, scuole, seminari, oratori, collegi e così via. Un patrimonio che continua a crescere grazie ai lasciti e alle donazioni dei fedeli (circa 8 mila all’anno nella sola Urbe). Ma come fa la Chiesa a trovare due miliardi ogni anno? Basterebbe versare una parte di quanto incassa attraverso le attività commerciali svolte negli immobili che controlla, rispondono in coro i critici.

L'otto per mille frutta un miliardo alla Chiesa Cattolica

Oltre a essere uno dei luoghi più sacri del mondo cattolico, la Basilica di San Pietro a Roma è la più grande chiesa cristiana nel mondo, in grado di ospitare 60 mila fedeli. Contiene sculture di Michelangelo, Raffaello e Bramante.

Sotto accusa negli ultimi giorni è finito anche l’otto per mille (concepito da un pool di economisti tra cui Giulio Tremonti, ai tempi in cui era consulente del Psi al Governo). Ogni anno la Chiesa incassa attraverso questo canale circa un miliardo di euro, che per un terzo vengono impiegati per il sostentamento del clero, il resto per costruire nuove chiese, la carità e l’evangelizzazione.
Allineando questo prelievo a carico dei contribuenti al cinque per mille previsto per gli enti non profit si libererebbero risorse per quasi 400 milioni di euro ogni anno, che porterebbero il totale a carico della Chiesa a 2,4 miliardi.
IL PRIVILEGIO DELL'IRES. Senza dimenticare un altro privilegio, la riduzione del 50% dell’Ires sui redditi che gli enti ecclesiastici commerciali producono. A conti fatti, sicuramente si arriverebbe sopra quota 3 miliardi, considerando anche i contributi che lo Stato riserva alle scuole cattoliche (un contributo aggiuntivo di 245 milioni, nel pieno dei tagli alla scuola pubblica, ha creato non poche proteste sul finire del 2010). Insomma, non si andrebbe tanto lontani dal sacrificio richiesto ai comuni, un tema che sta mettendo a dura prova la tenuta della maggioranza.

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