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Merkel, regina d'Europa

Euro: perché la linea di Sarkozy è stata sconfitta da Berlino.

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Silvio Berlusconi, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy si mettono in possa per la foto del G20.

All’uscita di un summit europeo lungo 10 ore, Angela Merkel si è detta «molto soddisfatta» dei risultati raggiunti.
Del resto, il pacchetto per salvare l’euro, «il migliore possibile», è lo stesso sul quale, poche ore prima di atterrare a Bruxelles, la cancelliera aveva ricevuto pieno mandato dal Bundestag, il parlamento tedesco.
Sì a un rafforzamento del Fondo salva Stati (Efsf), a patto che il meccanismo non fungesse da banca in filo diretto con la Banca centrale europea, come invece voluto dal capo dell’Eliseo Nicolas Sarkozy.
No, di conseguenza, a una Bce trasformata in una sorta di bancomat politico.
Sì, infine, al contributo dei privati per risolvere la crisi, con il taglio del debito greco in mano alle banche, il cosiddetto haircut, del 50%.
IL NIET DI BERLINO. Su questi due sì, per settimane Sarkozy si era scontrato in un lungo braccio di ferro con Merkel. E, nei giorni in cui la premiere dame Carlà era in procinto di partorire, era volato più volte a Francoforte per convincere la Germania a cedere sul nodo dell’Efsf e a frenare sull’haircut.
Negoziati che si erano sempre risolti in un nulla di fatto, incrinando, alla fine, l’asse Merkel-Sarkozy.
Se, al contrario, con il vertice del 26 ottobre si è sbloccato lo stallo del Consiglio europeo, è solo perché la Francia, con le spalle al muro per la crisi, ha dovuto ingoiare i bocconi che non voleva.
LA RICETTA MERKEL. «Siamo soddisfatti», ha dichiarato a denti stretti l'inquilino dell'Eliseo alla fine del summit, «Parigi voleva evitare il dramma di un default greco».
Così, l’intesa dei 27 capi di Stato e di governo, raggiunta nella notte di mercoledì 26 ottobre, ha coinciso con una sostanziale accettazione della linea tedesca. E l’asse Merkel-Sarkozy ha finito per identificarsi nella ricetta Merkel.

Il pomo della discordia del Fondo di salvataggio

In realtà, più che il salvataggio della Grecia, perseguibile anche con il pacchetto caldeggiato da Berlino, quello che a Sarkozy premeva era riuscire a blindare i propri interessi nazionali.
L’Eliseo chiedeva infatti un grande rafforzamento dell'Efsf, che concedesse al meccanismo europeo i poteri di una banca, che avesse accesso ai finanziamenti della Bce.
FRANCIA, BANCOMAT DELLA BCE. Con un coinvolgimento diretto dell’Eurotower di Francoforte, l’Efsf avrebbe fatto sostanzialmente da filtro alla Bce. E Parigi, nei guai per l’esposizione delle sue banche nei Paesi a rischio default e con un debito pubblico in ascesa, avrebbe potuto attingere ai fondi della Bce piuttosto che posare sul piatto i propri soldi, mettendo a rischio la sua tripla A.
A un’ipotesi del genere, il niet del governo tedesco è stato granitico: «È una misura contraria ai trattati dell’Ue», ha replicato perentoria Merkel. E, poche ore prima dell’ultimo vertice di Bruxelles, ha messo le mani avanti: «È molto importante che non ci siano sul tavolo proposte che prevedono una partecipazione della Bce al salvataggio. Una soluzione del genere per Berlino è fuori discussione».
GERMANIA, POTERI ALL’EFSF. Oltre a un tetto massimo del suo contributo all’Efsf di 211 miliardi di euro, la Germania aveva chiesto anche un Fondo salva Stati con un ruolo centrale nei gestione dei prestiti, che, anche attivando un meccanismo assicurativo dei debiti sovrani, fungesse da leva finanziaria al posto dell’acquisto dei bond dei Paesi Piigs da parte della Bce.
Berlino, alla guida del Paese più forte dell’Eurozona, ha così potuto esercitare il proprio ascendente sul Consiglio europeo, in modo da imporre la sua linea. E Sarkozy, in posizione subalterna, alla fine ha dovuto convergere sulla linea del governo Merkel.

Sarkozy contro l'haircut del debito delle banche superiore al 40%

Merkel e Nicolas Sarkozy.

Ma il rafforzamento dell'Efsf, che sarà in grado di fornire garanzie dai 1.000 ai 1.400 miliardi di euro, non era l’unico pomo della discordia tra Francia e Germania.
La contesa tra le due leadership riguardava anche il ridimensionamento del debito pubblico greco, attraverso la drastica riduzione del valore nominale dei titoli ellenici in scadenza, in mano alle banche private.
PRESSING ALLE BANCHE SULL’HAIRCUT. Spalleggiata dai Paesi del Nord, la Germania chiedeva che questi titoli di Stato fossero rinnovati con un valore ridotto del 60%, ben maggiore dell’haircut del 21% concordato a luglio da Atene con gli istituti di credito.
La Francia, il Paese con le banche con più titoli tossici greci in pancia, chiedeva invece un taglio non superiore al 40%.
Il tira e molla, nella lunga notte di Bruxelles, ha incagliato il dibattito per ore, anche a causa della forte resistenza delle banche, rappresentate dal direttore dell’International institute for finance (Iff) Charles Dallara.
Dopo un colloquio con il direttore del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde, ha prevalso infine la via di mezzo. E il debito pubblico greco si è sgonfiato dal 160% al 120% sul Pil, un taglio netto di 100 miliardi su un totale di 350 miliardi di euro.
Ironia della sorte, il compito di annunciare lo sconto 'volontario' delle banche ad Atene è stato assegnato dall'Eurogruppo allo stesso Sarkozy. Il quale, messo all’angolo, si è detto soddisfatto: «Abbiamo raggiunto un accordo che, credo, ci permetterà di dare una risposta credibile, ambiziosa e globale alla crisi».
MERKEL REGINA, SARKOZY SCONFITTO. Il premier greco George Papandreou ha tirato un sospiro di sollievo, commentando: «Con il taglio del 50% il nostro debito è di nuovo sostenibile».
Mentre i giornali tedeschi hanno incoronato Angela Merkel come Frau euro, «una cancelliera che, giorno e notte, senza riguardo per il proprio fisico, cerca con onestà di salvare i fondamenti del nostro benessere».
Ben più misurata la stampa francese, che, non a caso, ha accolto senza troppi entusiasmi un «modesto accordo d’emergenza». Approvato da un presidente non solo orfano di un membro nel boarding della Bce, ma anche diventato alleato vassallo della Merkel.

27 Ottobre Ott 2011 1620 27 ottobre 2011
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