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Banche estere rifiutano Btp, le italiane reggono

Deutsche Bank a 834 milioni rispetto ai 5,3 miliardi del 2010.

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Le banche estere scappano dai Btp, quelle italiane mantengono le posizioni, in qualche caso le incrementano, ma fra i grandi istituti c'è ovunque una corsa a comprare prodotti derivati per coprirsi dalle eventuali perdite sui titoli di Stato: l'Italia figura di gran lunga in testa alle classifiche dei Paesi verso cui le banche d'investimento proteggono dal rischio con i 'credit-default swap'.
Èil quadro che emerge dall'ultima tornata degli stress test condotti dalla European banking authority. Che oltre a chiedere agli istituti italiani ben 15,4 miliardi di euro di ricapitalizzazioni (ci superano soltanto i 30 miliardi di buco della Grecia e i 26,2 della Spagna) racconta come le banche europee abbiano scaricato complessivamente 65 miliardi di titoli di Stato in nove mesi, in gran parte a scapito di Grecia, Irlanda, Italia, Spagna e Portogallo.
LE ITALIANE ACCETTANO IL DEPREZZAMENTO. Dati alla mano, le carte fotografano il dilemma delle banche: chiudere le proprie posizioni, accettando pesanti perdite, oppure aspettare e accettare il forte deprezzamento dei titoli che però, con la contabilità mark-to-market, si traduce nei massicci aumenti di capitale inflitti dall'authority guidata dall'italiano Andrea Enria?
Le banche italiane hanno fatto la prima delle due scelte. Ma al costo di dover chiedere soldi agli azionisti in una congiuntura difficile.
SANPAOLO RIVEDE I SUOI BTP. Intesa Sanpaolo, la banca di sistema protagonista di operazioni infrastrutturali complesse come la ristrutturazione del debito di Alitalia, ha visto ridursi di non molto in valore la sua posizione netta diretta verso il debito sovrano italiano, a 54,3 miliardi di euro (dati al 30 settembre) dai 57,6 di un anno fa. Ma ha più che raddoppiato la protezione dal rischio dei Btp, portando nei mesi tumultuosi del contagio l'esposizione netta ai derivati a 1,037 miliardi dai 458 milioni precedenti.
UNICREDIT SI PROTEGGE COI DERIVATI. Unicredit ha invece aumentato (al netto, peraltro, del deprezzamento dei Btp) le posizioni in titoli di Stato italiani (a 48,6 miliardi dai 47,4 di un anno fa), ma si è protetta con 1,065 miliardi netti di derivati contro i 661 milioni un anno fa.
In calo il valore dei titoli in mano a Montepaschi (28,9 miliardi dai 32 di un anno fa), Banco popolare (da 11,8 a 10,8 miliardi) e Ubi (da 10,1 a 8,1 miliardi).
E sul fronte estero? Deutsche Bank, il cui valore netto degli investimenti in Btp era risalito a 5,3 miliardi a dicembre scorso, a settembre viaggiava ad appena 834 miliardi netti, a fronte di una copertura massiccia in derivati a 2,4 miliardi (da 1,8 miliardi di un anno fa)
La banca guidata da Josef Ackermann, assieme a Societé generale, è regina nella creazione dei derivati: al 30 settembre aveva un valore dei contratti a protezione dal rischio Italia ceduti a terzi per oltre 18 miliardi.
L'EUROPA GUARDA ALLA SPAGNA. Prossima della lista è la Spagna con solo 7,6 miliardi, poco più di un terzo. SocGen ha valore nozionale di 'cds' e altri contratti per ben 13,4 miliardi sull'Italia e 2,9 sulla SPagna, i due Paesi in cima ai desideri di chi vuole assicurarsi (o scommettere). Bnp Paribas, fra banche estere più attive nel Belpaese, ha ora una esposizione netta di 19,9 miliardi sulla 'carta' italiana (da 24,1 miliardi) con un'assicurazione contro perdite a ben 2,960 miliardi contri gli 1,130 di un anno fa. Barclays, in controtendenza, è salita a 3,8 da 2,9 miliardi. Commerzbank é invece scesa a 7,9 da 10,1 miliardi; Credit Agricole a 6,4 da 10,1 miliardi.

10 Dicembre Dic 2011 2025 10 dicembre 2011
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