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Vertice Ue: vigilia nera, la Germania pessimista

Salva Stati, unione fiscale, Trattati e Bce: il menù sul tavolo dei leader.

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José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea.

È tutta in salita la strada che il vertice europeo dell'8 e del 9 dicembre è chiamato a percorrere per mettere la moneta unica al riparo da un naufragio che rischia di travolgere non solo il progetto d'integrazione europea, ma anche l'economia internazionale. I segnali giunti dalle capitali e dai mercati alla vigilia dell'appuntamento più importante nella storia dell'Ue sui due grandi capitoli al centro del summit - la riforma dei Trattati e il 'muro' finanziario da erigere a difesa dell'euro - sono stati tutt'altro che rassicuranti. L'ultimo in ordine di tempo è stato il comunicato con cui Standard & Poor's ha annunciato di aver messo sotto osservazione proprio l'istituzione Unione europea, le grandi banche, da Commerzbank a Unicredit, e 30 tra i principali enti locali del Vecchio continente.
PER BERLINO L'INTESA SI ALLONTANA. Berlino, hanno fatto sapere fonti del governo, è «più pessimista» sulla possibilità di raggiungere un accordo complessivo nel corso del vertice, nonostante l'intesa annunciata lunedì 5 dalla coppia Merkel-Sarkozy. Perché, hanno aggiunto le stesse fonti, «un certo numero di Paesi non ha ancora capito la gravità della situazione».
E sempre dalla Germania sono arrivate indiscrezioni su un 'no' tedesco all'ipotesi di rafforzare gli strumenti a difesa dell'euro facendo coesistere il fondo salva-Stati (dotato di una potenza di fuoco di 440 miliardi) con l'Esm (il fondo monetario europeo che dovrebbe nascere con un anno d'anticipo nel 2012 con una dotazione di 500 miliardi).
IL PRESSING AMERICANO CONTINUA. Non a caso nella serata del 7 dicembre il presidente americano, Barack Obama, ha chiamato proprio la cancelliera tedesca, Angela Merkel, fortemente preoccupato dalle conseguenze di un eventuale fallimento del vertice europeo. Il pressing degli Usa è forte, tanto che il presidente è voluto intervenire direttamente, nonostante il segretario al Tesoro americano Timothy Geithner sia dal 5 dicembre nel Vecchio Continente, per spronare i suoi leader a fare tutto il necessario e l'8 dicembre è previsto proprio l'incontro con il premier italiano Mario Monti.
Ma a indicare che i problemi aperti sono ancora tanti e complessi è stato anche Sarkozy, uscito comunque perdente dal compromesso. «Il rischio di esplosione dell'Ue rimarrà concreto fino a quando l'accordo di lunedì scorso tra Francia e Germania per un nuovo trattato Ue non diventerà effettivo».


L'Italia contro la revisione dei Trattati

Mario Monti, presidente del Consiglio.

«È necessario prendere decisioni forti per costruire un nuovo patto di bilancio che sia credibile per i cittadini e i mercati», ha sottolineato dal canto suo, a poche ore dall'avvio del summit, il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso. Che insieme a Tajani e agli altri colleghi dell'esecutivo comunitario sostiene che per rafforzare la disciplina di bilancio e procedere verso una vera e propria unione economica molto si può fare, anche con gli attuali Trattati e in tempi assai rapidi. Lasciando solo alcune cose alla procedura di revisione, più lunga, complessa e rischiosa, che comunque la Commissione appoggerebbe per dare un segnale di «pieno sostegno» alla moneta unica «senza minare le istituzioni europee, migliore garanzia per la coerenza del rapporto tra la zona euro e l'Ue a 27».
IL RISCIO CHE LA GRAN BRRETAGNA PUNTI I PIEDI. Perché il rischio - che l'Italia rappresentata da Mario Monti sta cercando di contribuire a disinnescare - è che la Gran Bretagna di David Cameron, nonostante le aperture, punti i piedi e blocchi, facendo mancare l'unanimità, l'adozione della decisione necessaria per procedere a quegli interventi normativi e sui Trattati che Parigi, ma soprattutto Berlino, giudicano irrinunciabili. Una posizione che potrebbe portare al fallimento del vertice oppure alla nascita di un'Europa a due o più velocità. Nel tentativo di sciogliere almeno alcuni dei nodi sul tappeto, prima dell'avvio del vertice - previsto per le 19.30 - è prevista un serie di decisivi incontri ristretti. Di seguito, il menu dei leader dell'8 e del 9 dicembre.

Il menù del vertice Ue

FONDO SALVA-STATI. È da sempre l'unica arma in grado di impressionare i mercati, e guadagna terreno l'idea di trasformarlo in un vero Fondo monetario europeo. L'Efsf, meccanismo transitorio che doveva passare il testimone all'Esm nel 2013, è stato ampliato dopo numerosi summit ed Eurogruppi, ma con un sistema macchinoso (garanzie degli Stati più veicolo per attirare investimenti esterni) che lo ha reso poco attraente e poco rassicurante. Van Rompuy propone quindi di anticipare l'Esm al 2012, di dargli lo statuto di banca in modo da poter chiedere prestiti alla Bce e di renderlo più cospicuo in partenza, sommando ai suoi 500 miliardi la parte che resterà dell'Efsf. Ma la Germania non ci sta, probabilmente per non riaprire il problema legato all'aumento dei fondi che la vedrebbe inevitabilmente in prima fila tra i 'finanziatori'.
UNIONE DI BILANCIO. È l'obiettivo di tutta l'Eurozona, per dare un segnale di unità e serietà. Ed è quello che chiede il presidente della Bce Mario Draghi, parlando di fiscal compact. Van Rompuy, Merkel e Sarkozy propongono sanzioni automatiche per chi sfora i vincoli di budget, e più poteri a Commissione e Eurogruppo che così potranno 'imporre' misure straordinarie di risanamento per i Paesi che sono usciti dal binario del Patto di stabilità. Merkel e Sarkozy vorrebbero inserire queste regole più rigide in un nuovo Patto, firmato a 17 o più, invece Van Rompuy propone una modifica del Trattato a 27. Che sarebbe un percorso irto di ostacoli.
REVISIONE TRATTATO. Per creare l'unione di bilancio, si devono modificare le regole del gioco: Van Rompuy ha previsto una procedura 'leggera', quindi più rapida che evita il problema delle ratifiche nazionali. Utilizzando il protocollo 14 dell'articolo 126 del Trattato, si può intervenire in tutti quei campi che non prevedono 'trasferimenti di poteri'. Ma consente quindi modifiche limitate. Per tutto il resto, si dovrebbe aprire la procedura standard che prevede tempi lunghissimi, con la convocazione di una Convenzione e di una conferenza intergovernativa, oltre alle 27 ratifiche.
INCOGNITA BCE ED FMI. L'Eurozona in difficoltà guarda sempre al Fmi, tanto che l'8 dicembre nche la sua guida, Christine Lagarde, è attesa al vertice. Sul tavolo anche la discussione su come coinvolgere il Fondo, che potrebbe fare da ponte tra Bce e Eurozona per aggirare il divieto della Banca centrale di prestare direttamente agli Stati. Anche la Bce dovrebbe giocare un ruolo, ma non si sa quale. L'ipotesi è che se l'Eurozona desse davvero vita ad un'unione di bilancio, la Bce avrebbe mano più libera per intervenire su titoli di Stato e non solo.

8 Dicembre Dic 2011 0112 08 dicembre 2011
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