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IL CASO
4 Novembre Nov 2011 1100 04 novembre 2011

Irisbus, protesta sul web

Gli operai accusano i sindacati di essersi arresi all'azienda.

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Davanti ai cancelli sbarrati della Irisbus non ci sono più i presidi. D'altro canto non avrebbe senso restare al capezzale di uno stabilimento che dal 2 novembre ha ufficialmente chiuso la produzione dei pullman per il trasporto pubblico in Italia.
In queste ore il nuove fronte di battaglia si sta trasferendo sul web.
È Facebook a ospitare gli sfoghi dei lavoratori che contestano l'esito della trattativa tra Fiat, Confindustria e i sindacati avellinesi. Proteste vibranti contro l'accordo che istituisce la cassaintegrazione straordinaria per 24 mesi ai 700 lavoratori dell'azienda irpina, in cambio del ritiro da parte di Fiat dei nove licenziamenti nei confronti degli operai che avevano impedito l'uscita dai cancelli degli ultimi bus in consegna.
Tutto questo nell'attesa che qualche (verosimile) acquirente rilevi dal Lingotto la proprietà di Irisbus. «Siamo tutti provati, ma non ci arrenderemo, tramortiti, ma non uccisi», si legge sulle bacheche dei due gruppi Sostegno per i posti di lavoro Irisbus e L' Irisbus non si tocca , che in poche settimane hanno raggiunto oltre 600 iscritti ciascuno. Operai, ma anche commercianti, giornalisti, pubblici impiegati, giovani disoccupati hanno consegnato attraverso internet la propria solidarietà ai lavoratori.
LAVORATORI CONTRO I SINDACATI. Tutti indignati contro l'operato dei sindacati. «È stata mostruosa e triste l'accelerazione di Fiat e dei suoi amici sindacati per chiudere la vertenza», scrive Domenico, «ma noi siamo intenzionati a continuare la battaglia intrapresa il 7 luglio».
Nel mirino degli operai Irisbus sono finite sopratutto le organizzazioni sindacali, accusate di aver sottoscritto nella giornata dei Defunti un accordo che ha il sapore acre della resa incondizionata alla Fiat. C'è chi sostiene che Fiom, Fim Cism, Uilm e Fismic abbiano ceduto malamente al «ricatto» degli emissari del Lingotto, chi ancora si definisce «incazzato», ma non intenzionato a «mollare». Le parole di Antonio sono emblematiche: «Il sindacato non c'è mai stato, e quando sono arrivate le nove lettere di provvedimenti disciplinari, non si è visto un solo sindacalista nazionale. Come si dovevano sentire questi miei colleghi, abbandonatissimi da tutti?».

La lettera aperta e la scelta delle Rsu

Ancora più esplicita è la «lettera aperta» inoltrata ai mezzi di informazione locali a firma degli operai della Irisbus. I segretari provinciali di Fiom, Fim Cisl, Uilm e Fismic, si legge, «si sono precipitati frettolosamente a Confindustria senza che i lavoratori glielo avessero chiesto, forse hanno risposto semplicemente alla chiamata del loro padrone, che gli aveva fatto un’offerta che non si poteva rifiutare». E le Rsu aziendali hanno partecipato al tavolo e firmato l'accordo «con il sangue agli occhi» solo perché il Consiglio di Fabbrica (riunito senza la presenza dei sindacati) aveva deciso di «salvaguardare i nove colleghi che rischiavano il licenziamento». «Ma per il resto sarebbe tutto da buttare via», fa eco un'altra operaia sempre sulle pagine Facebook.
FIAT INCONTRA I CINESI DI AMSIA MOTORS. Qualcuno prova a farsi coraggio e rilanciare la vertenza. La signora Francesca, moglie di uno dei lavoratori, è struggente: «Ho visto tanta tristezza nei vostri occhi, negli occhi di mio marito, ma dovete esser fieri di quello che avete fatto e dobbiamo sforzarci di guardare avanti».
L'ultima speranza ancora rimasta agli operai è volgere lo sguardo su ipotetiche soluzioni. La prima, che si sta manifestando ancora in modo poco chiaro, riguarda Amsia Motors, colosso cinese che produce Suv, auto elettriche e citybus, che sarebbe in trattativa con il Lingotto. Nella mattinata del 4 novembre, l'amministratore delegato di Iveco Alfredo Altavilla ha detto che sarebbe in programma un primo briefing con gli emissari di Amsia «in modo da recepire informazioni sulla loro società».
PER IRISBUS IN CAMPO IMPRENDITORI LOCALI. Sempre il 4 novembre, sulle colonne del quotidiano Il Mattino, il presidente di Confindustria Avellino, Sabino Basso ha paventato l'interesse di un gruppo di imprenditori irpini per valutare un eventuale piano industriale volto ad «un'acquisizione parziale» di Irisbus. Non c'è invece alcuna chance di riaprire la trattativa con il gruppo automobilistico dell'imprenditore molisano Massimo Di Risio, che ha ormai dirottato i suoi investimenti su Termini Imerese dopo aver tentato, invano, di far breccia in Valle Ufita. «Sarebbe stato preferibile cedere la Irisbus alla Dr Motor, almeno avremmo garantito 300 posti di lavoro e prolungato gli anni di cassa integrazione», rilancia l'Ugl, unico sindacato insieme alla Cisnal a non aver siglato il patto del 2 novembre.

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