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CONSUMI
18 Novembre Nov 2011 0901 18 novembre 2011

Ingannevole Nutella

L'accusa: sull'etichetta tedesca più vitamine che grassi.

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da Berlino

Pochi prodotti come la Nutella hanno raccolto negli anni attorno a sé generazioni di fan, incapaci di concepire la propria esistenza senza la dolce crema di cioccolato. A loro, la sentenza emessa il 17 novembre da un tribunale di Francoforte non farà né caldo né freddo e, probabilmente, non cambierà le abitudini alimentari. Per la casa produttrice Ferrero, invece, le conseguenze potrebbero essere piuttosto spiacevoli.
Siamo solo alla seconda istanza e dunque il dispositivo di multa non è ancora in vigore. Ma l'azienda italiana rischia non solo di dover cambiare l'etichetta che contiene i valori nutritivi del prodotto, ma anche di pagare una multa di 250 mila euro per ogni singolo caso di violazione.
ETICHETTA POCO CHIARA. Motivo: l'etichetta imbroglia. «Le indicazioni su vitamine e valori nutrizionali sono ingannevoli», ha riportato la Welt, «e quindi la corte d'appello di Francoforte ha proibito alla casa produttrice di continuare a diffondere il prezioso vasetto con l'etichetta finora utilizzata. I giudici hanno così dato corso a un'istanza presentata dalla potente associazione federale dei consumatori tedeschi, il Bundesverband der Verbraucherzentralen (Vzbv)».
Non è la prima volta che la Nutella finisce nel mirino di qualche azione giudiziaria. Anni fa, per esempio, la Ferrero finì in tribunale negli Stati Uniti per una denuncia più generica presentata da una madre americana che accusava l'azienda di pubblicità ingannevole e concorrenza sleale. E la Ferrero ha sempre respinto questo tipo di attacchi, paventando tentativi più o meno occulti di metterne in cattiva luce il successo e di mirare a ridurne le quote di mercato raggiunte.

L'associazione dei consumatori: sembra che contenga più vitamine che grassi

Questa volta, però, come ha rivelato il quotidiano conservatore riportando i documenti del Vzbv, le contestazioni sono state più circostanziate, persino pignole: «Le percentuali del fabbisogno giornaliero di grassi e carboidrati sono riferite a 15 grammi, mentre quelle di minerali e vitamine, stampate in altro colore sulla stessa etichetta, sono riferite a 100 grammi. Per raggiungere la quota di vitamine indicata nell'etichetta, l'acquirente dovrebbe consumare un quarto del contenuto del barattolo di Nutella e non 15 grammi. Le basse indicazioni dei carboidrati (3%) e dei grassi (7%) contraddicono i numeri percentuali di vitamine e minerali».
INFORMAZIONI INGANNEVOLI. Per uscire dal minuzioso e un po' pedante labirinto dei dati enumerati, la Welt ha poi sintetizzato il motivo dell'accusa: «L'ingannevole conclusione in cui incorre il consumatore è che la Nutella contenga meno grassi e carboidrati e più vitamine». D'altronde, ha confermato Susanne Einsiedler, esperta legale dell'associazione, «il consumatore guarda prima di tutto i dati percentuali».
Il tribunale francofortese ha condiviso proprio questo parere: in una situazione tipica di acquisto, come quella che si svolge di fronte allo scaffale dei dolciumi, il cliente ha poco tempo a disposizione per considerare la differenza fra le quantità di base ed è dunque indotto in confusione. «Un alimento che in maniera presunta contiene poche sostanze nutritive come zuccheri e grassi ed è invece ricco di vitamine e minerali, viene considerato come particolarmente pregevole».

Da Nestlé a Unilever, multinazionali sotto accusa

La Ferrero Deutschland ha comunque già annunciato di voler ricorrere alla terza istanza, quella della Corte di cassazione federale, per la revisione della sentenza. «L'azienda si è detta certa che le indicazioni riportate sull'etichetta siano trasparenti e comprensibili e che rispettino chiaramente le prescrizioni di legge», ha riportato la Welt, «ma ha anche promesso che le cambierà volontariamente dal prossimo anno riferendo i valori nutrizionali alle porzioni».
Il quotidiano ha poi ricordato che, negli ultimi tempi, sempre più frequentemente le grandi multinazionali alimentari sono entrate nel mirino delle associazioni di consumatori: «Aziende come Nestlé, Unilever o Dr. Oekter, sono state spesso accusate di mancanza di chiarezza nella etichettatura dei propri prodotti». In Germania, i consumatori hanno potenti organizzazioni di difesa, una rivista che passa per essere una Bibbia del settore come Stiftung Warentest, rivista venduta in centinaia di migliaia di copie che classifica prodotti di vari settori, un portale online seguitissimo (lebensmittelklerheit.de), finanziato dal ministero per la Tutela dei consumatori, che esplicitamente richiede la collaborazione dei clienti.

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