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Uk, austerity senza ritorno

Osborne prevede tagli fino al 2016.

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Da sinistra, il premier britannico David Cameron e il ministro del Tesoro George Osborne.

Altro che drizzling. Quella piovuta sui britannici martedì 29 è stata una doccia fredda, capace di far rimpiangere l’umida pioggerellina di autunni passati: altri quattro anni di austerity aspettano i sudditi di Sua Maestà, inclusi gli sconsolati elettori del primo ministro David Cameron.
Così ha sentenziato il cancelliere dello scacchiere, il superministro delle Finanze George Osborne, mettendo in fila di fronte al camera dei Comuni l’ultimo, amaro, bollettino economico.
AUSTERITY SENZA RITORNO. La crescita va peggio del previsto, l’inflazione sale, l’Europa traballa e la ricetta non può essere che una sola: stringere ulteriormente la cinghia. A partire dai lavoratori del pubblico impiego. Quegli stessi che si sono riversati in strada il 30 novembre per lo sciopero più imponente dell’ultimo trentennio. Contestano un progetto di riforma delle pensioni che li vuole fare lavorare di più ricevendo di meno: anche in Inghilterra ci si sposta infatti verso il modello contributivo, abbandonando le ricche pensioni calcolate sull’ultima retribuzione.

Inflazione al 5,2%, crescita bassa e rapporto deficit-Pil pari al 10%

Giovani protestano davanti alla cattedrale di St. Paul.

Se la revisione del sistema pensionistico aveva già acerbato gli animi provati da tagli orizzontali, l’ultima uscita di Osborne è suonata quasi derisoria. Finora la mannaia si è abbattuta sulla spesa con un piano di risparmi da 81 miliardi di sterline nel periodo compreso tra il 2010 e il 2014 (di cui 7 solo nel welfare), accompagnato da 500 mila licenziamenti nel settore pubblico e l’Iva maggiorata di 2,5% (dal 17,5 al 20%).
Adesso, però, il peggioramento delle condizioni complessive impone un’estensione dell’austerity: almeno fino al 2016, due anni in più di quelli inizialmente previsti.
PIL SOTTO L’1%. Le previsioni di crescita del Regno Unito, infatti, sono al ribasso. Il dipartimento di Budget responsability, appositamente creato per fare fronte alla crisi, ha previsto che il Prodotto interno lordo (Pil) aumenterà dello 0,9% nel 2011 e dello 0,7 nel 2012, in calo rispettivamente dello 0,8 e dell’1,5% rispetto alle stime di inizio anno.
Non solo: entro il 2015 il Paese avrà bisogno di finanziarsi sui mercati per 79 miliardi di sterline, 33 in più di quanto preventivato. Il deficit ha toccato il 10% del Pil, con grande preoccupazione di Osborne, che vuole riportarlo a zero entro il 2016. E anche l’inflazione galoppa, segnando un aumento del 5,2% rispetto al settembre 2010.
Insomma, l’economia non cresce mentre aumentano i costi. Per tornare in pareggio non resta che tagliare la spesa.

Il governo non cambia la linea e la gente è pronta alla protesta

È la consapevolezza dei tempi duri imminenti ad avere tenuto lontane dal lavoro quasi due milioni di persone il 30 novembre. Dopo aver visto ridurre la loro capacità di spesa annua di 923 sterline solo nel 2011, gli inglesi non vogliono trovarsi ora anche con pensioni troppo leggere.
E sono disposti a lottare con qualsiasi mezzo, riaccendendo una stagione di protesta che non si vedeva per le strade grigio-fumo dell’Isola dai tempi della Lady di ferro Margaret Thatcher.
TORY INFLESSIBILI. La battaglia si preannuncia campale: le richieste dei sindacati di riaprire il dialogo non hanno ottenuto grande eco. «La gente in questo Paese capisce i problemi che esistono», ha detto Osborne ai pari riuniti ad ascoltarlo. «Quello che abbiamo da offrire è un piano per ridurre il debito e mantenere i tassi di interesse bassi: un governo duro per tempi duri».
Insomma, il braccio di ferro è destinato a durare a lungo. A Cameron tocca tenere il timone saldo e recitare la parte dell’intransigente, anche se i consensi per la coalizione di governo sono in caduta libera: solo il 36% dei cittadini è contento dell’operato dell’esecutivo. È un record. Ma, d’altra parte, è un guinnes anche il numero dei disoccupati: 2, 5 milioni di persone, l’8,1% di britannici.

30 Novembre Nov 2011 1445 30 novembre 2011
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