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Posto fisso? Monotono. Parola di senatore a vita

Oltre a essere infelice, l'uscita di Monti cozza con l'allungamento dell'età pensionabile e la gerontocrazia italiana.

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Il premier Mario Monti ospite a Matrix su Canale 5 il primo febbraio 2012.

Chissà perché, ma le parole di Mario Monti sulla monotonia del posto fisso mi ricordano l'uscita del compianto Tommaso Padoa Schioppa sul fatto che pagare le tasse è bellissimo. Sulla carta, magari si può anche essere d'accordo. O al massimo, come nel secondo caso, eccepire sull'uso del superlativo.
Sta di fatto che ci pensa la realtà a ridimensionare l'enfasi di siffatti enunciati.
LAVORARE MANCA. Per apprezzare la monotonia del posto fisso, ammesso che lavorare per lo stesso padrone sia monotono, ma non sempre è così, quel posto bisognerebbe avercelo. Almeno una volta nella vita, in modo da poterne discutere a ragione veduta.
Detta così, come ha fatto il premier durante un'intervista a Canale 5, suona quasi come uno sfottò per quei giovani che della precarietà hanno fatto una necessità e non una scelta.
PROGETTUALITÀ A OSTACOLI. L'idea del posto fisso ha una naturale valenza rassicurante, specie per chi cerca di dare alla sua vita un minimo di progettualità. Invece sta passando la tesi che esso è comunque una ingiusta tutela a lavoratori fannulloni, una copertura a una condizione di generale fancazzismo. Il fatto che in moltissimi casi lo sia non incide sulle aspettative di chi chiede continuità al posto di lavoro.
LE GIOIE DELLA PRECARIETÀ. È poi curioso che, mentre il pensiero dominante esalta le gioie della precarietà, chi vuole comprarsi casa e cerca di ottenere un mutuo si sente chiedere come garanzia dalla propria banca il collaterale del posto fisso.
Per questo, pur apprezzandone il merito, l'uscita di Monti mi pare infelice.
IL PARADOSSO DEL GOVERNO. Ma non è soltanto il fattore estetico che disturba. Il premier smonta la mitologia del posto fisso nel momento in cui, prolungando l'età pensionabile, costringe i lavoratori a tenerselo.
Siccome non siamo un'economia come quella americana, dove il turnover sul mercato del lavoro è altissimo, la mobilità rischia anche qui di essere una costrizione e non il frutto di una libera decisione.
IL NODO DELL'ARTICOLO 18. Per inciso, vista la stringente attualità della riforma del Lavoro, è chiaro che si affronterebbe volentieri l'abolizione dell'articolo 18 se ci fossero da un lato robusti ammortizzatori, e dall'altro una dinamica occupazionale regolata dalle leggi della domanda e dell'offerta. E non, come purtroppo avviene da noi, da un meccanismo di cooptazione o raccomandazione.
Siamo poi, last but not least, una società gerontocratica, molto più di quanto lo siano le altre nazioni europee.
INCOLLATI ALLA POLTRONA. Da noi c'è gente che il posto non lo molla mai, nemmeno compiuta l'età della pensione. E, in ogni caso, quando lo fa è perché ha avuto la garanzia che ad aspettarla, sempre a tempo indeterminato, c'è un'altra poltrona.
E se poi proprio vogliamo dirla tutta, è curioso che a denunciare la monotonia del posto fisso sia proprio il professor Monti, ovvero uno che è appena stato nominato (che monotonia!) senatore a vita.

2 Febbraio Feb 2012 1217 02 febbraio 2012
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