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Grecia, tentazione default

Atene terrorizza i mercati: «Referendum sugli aiuti Ue».

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Il premier greco George Papandreou.

Un fulmine a ciel sereno. Il premier ellenico George Papandreou ha annunciato l'intenzione di indire un referendum sul salvataggio della Grecia. Messo sotto pressione da più parti, Papandreou avrebbe deciso di delegare ai cittadini l'ultima parola sul piano di salvataggio Ue ad Atene.
Se la votazione dovesse avere esito negativo, se quindi i cittadini non accettassero gli aiuti e le condizioni imposte dall'Unione europea, si potrebbero aprire scenari imprevedibili, con ripercussioni economiche su tutto il Vecchio continente.
LE BANCHE CONFERMANO IL TAGLIO. Già il 1 novembre le Borse sono state affossate dalla notizia.. «Sembra una mossa per fare retromarcia sull'accordo raggiunto», ha detto, irritato, il capogruppo parlamentare dei Liberali democratici tedeschi, Rainer Bruederle.
Nel pomeriggio, le banche creditrici della Grecia, riunite nell'Istitute International Finance, hanno ribadito il loro supporto all'accordo siglato lo scorso 27 ottobre per un taglio del 50% sui titoli di Stato di Atene.
LA DATA DEL VOTO A METÀ GENNAIO. La data per lo svolgimento della consultazione popolare potrebbe essere stabilita intorno alla metà di gennaio, ha precisato il primo ministro Papandreou, considerando anche il fatto che - per legge - dal momento dell'annuncio ufficiale della data fino al giorno del referendum devono trascorrere 21 giorni e che è necessario attendere anche la fine delle trattative con i privati per la definizione dei dettagli dell'accordo sul taglio del debito.

Fitch: «Il referendum minaccia la stabilità dell'Eurozona»

Il piano salva-Grecia ai raggi X.

In un batter d'occhio, la notizia ha fatto il giro del mondo. Per il premio Nobel all'economia, Christopher Pissarides, «è difficile prevedere cosa succederà alla Grecia se il pacchetto di aiuti venisse respinto. Ci saranno conseguenza negative per l'Eurozona e pesantissime per Atene. Il Paese molto probabilmente dichiarerà immediatamente il default ed uscirà dall'euro».
Ma il giudizio più pesante è arrivato dall'agenzia di rating Fitch: «Il referendum in Grecia sul secondo salvataggio di Atene rappresenta una minaccia per la stabilità finanziaria dell'Eurozona».
«ATENE FUORI DALL'EURO». «Una eventuale bocciatura del secondo piano di aiuti ad Atene nel referendum farebbe aumentare i rischi di un default non pilotato della Grecia e butterebbe il Paese fuori dall'euro», ha spiegato Fitch in una nota. «Questo scenario avrebbe pesanti conseguenze sulla stabilità finanziaria dell'Eurozona. Il referendum fa aumentare anche le incertezze sulle eventuali perdite che subirebbero i creditori», ha concluso l'agenzia.
ELISEO, SARKOZY FURIOSO. «Il gesto della Grecia è irrazionale e, dal loro punto di vista, pericoloso» ha commentato il presidente francese Nicolas Sarkozy. Il titolare dell'Eliseo ha poi dichiarato in una nota: «(Papandreou) si prende la pesante responsabilità non solo di rimettere in causa il piano, (ma anche) di mettere in pericolo l'insieme della zona euro in un momento cruciale per l'insieme dei suoi Paesi».
Christos Protopapas, portavoce del gruppo parlamentare del Pasok, il partito socialista, ha spiegato che Papandreou aveva informato il presidente francese della sua intenzione di sottoporre all'approvazione del popolo greco l'accordo di Bruxelles. Secca la smentita di Sarkò: «(Papandreou) non ha mai evocato l'ipotesi di un tale referendum durante tutte le trattative».
Sarkozy ha spiegato che il piano adottato dall'Europa «è l'unica via possibile per risolvere il problema del debito greco». «Dare la parola al popolo è sempre legittimo», ha aggiunto Sarkozy, al termine di un vertice ministeriale all'Eliseo, «ma la solidarietà di tutti i Paesi della zona euro non potrà realizzarsi senza che ciascuno acconsenta agli sforzi necessari».
LE RASSICURAZIONI ALLA FARNESINA. Anche la Farnesina ha chiesto chiarimenti sullo scenario che si prospetta, sulla natura e sul significato dell'azione referendaria indetta. Franco Frattini ha avuto un cordiale colloquio telefonico con il Ministro degli esteri greco, Stavros Lambridinis, hanno fatto sapere proprio dalla Farnesina con una nota, ricevendo rassicurazioni che «il referendum programmato dal suo governo non è in alcun modo inteso a mettere in discussione il piano di azione concordato con Bruxelles, bensì ad acquisire il necessario sostegno popolare per la sua piena e concreta attuazione». Frattini ha poi informato del colloquio il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ed è previsto che «incontri in serata il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi».

Ue all'oscuro, Barroso e Van Rompuy chiamano Atene

Non ne sapeva nulla, invece, l'Unione Europea, secondo quanto riportato da Bloomberg che ha intervistato un funzionario della Commissione.
Il presidente della Commissione e quello della Ue, José Barroso e Herman Van Rompuy, hanno avuto una conversazione telefonica con il premier greco Papandreou, occasione in cui hanno appreso la sua intenzione di chiedere un referendum. «Prendiamo nota dell'intenzione della Grecia», hanno spiegato. «Il contributo dei privati (al programma Ue), assieme a un programma di riforme ambizioso, è strumentale per riportare il debito al 120% sul pil nel 2020. Una riduzione sostanziale che allevierà il peso sui conti greci e quindi sarà sostegno a crescita e occupazione».
«DEFAULT, IPOTESI CONCRETA». I due leader comunitari hanno dichiarato: «Per la Grecia accettare l'accordo Ue è la cosa migliore, e siamo fiduciosi che Atene rispetterà gli impegni presi a livello di Eurozona e con i partner internazionali».
È intervenuto sull'argomento anche il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker: «Non si può escludere un default della Grecia nel caso in cui i cittadini greci votassero in maniera negativa al referendum», ha spiegato. La consultazione popolare, secondo il presidente della Banca mondiale Robert Zoellick, sarebbe «una roulette russa».
PAPANDREOU VOLA AL G20. Il premier greco, nel frattempo, ha annunciato la propria presenza al summit del G20 a Cannes. A margine del vertice, dovrebbe prendere parte a una riunione con Merkel, Sarkozy, il nuovo presidente della Banca centrale europea (Bce), Mario Draghi, e il direttore del Fondo monetario internazionale (Fmi), Christine Lagarde. All'incontro dovrebbero presenziare anche Van Rompuy, Barroso e Juncker. L'obiettivo, ha spiegato l'Eliseo, è quello di «prendere tutte le misure necessarie per la messa in atto il più presto possibile dell'accordo concluso il 27 ottobre a Bruxelles».

Il Pasok boicotta il premier. Apostolati fuori dal partito

Sul fronte nazionale, sei parlamentari di Atene, tutti membri del Consiglio nazionale del Pasok ed ex stretti collaboratori dell'ex premier socialista Costas Simitis, hanno inviato una lettera a Papandreou, chiedendone le dimissioni.
Nel testo hanno spiegato che «il Paese ha urgentemente bisogno di un governo politicamente legittimo e di un piano per la rinascita nazionale».
In reazione alla proposta di referendum, la deputata del Pasok, Milena Apostolati, ex sottosegretario per lo Sviluppo agricolo, ha annunciato le proprie dimissioni dal partito.
Un colpo durissimo per la coalizione di governo in vista del voto di fiducia di venerdì 4 novembre.
CONVOCATO IL CONSIGLIO DEI MINISTRI. Papandreou, intanto, ha convocato per la sera di martedì 1 novembre alle 18.00 (le 17.00 in Italia) una riunione straordinaria del Consiglio dei ministri per discutere della situazione venutasi a creare.
Duro Antonis Samaras, leader del principale partito d'opposizione, di centro destra, Nea Dimocratia: «Papandreou si gioca il Paese ai dadi», ha commentato a caldo.
SAMARAS PREPARA IL RIBALTONE. Samaras ha chiesto di essere ricevuto dal presidente della Repubblica, Karolos Papoulias, al quale dovrebbe domandare di intervenire e indire elezioni anticipate. «Nea Dimocratia è decisa ad evitare a ogni costo gli esperimenti. In questo momento le elezioni anticipate costituiscono una necessità nazionale e ognuno deve assumersi le proprie responsabilità», ha detto il leader conservatore prima dell'incontro.
Nelle intenzioni di Samaras ci sarebbe la richiesta di dimissioni a tutti i deputati del suo partito per ottenere lo scioglimento del parlamento e il ricorso alle elezioni anticipate.

Il 60% dei greci è contrario all'accordo Ue

In seguito all'accordo di Bruxelles sull'haircut del debito ellenico, un sondaggio condotto dalla società Kappa Research per il settimanale To Vima ha rivelato che la maggioranza dei greci (quasi il 60%) disapprova l'intesa raggiunta in quanto limitante nei confronti della sovranità nazionale dello Stato.
La ricerca, effettuata a livello nazionale su un campione di 1.009 persone di oltre 18 anni di età, ha mostrato come il 58,9% dei greci giudichi negativamente il risultato di Bruxelles, contro il solo 35,7% che lo giudica positivamente.
Per quanto riguarda il problema della moneta unica, il 72,5% degli intervistati vorrebbe che la Grecia restasse nell'euro, contro il 19,5% che sostengono il ritorno alla dracma.
MAGGIORANZA PER IL REFERENDUM. Il 54,2% dei greci preferirebbe che l'accordo di Bruxelles fosse approvato con un referendum e non dal Parlamento, mentre il 40% che lascerebbe l'esito al voto dell'Assemblea.
In caso di referendum, il 45,5% degli intervistati ha detto che voterebbe contro, mentre il 35,2% si esprimerebbe a favore. Il 55,2% dei greci, infine, accetterebbe un governo di larga maggioranza per affrontare la crisi, contro il 37,5% che sarebbe favorevole a elezioni anticipate.

1 Novembre Nov 2011 0558 01 novembre 2011
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